ATLANTIDE, ANCORA LEI!

di Giampaolo Loddo

 

Carocci ha ristampato per la prima volta un lavoro di Marco Ciardi del 2002 su Atlantide. Non varrebbe la pena parlarne perché, se a distanza di otto anni un libro su Atlantide merita una sola ristampa, vuol dire che ha tirato poco. Quindi si potrebbe pensare a un libricino, insomma, una cosetta da nulla. Un altro dei mille e mille squinternati libri sul mito che ha intrigato e continua ad intrigare le schiere degli amanti dei misteri di cui, in realtà, facciamo parte un po’ tutti, visto che l’amore per l’ignoto è parte di noi e chi non s’interessa di Atlantide si rivolge ad altro, ma sempre sui misteri finisce per cadere.

Se non fosse che Marco Ciardi è professore di Storia della Scienza e delle Tecniche presso il dipartimento di Filosofia della Facoltà di Storia e Filosofia dell’Università di Bologna , non un avventizio “non allineato” che si trova a disporre di tempo libero quando ha finito di curare le viti, oppure un perdigiorno che è appena tornato a casa dopo aver ritirato la pensione in posta (o, in alternativa, un nessuno che occupa le proprie giornate di stipendiato statale per vagare in rete, a spese dei contribuenti, giusto per mostrare a tutti quant’è bravo nello svolgere i mestieri altrui).

Perché uno storico della scienza dovrebbe occuparsi di Atlantide?

In realtà non si occupa del mito in sé, quanto di coloro che se ne sono occupati nel periodo compreso tra la scoperta dell’America (diciamo la fine del medioevo) e l’avvento della teoria di Darwin sull’evoluzione delle specie attraverso la selezione naturale.

Diciamolo in maniera differente: Ciardi si propone di rispondere ad una delle domande che più frequentemente ci impedisce il sonno la notte, e precisamente: coloro che studiarono Atlantide nel periodo in questione, lo fecero da dilettanti o da scienziati? Insomma, se contestualizzato, si trattò di uno studio scientifico conforme a ciò che a quel tempo si intendeva per “scienza” oppure di divagazioni alla Frau (ovviamente contestualizzate anch’esse)?

Come dice il titolo del libro, la conclusione è che si sia trattato di un argomento cui si deve riconoscere la dignità di ‘scientifico’, anche se per farlo, è bene non dimenticarlo, è necessario fare riferimento a ciò che era ‘scienza’ nel periodo in cui venne svolto.

Prima di proseguire, è opportuna una piccola divagazione. Sebbene tra epistemologi (di questo si tratta in realtà, non solo ‘storia della scienza’) e scienziati corra un ottimo rapporto formale – entrambe le categorie riconoscono l’utilità dell’altra – nella realtà dei fatti gli scienziati ritengono gli epistemologi degli inutili incompetenti capaci solamente di performance verbali, e questi giudicano gli scienziati dei tecnici privi della necessaria sensibilità e preparazione per comprendere la profondità del mondo. Non a caso, il celeberrimo sodalizio scienza-filosofia tra Toraldo di Francia e M.L. Dalla Chiara (notissimo a chi traffica nell’epistemologia) celebrato come particolarmente fecondo, è riuscito in realtà nella difficile impresa di scontentare tutti, scienziati, filosofi e dilettanti che amano interrogarsi sulle questioni epistemologiche più scottanti (per quanto possa scottare, ad esempio, domandarsi se la scienza sia neutrale o meno, in un mondo dove, in prima pagina, ritroviamo di norma la querelle riguardo la presunta omosessualità di Fabrizio Corona). Essendo il sottoscritto di parte per oggettività di CV (una laurea tecnica finisce per spingere verso la scienza, sebbene gli scienziati ci considerino una sorta di muratori di livello alto, ma non troppo) potrei anche non capire appieno il senso e/o il contenuto del libro di cui parlo.

Ciò detto, avendo letto il libro nel 2002, dunque con la possibilità di digerire la lettura, ancora mi chiedo a chi possa interessare una simile questione ma soprattutto che senso abbia domandarselo. L’autore non lo spiega, limitandosi a premettere, prima di dedicarsi al tema, come nessuno si sia posto il quesito prima di lui, ed io ammetto di non averlo capito (il che depone, probabilmente, a favore della mia ignoranza).

Devo anche citare il fatto, che Vidal-Naquet (di cui invece ho apprezzato moltissimo il lavoro) abbia giudicato il libro “di straordinaria qualità”, e che ciò non mi stupisce, poiché probabilmente, anch’egli per oggettività di CV, finiva per pendere dalla parte dei filosofi.

In realtà da rude tecnico, mi pongo una domanda che suona più o meno così: se nel 1493 il mito di Atlantide era trattato, nell’ambito del proprio lavoro, dal Carlo Rubbia di allora, e per questo lo si deve considerare ‘scientifico’, dove stavano i Frau postmedievali, di cosa si occupavano? Insomma: oggi Atlantide è roba da Frau (o almeno credo che questo si possa dire) e non da Rubbia (però da Vidal-Naquet, e bisogna tenerne conto) dunque riusciamo a discriminare abbastanza bene tra scienza ed altro, ma nel 1493?

Per questo credo che il libro di Ciardi sia quantomeno monco (oppure non l’ho capito e non ci sarebbe da sorprendersi). Che un Newton fosse uno scienziato credo nessuno lo possa porre in dubbio, eppure era un convinto sostenitore (come tutti a quei tempi) dell’astrologia. Che questa fosse un tema ‘scientifico’ se contestualizzato ai tempi, credo sia pacificamente riconosciuto da tutti. Che senso avrebbe scrivere un libro sulla contestualizzazione dell’astrologia o della magia basandosi sul fatto che un Newton le praticasse? O in alternativa: non avrebbe più senso dedicarsi alla storia dell’astrologia individuandone il percorso che l’ha portata dal rango di ‘scienza’ a quello di superstizione? Ciò  equivarrebbe a interrogarsi, prima di tutto, su cosa sia scienza oggi, e cosa fosse allora, tema che nel libro di Ciardi sfugge (oppure sfugge a me), per cui, in definitiva, e per quello che possa interessare, questo libro non mi è piaciuto.

Sarà che sono un muratore di livello alto, ma non troppo, e di sicuro un filosofo infimo, ma forse non così tanto, ma c’è qualcosa che non mi convince. Per fortuna Ciardi avrà ben altro da fare che leggere ArcheoloGGia NuraGGica, quindi posso stare tranquillo. Forse nel 2018 ci sarà la seconda ristampa e, se sarò ancora vivo, potrò domandarmi ancora una volta le stesse cose di oggi. In fondo sono sardo e testardo: fa pure rima!

 

P.S. – Chiedo scusa per la scarsa qualità della fotografia. In rete non ho trovato la copertina e ho preso una foto con una macchina digitale. La mancata disponibilità dovrebbe far riflettere sull’importanza data ad un libro “serio”. Si fosse trattato di uno dei tanti libri ‘alla Frau’, sarebbe andata diversamente.

 

michael.ventris@googlemail.com

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Atlantide. Una controversia scientifica da Colombo a Darwin, Marco Ciardi, 2010, Carocci

 

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