KON TIKI E CON COSA? A CIASCUNO IL SUO: A NOI IL TAROCCO SHARDANICO III

di Desi Satta

 

Parecchi vanno per mare. Chi per caso, chi per necessità. Chi si diverte, e non vorrebbe che finisse così in fretta, chi per lavoro e non vede l’ora di raggiungere un porto, una donna che aspetta, si fa per dire, un pavimento che non ondeggi sotto i piedi. Ci sono i pirati, i turisti, i mozzi, i capitani, le escort, i preti, i chierichetti, gli imbecilli

Ci sono anche quelli che vogliono dimostrare qualcosa.

Uno rema da Lisbona a New York perché vuole dimostrare a sé stesso di potercela fare (e perché ci vive facendosi pagare dagli sponsor) un altro va per mare per mesi e mesi sopra una zattera di balsa per aggiungere una prova fattuale ad una sua teoria sul movimento di popolazioni e magari anche per diventare famoso, che non guasta mai.

Thor Heyerdal, ad esempio, nessuno l’avrebbe mai sentito nominare se non si fosse inventato il Kon Tiki, ed è diventato famoso anche se alla fin fine le sue teorie sono state pian piano abbandonate, scalzate dal posizioni di rilievo da nuove e moderne acquisizioni.

Però, sebbene anche ai tempi di Heyerdhal in parecchi avessero storto il naso di fronte alla spettacolarizzazione delle dimostrazioni di archeologia sperimentale (di questo si trattava in fondo) il tutto aveva una certa base scientifica, discutibile, certo, come qualunque aspetto del progredire della scienza, ma indubbio.

Che dire allora di quel bizzarro progetto denominato Progetto NUR che pretenderebbe di ottenere informazioni sulla marineria sarda del secondo millennio (chiamiamola “marineria nuragica”) compiendo un tragitto mediterraneo su una nave che si vorrebbe anch’essa “nuragica”?

Sarà bene premettere che ciascuno di noi è padrone e signore di fare ciò che più gli aggrada. Ci sono quelli che amano essere crocifissi e si pagano la partecipazione ad una rappresentazione della via crucis, pretendendo a colpi di banconota di rappresentare il Cristo in croce. Ci sono quelli che si gettano nel vuoto con una corda legata alle caviglie, coloro che partecipano alla gara che consiste nell’ingurgitare il maggior numero di hamburger nel più breve tempo possibile. Insomma al mondo c’è di tutto e di più, ed è per questo che la vita val la pena di essere vissuta: per la sua varietà!

Quindi, se qualcuno vuole imbarcarsi su una nave e remare o far finta di andare a vela per il mare Mediterraneo, non vedo per quale motivo lo si dovrebbe criticare: mica ci leva qualcosa, no? Al massimo ne rideremo con gli amici sorseggiando un flute di Cerdeña, o non ne rideremo per nulla perché potrebbe trattarsi di un viaggio piacevole ed interessante, un’alternativa ad una meharée nel Tibesti o l’attraversamento della Siberia a bordo di un triciclo per bambini. In fondo la Sardegna cerca nuove opportunità di offerta turistica e un giro sulla nave “nuragica” Tarocco Shardaniko III potrebbe richiamare folle di turisti vogliosi.

Se però, imbarcato sul guscio di noce, lo stesso qualcuno pretende di trarre conclusioni su ciò che avvenne in Sardegna nel secondo millennio avanti Cristo e lo pubblicizza, ciascuno di noi ha il diritto di esprimere pubblicamente un giudizio: si chiama libertà di parola. (Anche se ai difensori della pura razza shardariana non piace)

Premessa: sul fatto che i sardi avessero una marineria d’altura nel secondo millennio avanti Cristo (del tipo dei fenici o dei micenei, tanto per intenderci, non parliamo di pesca o del tragitto tra Maimoni e Mal di Ventre) non esiste alcuna traccia, non una. Ci sono le solite illazioni degli archeocomici, ma di roba seria neppure l’ombra. Di conseguenza non si ha la minima idea di come potessero essere costruite le presunte “navi nuragiche” (posto che siano esistite).

Di cosa si dispone dunque? Delle navicelle bronzee dell’età del ferro (primo millennio) che sono tutto fuorché la riproduzione fedele di una barca, visto che avevano tutt’altra funzione che non quella di mostrare come se ne costruisce una.

Morale: cosa farebbe un team di ricercatori seri se davvero volesse interrogarsi in merito alla marineria sarda nell’età del bronzo?

Facile: basta guardare il sito! Prima di tutto si costituisce una ONLUS, poi ci si lancia alla ricerca di sponsor, ovvero di quattrini.

Nel frattempo si infarcisce un sito (peraltro mediocre) di riferimenti all’età d’oro dei nuraghi e si parla di navigazione nell’età del bronzo (sulla quale non c’è la minima prova archeologica, se intendiamo “quel” bronzo che corrisponde ai nuraghi).

Poi si comincia a progettare una barca…

Già, ma come si fa se non c’è il minimo indizio su come venissero realizzate (ed in realtà non c’erano proprio)?

Ma chi se ne frega? Si prende il relitto di una nave etrusca del VI secolo a.C. e si copia quello, tanto mica c’è qualcuno che si accorge della differenza no? Cosa sono in fondo in fondo mille anni? Sono noccioline, bruscolini cosette da nulla. Nessuno si accorgerà mai che si costruisce una barca copiandone una che esisteva quando i nuragici, coloro che tutti percepiscono come nuragici, i costruttori delle possenti torri di pietra, non c’erano più da un millennio, e l’isola era definitivamente ciò che ancora è oggi, un coacervo di meticci.

Come dire che non sapendo come fosse fatta una caravella di Colombo, e volendo rifare il viaggio che fece lui, si costruisse una corvetta con lo scafo in titanio, il GPS, il RADAR e il bidet nei bagni: tutto regolare.

Disturba un poco che in quel sito ci sano alcune facce che avremmo preferito non vedere. Che ci racconterà il Prof. Gianpiero Pianu di un sito nel quale compare in due belle foto e si dice che i nuraghi lungo le coste erano di supporto alla navigazione? E che Cala del Vino era un porto Nuragico? Ci farà vedere le serie stratigrafiche? Quali?

Insomma ci risiamo: si agitano le acque prima di partire per rendere più interessante il tragitto. I costruttori di torri non andavano per mare? Basta non dirlo esplicitamente e piazzare le torri in effige accanto al modellino della nave, per poi, magari, spiegare sottovoce che c’è stato un equivoco e che sì, torri e navi non sono coniugabili però è un peccato, perché con l’immagine di una torre accanto alla nave si raccattano più quattrini per il progetto.

Già: a chi il Kon Tiki a chi il Con Cosa?, a ciascuno il suo insomma, perché nei posti seri si studia seriamente mentre noi, al solito, dobbiamo metterci la maschera da Mamuthone sopra la faccia e danzare per i turisti, magari sotto il sole d’Agosto, perché d’inverno ce ne sono di meno.

Vedremo il Tarocco Shardaniko III incrociare al largo di Creta e ci sarà un servizio sul TG1 (Minzolini impazzirà per la barca, altro che gatti affetti da alopecia asiaticaq) o TG2 (meglio il Tarocco di Ruby), oppure su Voyager, dove qualunque cazzata, basta che sia grossa, va sempre bene: cosa spiegherà il prof Pianu ai propri studenti? Che gli archeologi e gli storici devono racimolare i soldi per la ricerca col Tarocco III?

Ah, Peter Kolosimo, quanto ci manchi, Peter!

 

desi.satta2@virgilio.it

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