FELICE FLORIS ALLA BOCCONI

di Gabriele Ainis

 

Ieri sera ho visto “Otto e mezzo” su La7. Non che sia un fan sfegatato di Lilli Gruber (anzi mi piace poco) però, nello squallore generale, i programmi di informazione ed approfondimento della piccola emittente di Confindustria finiscono per brillare di luce propria come una supernova: rispetto a elementi come Minzolini, stanno davvero in un altro universo.

C’era Mario Monti, un signore molto compreso nella propria (supposta) bravura esperto, l’icona italiana dell’economista visto come scienziato, indipendente dai partiti e dalla politichetta di piccolo cabotaggio. Tanto per inquadrare l’individuo, ha enunciato la legge universale che una delle buone cosa fatte da Berlusconi è stata l’impedire che “quelli di Occhetto” prendessero il potere! Insomma un genio enciclopedico che vale la pena ascoltare, perché non dice assolutamente nulla se non una sequela di banalità, però usa la maschera del tecnocrate, quello che predice il futuro, risveglia Lazzaro e guarisce dalla lebbra. Che faccia parte della cerchia di coloro che hanno appena spedito il mondo nell’ennesima crisi economica, che è fatto strutturale del capitalismo, non pare sfiorarlo. Quelli come lui non si accorgono neppure che il mondo esiste perché non camminano, levitano ad un metro dal terreno come i bonzi, tanto sanno è il mondo è fatto di gonzi e la rima qualcosa deve pur contare.

Però interessante: ha snocciolato dati macroeconomici che ciascuno di noi può trovare in rete in cinque minuti, poi ha enunciato altre leggi universali (strano che non gli abbiano domandato se l’LHC scoprirà o meno il bosone di Higgs o il neurino di Sale) come ad esempio la necessità di eliminazione delle corporazioni.

Visto che è il presidente della Bocconi, da lui non ci si poteva aspettare di meno: chi di noi si è accorto, ad esempio, del potere delle professioni in Italia? Nessuno si è mai rotto le corna con avvocati, commercialisti, medici, farmacisti, notai… devo continuare? Certo che se non ci fosse Monti a dircelo, noi non ce ne accorgeremmo.

Ecco un tipo così, piacevole da ascoltare come Daniele Luttazzi, che surclassa di parecchie lunghezze quanto a surreale e mefitica comicità.

Non per nulla, alzatomi dalla poltrona per dedicarmi ad attività più piacevoli che l’ascolto di un Monti Laqualunque (ma c’era anche Paolo Mieli, un altro di quelli che amano salire in cattedra per mostrare la propria bravura) credevo che per un po’ non avrei ascoltato nulla di meglio, insomma avrei dovuto farmelo bastare.

E invece, questa mattina, ecco un altro eccelso economista che di certo scalzerà Monti dalla poltrona della presidenza della Bocconi: Felice Floris!

Sì, Cappellacci ha calato le braghe (c’era da dubitarne?) e Felicetto ha incassato i contributi che si attendeva. Cos’ha dichiarato allora il Conducator dell’MPS?

Copio da L’Unione Sarda:

“Questa notte per la prima volta nella storia della contrattazione si parte da un presupposto: che il costo della materia prima va a definire il prezzo finale del prodotto. Fino a oggi è stato diverso: il prezzo del formaggio determinava il prezzo del latte. Questa inversione di rotta permetterà un riscatto storico”

Vi piace? Ma chi è Alberto Quadrio Curzio in confronto, un cassiere della cassa di risparmio di Forlimpopoli?

Cosa ci dice il buon Professor Floris (non possiamo che chiamarlo così, altro che storie!)? Che se il formaggio non si vende, perché il prezzo del latte è troppo alto e induce un aumento del prezzo del prodotto finito, allora ci deve essere lo stato che paga la differenza, cioè noi! Semplice e lineare, sebbene non ci spieghi per quale motivo ciò debba accadere.

Leggendo le dichiarazioni, il senso è proprio questo: se io spendo cento per produrre il latte, allora bisogna fare una legge che dice che non si può vendere a meno! Chiaro il concetto? E se poi il formaggio non si vende perché costa troppo e la gente preferisce il parmigiano? Allora di abbassano i prezzi e la differenza la paghiamo noi!

Io non saprei chi possa essere così furbo da votare per un presidente della regione come questo, ma ho il sospetto che anche il Sommo Antipatico non si sarebbe comportato diversamente.

Immagino che Monti non sarebbe d’accordo, al massimo gli direbbe che in questo caso il produttore deve chiudere e rassegnarsi al fatto che qualcuno lo produce a meno, quindi cambi mestiere, oppure si inventi qualcos’altro, ma Monti è il presidente della Bocconi, mica il capoccia di una banda di casinisti che ha spaventato uno dei governi regionali più imbelli della storia della Sardegna e, in un certo senso, anche il governo nazionale, una banda di presunti potentissimi maschioni che si fanno prendere con le mani nella marmellata marocchina: marca Ruby, basta la parola! Speriamo che almeno fosse buona, che ne valesse la pena insomma.

Nel frattempo non dimentichiamoci che i soldi dati ai pastori li hanno presi da qualche parte e, in momenti di magra come questi, ne sentiremo la mancanza. Quindi, quando ci capiterà di protestare per un ticket, perché nostro figlio non ha la carta igienica a scuola, perché dobbiamo aspettare un mese per una risonanza magnetica nucleare, pensiamo che i soldi sono finiti in formaggio da distribuire agli indigenti, così che pastori e produttori di pecorino siano contenti e possano continuare a prendere per il collo noi tutti. C’è chi vive di spazzatura, noi di formaggio, perché gestire l’emergenza è un’attività che paga, dunque Floris l’ha capito ed è un pastoromista valido e capace, assai meglio di un Monti: per lui propongo una cattedra alla Bocconi oppure, in alternativa, la poltrona di presidente.

Alla politica isolana (tutta) un premio speciale della giuria, perché è riuscita ancora una volta, a farci tornare indietro. Nessuna programmazione per il comparto, nessuna prospettiva futura, nessuna traccia di sviluppo. In compenso adesso sappiamo che se facciamo casino a sufficienza, i soldi arrivano, si tratta solamente di non fermarsi. Produrre in perdita, produrre merce inutile, fa regredire la società dell’isola non importa: importa fare la voce grossa.

Capita la lezione, sapremo tutti cosa fare quando avremo bisogno di soldi pubblici, tanto porti ed aeroporti non scappano mica, no?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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