PARLIAMO DI NURAGHI – Parte sesta: Paraboloidi2 ed altre enormità

di Desi Satta

 

La domanda sorge spontanea: ma se Noemi Cappai ha detto un mucchio di sciocchezze, come mai gliele hanno pubblicate e continua ad imperversare ancora adesso?

La risposta, ahimè, è semplice: perché c’è troppa gente che si illude di poter fare il mestiere altrui. Non mi riferisco solamente al caso di un architetto che si inventa prima archeologo e poi matematico (sic!) ma in generale a tutti coloro che per il solo fatto di ritenere “ragionevoli”, “dettate dal buon senso” le proprie idee, si illudono di essere capaci di straparlare dei fatti altrui con cognizione di causa.

Per tornare a Cappai, si è solo dimostrata una dilettante, prima di tutto trascurando il fatto che un’analisi archeologica ha bisogno di evidenze (come fare a suggerire una pratica quale quella del bastone è della corda senza la minima indicazione in senso storico, iconografico o archeologico?) e successivamente con un cumulo di castronerie, dapprima logiche (la pretesa di dimostrare la propria tesi con una campagna sperimentale che non ammette falsificazione) e secondariamente senza alcuna analisi dei dati per verificare neppure la bontà formale della propria idea, e cioè con quale grado di approssimazione le parabole (così faticosamente) calcolate siano davvero prossime al profilo delle cupole! Insomma un buon esempio di come “non si fa” scienza!(1)

Come ha fatto a pubblicare? Semplice: la tesi l’ha presentata ad un convegno internazionale (il primo) di “Storia della costruzione”. A parte la dicitura internazionale (che fa sorridere un po’, più o meno come se le Ghjiurnate di Corti di Tzek&Pido – di cui ha parlato Gabriele Ainis qualche tempo fa – fossero il G8) là dentro c’era una massa eterogenea di persone (consultate i titoli) che non aveva la minima idea di cosa fosse un nuraghe, di come si conduca una campagna sperimentale e di cosa significhi elaborare i dati. Si va dagli architetti agli ingegneri, come dire dagli artisti ai muratori. Se appena Cappai (o il suo relatore) si fosse rivolta ad un fisico o un matematico, vicini di stanza all’Università, le avrebbero spiegato cosa significa elaborare i dati, ma soprattutto le avrebbero insegnato quale debba essere l’approccio corretto alla sperimentazione. Siccome non l’ha fatto, ma ha presentato i propri risultati nello stesso ambito che li aveva prodotti (tra architetti e ingegneri) non se n’è accorto nessuno!

Come dire che gli architetti dovrebbero limitarsi a far danni da architetti, che vanno già bene, senza inventarsi elaboratori di dati o archeologi: questi mestieri li lascino chi se ne intende, oppure si mettano a studiare (cosa che agli architetti, notoriamente, riesce male).

Tuttavia le mie osservazioni sulle sciocchezze di Cappai non hanno lo scopo di sputtanare una non-collega (neppure la conosco) quanto di segnalare dove si vada a finire quando non si ricorre al lavoro di equipe comprendendo al suo interno tutte le competenze necessarie. Mostrare la tesi di laurea (una vera e propria ciofeca) ad un matematico o a un fisico, avrebbe richiesto un paio di giorni e la necessità di ringraziare alla fine della tesi il prof Tale o il dottor Talaltro (piuttosto che ringraziare un signore per la traduzione in inglese! Perché non anche il pizzaiolo dietro l’angolo che ha preparato le pizze durante la stesura del testo?) avendo la coscienza a posto in merito alla validità del proprio lavoro. Faccio notare, che le critiche arrivate alla Cappai dal mondo dell’archeologia hanno riguardato solamente l’impossibilità di falsificare l’ipotesi in senso archeologico, ma nessuno si è mai accorto delle fesserie riguardanti la trattazione dei dati sperimentali e la loro interpretazione, proprio perché gli archeologi brillano spesso (anche loro) per la mancanza di propensione agli approcci interdisciplinari.

Ma in fondo: perché le tholos hanno una forma che ricorda (ad occhio) una parabola (ma non lo è)? Ecco il punto!

E la risposta è semplice: perché non ne possono fare a meno! Sono sistemi complessi di conci appoggiati l’uno sull’altro e soggetti alla gravità, ragion per cui stanno in piedi solamente se sono soddisfatte alcune necessità. Divertiamoci a raccoglierne alcune (anticipando però la conclusione, che può piacere o meno, che gran parte delle caratteristiche delle torri sono indipendenti dalla volontà progettuale dei costruttori, e rispondono semplicemente a necessità emergenti dalle condizioni oggettive: una volta deciso il diametro totale della torre (ed altri dettagli come il numero delle nicchie) il resto doveva necessariamente essere realizzato come lo vediamo oggi, altrimenti non sarebbe rimasto in piedi).

Come mai la cavità interna del nuraghe non è diritta ma curva? Non sarebbe stato più semplice impostare un aggetto costante ed ottenere in tal modo un’altezza maggiore a parità di diametro di base? O in alternativa evitare qualunque preoccupazione in merito alla curvatura (che cambia, assieme all’aggetto, aumentando dalla base alla sommità)?

Come mai la scarpa esterna delle torri appare così costante in tutti i nuraghi?

Perché non c’è una torre più alta di una ventina di metri (diciamo qualcosa in più ma non molto)?

Perché le torri non le hanno realizzate con laghiaia, che sarebbe stata facile da trasportare e da metetre in opera?

Ecco: la prpossima volta vedremo di dare la risposta a questiocelle trascurabili come queste, poi potremo dedicarci ad altro.

 

6/continua

desi.satta2@virgilio.it

142f

(1) Trascuro naturalmente un dettaglio: sebbene dal punto di vista della descrizione di una catena operativa l’ipotesi appaia funzionare, non esiste alcuna sperimentazione sul campo che possa mettere in evidenza eventuali difficoltà non segnalate a livello di ipotesi. Si nota infine che i dati di analisi numerica non sono stati campionati da Cappai (il che non è un delitto punibile con l’ergastolo, però è poco educato; infatti Cappai non considera l’errore di misura degli sperimentatori).

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6 risposte a PARLIAMO DI NURAGHI – Parte sesta: Paraboloidi2 ed altre enormità

  1. Andrea ha detto:

    La risposta, badate non la domanda, sorge spontanea.
    Ho il dubbio, anzi la convinzione, che in molti occupano i “vostri” spazi millantando le vostre “competenza” visto che voi, professionisti del settore, risultate completamente incapaci nell’arte della COMUNICAZIONE.
    La vostra politica del GNE GNE, ovvero “io c’è l’ho più grande (e magari “bello” visto che a dirla tutta siete anche un pò narcisisti) mi ha STUFATO.
    Vogliamo le risposte, VOGLIAMO le PUBBLICAZIONI, NON VOGLIAMO sentirci dire che il SITO X è chiuso al pubblico in quanto un VOSTRO collega sta impiegando VENT’ANNI della propria esistenza nella pubblicazione di non si sa cosa.
    VOGLIAMO sapere tutto dei nostri illustri predecessori, VOGLIAMO valorizzare quest’eredità.

    Siete dei FALLITI, avete sottomano un’autentica miniera e voi.. GNE GNE..

    Saluti

    (Archeologi o simili) lasciano liberi in quanto del tutto INCAPACI di comunicare oltre che di svolgere il proprio lavoro in quanto tipicamente IMPEGNATI nell’arte della critica e/o verifica dei TITOLI di terzi

  2. Sisaia ha detto:

    Interessante. Lei cosa propone per rimediare?

    • boicheddu ha detto:

      Gentile Sisaia,
      ma che si aspetta? Abbiamo il dovere morale di pubblicare, ogni tanto, un commento proveniente dalla categoria degli idioti, insieme non vuoto che la selezione naturale ci impone, ahimè, anche se ne faremmo volentieri a meno.
      Gli stupidi esistono, inutile negarlo, ed abbiamo necessità di non dimenticarlo. Pensi all’attività fisica: assieme alle piacevoli endorfine, conduce alla sintesi di acido lattico ed agli spiacevoli sintomi della stanchezza. Per godere delle une, dobbiamo accettare gli altri.
      Pertanto sopporti con rassegnazione, non sarà chiedendo loro che provino a pensare che ci liberemo degli imbecilli, e poi, dica la verità, non sono carini quando ballano come le scimmiette? Non ha goduto, in passato, dello stesso spasso con i carotati astroarcheocomici? Non le pare il caso di sorridere ai loro balbettamenti (espressione che medio dal Sommo Laner)?
      Un saluto,
      BS

  3. gino benossa ha detto:

    E’ cmq vero. ho iniziato con curiosità a leggere il blog ma ora è diventato veramente fastidioso. Non c’è mai nulla che vi vada bene… è una critica continua a tutto e tutti.

    • boicheddu ha detto:

      Quindi non si stupirà se le dico che lei è un vero imbecille, vero? Cos’altro sarebbe un individuo (lei dovrebbe appartenere al genere umano, no?) che leggendo qualcosa che non gli piace non solo continua a farlo ma se ne lamenta? Mai pensato di andare a leggere altrove?
      No, vero? Immagino che per lei sia troppo difficile.
      BS

  4. Sisaia ha detto:

    Egregio Boicheddu,
    ho provato a gettare un’esca.
    Cosa mi aspettavo? Almeno un fremito. Ma non c’è stato.
    La non-risposta, a mio modo di vedere, è già una risposta. Immagino Lei sappia cosa sono le proiezioni.
    Avendo un passato sportivo conosco il rimedio per l’acido lattico: spugnature o un bagno caldo con cento grammi di bicarbonato di sodio.
    In risposta alle sue domande:
    No, non mi diverte affatto vederli “ballare” : non vanno a tempo . Metodo.
    No, conosco godimenti molto migliori. Per esempio quando scopro qualcosa di nuovo, o quando capisco qualcosa di vecchio o antico. Satori.
    No, prima di sorridere dei balbettamenti, cerco di accertarmi se chi balbetta cerca di comunicare qualcosa di interessante. Altrimenti, dopo la terza frase, mi dirigo in altri lidi. Autodifesa.
    Ricambio il saluto.

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