PREMIO MULEDDA: MA GUARDA UN PO’ CHI HA VINTO

di Brian Cornelius

 

Premessa: questa è una storia di fantasia, fatti e personaggi sono di pura invenzione. Se qualcuno ci si riconoscerà, peggio per lui.

 

Lui ha portato a compimento il suo disegno: Sa roca de Bànari ha vinto il premio Gesuina Muledda, nella sezione dedicata alle opere scritte in sardo: lo avevamo anticipato, le premesse c’erano tutte. Lui si è portato a casa qualche migliaio di euro, ma non si è accontentato: avrebbe atteso una maggiore attenzione mediatica, ha sbraitato contro Minzolini e Mentana che non se lo sono cagato nei titoli dei telegiornali nazionali.

In effetti, il motto del NuMoLiS è “avere la faccia più grande del culo”. Questa vicenda, però, merita qualche riflessione più seria. Vedendola in modo descrittivo – descrivendo, cioè, quello che è accaduto – si è trattato semplicemente di una prova di forza: si sa che più una cosa è difficile da fare, più è grande il potere di chi la fa e, soprattutto, l’immagine che all’esterno si trasmette del proprio potere (come a dire: “avete visto cosa sono capace di fare?”). Il panorama italico è pieno di siffatti esempi: portare in parlamento un puttanone, far vincere una cattedra universitaria a un ciucco, portare a un posto di primario uno che sino al giorno prima ha fatto il veterinario sono tutte manifestazioni di come si declina e si rappresenta il potere sotto i nostri soli, Sardegna compresa. Di fronte a questi fatti, appare poca cosa far vincere un premio letterario a un’opera priva di ogni spessore narrativo, del benché minimo fremito poetico e, per giunta, scritta in un sardo imparaticcio e diarroico: un vero polpettone, insomma, privo di ogni pregio, che sta alla letteratura come un peto sta alla musica classica. Non ci scandalizziamo per queste marachelle.

Il colpo di genio, in effetti, è un altro (e qui non può non scattare l’ammirazione per il colpo d’ala): farsi passare per benefattori della lingua sarda quando invece della lingua sarda si è acerrimi e perversi nemici, accabadores. Basta rifletterci un attimo, si coglierà senza difficoltà quanto il progetto sia diabolico: se si certifica che il massimo della letteratura in sardo è una schifezza come Sa roca de Bànari, è segno evidente che il sardo non è una lingua ‘normale’, non è più in grado di esprimere alcun valore letterario e anzi non può neanche lontanamente reggere il confronto con qualunque altro sistema letterario degno di questo nome. Un ulteriore passo verso la tomba, insomma. Questo non può che dispiacere: si può accettare il fatto che l’economia moderna stia portando a una semplificazione del quadro linguistico mondiale, e può darsi che in tempi più o  meno lunghi anche il sardo ne farà le spese; riesce difficile da accettare, però, che ci siano taluni che subdolamente accelerano questi processi, e non si tratta neppure di eutanasia… Lui è grande.

 

briancornelius85@yahoo.de

190

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in LinGGua Sarda. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...