PARLIAMO DI NURAGHI – Parte quarta: Come?

di Desi Satta

 

Gli elementi architettonici basilari per la realizzazione di un N. a corridoio e/o di una torre non erano nuovi né particolarmente rivoluzionari. La tholos, in particolare, è presente più o meno in ogni parte del mondo da tempi ben più antichi ed è una soluzione obbligata al problema di ottenere una volta chiusa in una struttura a secco circolare con uno sbraccio ampio (è una proprietà emergente di un insieme di conci che interagiscono tra loro avendo come stabilizzazione l’azione della forza di gravità e l’attrito reciproco). La precisazione è d’obbligo per puntualizzare che i sardi non inventarono nulla: posti di fronte al problema, ottennero la soluzione corretta, come tutti gli altri, prima e dopo di loro, che si trovarono nella necessità di farlo. Se la si vuol vedere in altri termini, anche se un architetto fantasioso disegnasse una torre a secco (cava) a sezione quadrata con un profilo rettangolare, non la si potrebbe costruire: i sardi torreani non “decisero” l’uso della tholos, furono obbligati!

Quanto tempo impiegarono e quanti tentativi, non è dato sapere né lo sapremo mai, tuttavia un esame delle torri giunte fino a noi ne segnala di ben realizzate, di mediocri, di eleganti, di tozze, alcune necessariamente riprese con un rifascio al fine di stabilizzarle ed evitarne il crollo. Ciò valga a sfatare il mito degli eccelsi costruttori e delle torri del cielo: sono edifici come tutti gli altri. Si và dal capolavoro alla porcheria vera e propria, tra soluzioni geniali e incomprensibili fesserie. Allora, come adesso, c’erano i costruttori bravi, quelli mediocri e quelli incapaci: spero che questi ultimi siano stati posti in condizione di non nuocere, al contrario di quanto accade oggi in Italia.

Lo sviluppo delle torri in senso tecnico, a partire da realizzazioni meno sofisticate, non è ancora stato oggetto di indagine seria e completa (sebbene esistano ipotesi assai ragionevoli, ad esempio nell’introduzione dell’elemento architettonico costituito dalla nicchia) né lo sarà nel prossimo futuro perché richiederebbe uno sforzo enorme (la datazione di una torre necessita dell’esame stratigrafico degli accumuli antropici, quindi bisognerebbe scavare un gran numero di torri). Suppongo si possa concordare col fatto che si cominciò con torri semplici e si progredì come avviene in qualunque ramo della tecnica, non senza morti, crolli, rifacimenti e tentativi successivi di cui non c’è arrivata traccia.

La torre nuragica risponde (a spanne) alle seguenti richieste del committente:

a) voglio una torre;

b) nella quale si possa abitare (in senso lato, cioè risiedere);

c) di pietra;

d) con una scala interna che acceda ad un ballatoio superiore praticabile;

Di fronte a queste richieste, non si può che ottenere una torre nuragica, per il motivo ovvio che non esistono altre soluzioni: la dimensione della torre ed i fattori di forma – cioè i rapporti tra le dimensioni – (in un intervallo assai ristretto di parametri possibili, dipendenti dalla dimensione dei conci e dalla resistenza meccanica dei materiali) risultano inoltre assai ristretti. I nuraghi sembrano tutti uguali (e nelle linee generali lo sono) perché non è possibile altrimenti. Se non fosse così, non si potrebbe costruirli. Resta inteso che ciascuna torre, naturalmente, appare differente da qualunque altra nei dettagli, spesso non secondari, il che rafforza per l’appunto l’assunto che si sia trattato di atti costruttivi isolati e non coordinati.

Per chiarire (ahimè solo in parte) il concetto, sarà bene precisare che la dimensione di una torre cava a secco (diametro per altezza) dipende dalle dimensioni dei conci che si riesce a mettere in opera. Con i granelli di sabbia si può costruire una torre da osservare al microscopio, con conci di un metro cubo (possibilmente di forma allungata e di volume decrescente verso l’alto) una torre (cava) alta una ventina di metri.

La distribuzione statistica delle dimensioni e dei parametri di forma delle torri risulta ristretta proprio per questo: i nostri antenati massimizzarono ciò che può essere ottenuto dalle capacità di messa in opera che avevano. Disponendo essenzialmente di forza muscolare umana ed animale, di utensili di bronzo e pietra per la sbozzatura dei conci e di sistemi di cordami e legno, sistemi presenti nel bagaglio culturale delle società umane da millenni, quando decisero di realizzare la prima torre dovettero semplicemente mettere in pratica, in un progetto appena più ambizioso di un N. a corridoio, il bagaglio di conoscenze che avevano già. Ci provarono un po’ di volte, e tirarono su la prima torre. Da quella, le altre. (Esistono comunque N. a corridoio dotati di ambienti interni con copertura a tholos).

La mia opinione (modesta e personale) sulle risorse necessarie all’edificazione di una torre di dimensioni medie (in senso statistico) l’ho già data(1). Con la dovuta ironia ma anche con la necessari precisione che si richiede in questi casi: fornendo la descrizione di una “catena operativa”, cioè l’elenco puntuale ed in sequenza delle singole attività da mettere in atto per arrivare al risultato.

La puntualizzazione vale in riferimento ad uno dei problemi che più appassionano i non addetti ai lavori (gli addetti ai lavori hanno altro a cui pensare, ad esempio come fare a raccattare una cattedra): la modalità di trasporto sollevamento e messa in opera dei conci.

Premesso anche in questo caso che non conosceremo mai i dettagli per mancanza di fonti storiche o iconografiche, possiamo tuttavia scartare le ipotesi che non vengano presentate sotto forma di catena operative (o tradotte in esperimento sul campo) e vagliate in ogni singolo passo della sequenza.

Esistono due principi generali per scartare un’ipotesi: l’inapplicabilità di un metodo o la poca convenienza “economica” del risultato.

Nella prima categoria si situa la curiosa ipotesi che vorrebbe la torre realizzata utilizzando una sorta di rampa “interna” alla stessa torre, un camminamento posizionato sul contorno esterno. Una verifica in termini di catena operativa, lo rende inattuabile per ragioni meramente geometriche. (A questo proposito, si potrebbe chiedere a coloro che optano per questa palese assurdità di compilare una catena operativa per una torre del tipo Sa domu ‘e su Re di Torralba, o anche semplicemente per un monotorre – presumibilmente arcaico – privo di scala ed altri vani accessori.)

L’ipotesi della “rampa esterna” al contrario, potenzialmente percorribile, risulta impraticabile da un punto di vista “economico” (vale il commento precedente per la torre di Torralba), poiché le dimensioni della rampa avrebbero richiesto, sia per la costruzione che per la successiva demolizione, tempi (e risorse) superiori a quelli richiesti per l’intera torre. L’uso di una rampa si giustifica (in mancanza di soluzioni alternative praticabili) solo se il volume della stessa è una frazione trascurabile del fabbricato o se lo stesso ne può contenere una parte rilevante (cosa che non accade per la torre) o se si dispone di risorse assi elevate in rapporto ai volumi da movimentare (ad esempio gli obelischi dell’antico egitto, da decine di tonnellate, o i massicci architravi dei templi).

Nel prossimo contributo si parla di paraboloidi di rotazione e di come un’”addetta ai lavori” spara un cumulo di scemenze e se lo fa pubblicare. Di certo coloro che inveiscono contro i perfidi accademici saranno soddisfatti, ma poi ci ripenseranno.

 

4/continua

desi.satta2@virgilio.it

xxx

(1) Archeoattack – Facciamoci un nuraghe da noi senza colla vinilica

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in ArcheoloGGia. Contrassegna il permalink.

5 risposte a PARLIAMO DI NURAGHI – Parte quarta: Come?

  1. Pierluigi Montalbano ha detto:

    Sei troppo cattiva! Ci fai smettere di sognare. E il romanticismo letterario dove va a finire? E il mondo spirituale? Perché costruire una torre così solida quando avrei potuto risparmiare tempo e denaro (per fare altro) edificandola in duro legno di quercia?
    Un momento…ho capito. Ecco perché disboscavano.
    Prima le costruirono in legno, poi terminò e si dovettero arrangiare con le pietre. Finalmente svelato il motivo delle foreste abbattute: non lo fecero per coltivare ma per costruire le torri in legno!

    • Desi Satta ha detto:

      Il romanticismo ai romantici e il modo spirituale agli spiriti. Sul resto non saprei dirti, dovresti chiedere a chi ha parlato di torri in legno (io no), oppure dovresti rileggere.

  2. lidenbrock ha detto:

    Ma come, dal difendere Laner (ah! i bei tempi che furono!) si è passati all’accusa e allo sberleffo? Bene, bene!
    Mi compiaccio!

  3. Pierluigi Montalbano ha detto:

    Le mie considerazioni esulano dalle opinioni degli altri. Non mi riferivo certo a Laner. Ho sempre sostenuto che chi cerca una funzione univoca nelle strutture nuragiche farà SEMPRE un buco nell’acqua. Troppo distante la nostra mentalità da quella di chi visse 3500 anni fa. Troppo tempo è passato per capire come erano organizzati economicamente. Possiamo solo ipotizzare che fossero agricoltori specializzati. Tutto il resto, dall’allevamento alla metallurgia o alla navigazione, è frutto di interpretazioni sui materiali ritrovati. Il culto è TOTALMENTE privo di riferimenti. Possiamo solo tentare un timido approccio e verificare cosa c’era al di fuori della Sardegna. Ma sono sempre e solo supposizioni che durano un battito d’ali di farfalla.

  4. Panurk ha detto:

    “La tholos, in particolare, è presente più o meno in ogni parte del mondo …”

    Troppo vero :-))

    C’è un bel riassunto dei “tholos” che un famoso romanista ha trovato
    quasi dappertutto durante i suoi viaggi attraverso l’Europa:

    Rohlfs,Gerhard.
    Primitive Kuppelbauten in Europa.
    München, 1957.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...