IL NURAGICO SVELATO AL VOLGO

di Pepi Mungetta (editing Boicheddu Segurani)

 

Ogni tanto una botta di cultura ci vuole, c’è poco da dire. Un bel libro riconcilia con la vita e ci rende simili agli dei (non ricordo di preciso chi l’abbia detto, ma doveva trattarsi di qualcuno molto ma molto intelligente, perché non c’è niente come un libro per raggiungere l’atarassia, la mancanza di qualunque necessità, dunque il completo appagamento della mente e dei sensi).

Il libro che ho trovato in libreria, fresco fresco come una cacca di cane appena uscita all’aperto in un freddo mattino di febbraio, mentre il maestrale spazza la spiaggia di Malatroxia, è un vero e proprio capolavoro scientifico, un’opera unica che resterà nel panorama della paleografia come una stella polare, un astro di riferimento per chiunque decida di cimentarsi con la difficile scienza (ma sarebbe meglio definirla arte) della decrittazione di testi coperti dalla sabbia del tempo, lacerti smozzicati di rade parole arcane ed incomprensibili.

I due autori, il prof Appuligiu Tottu e la dottoressa Eggiseu Pagulegia, colpiscono ancora una volta al bersaglio grosso del retrivo mondo accademico istituzionale con una corposa (per questo colpiscono al bersaglio grosso) opera di raccolta di un immenso archivio paleografico originato da una ricerca sul campo svolta nell’arco di quasi un decennio.

Chi altri avrebbe potuto immaginare una ricerca così puntuale ed esaustiva di testi nuragici? Un puntiglioso esame di ogni minimo segno lasciato dall’ignoto scriba sul supporto affidato al tempo impietoso che tutto cancella e nasconde, celato sotto una cortina di mistero finché i coraggiosi studiosi non allineati rompono le cortine di acciaio inossidabile realizzate ad arte dai perfidi accademici per impedire che la verità venga a galla.

Il primo capitolo del libro si snoda come un racconto epico tra Sardegna e continente. Narra del reperimento e catalogazione delle scritte nuragiche, sottratte agli inviati della Baronia universitaria incaricati della loro distruzione. I due ricercatori, dotati di un fiuto sopraffino, in confronto al quale il naso di un bracco da riporto sarebbe nulla, si lanciano a corpo morto contro i perfidi distruttori levando loro di mano le preziose vestigia, prima che esse vengano irrimediabilmente danneggiate.

Il professor Tottu e la dottoressa Pagulegia stanno esaminando il contenuto dei cassonetti per la raccolta delle deiezioni canine, com’è noto espressione della scrittura nuragica nella versione casalinga e da trasferta, quando gli operatori ecologici pretendono di levar loro di mano i reperti con la scusa inconsistente che si tratti di materiali potenzialmente pericolosi per la salute pubblica. Entrambi difendono strenuamente i ritrovamenti e si danno alla fuga, inseguiti invano dai reprobi che tentano di levar loro di mano le preziose scritte nuragiche e, infine, devono cedere di fronte alla consapevolezza che nulla si può contro l’eroismo degli scienziati, quando siano spinti dalla propria convinzione di essere nel giusto.

Carichi del bottino sottratto alla furia distruttrice della Baronia Universitaria, i due tornano a casa e passano i reperti allo scanner, generando il Corpus Nuragicum che, per la prima volta, ed era ora, viene messo in rete a disposizione di tutti gli studiosi liberi e non assoggettati alla tirannia baronale.

Il secondo capitolo si apre con la catalogazione precisa dei reperti seguendo il metodo adottato per la prima volta da Ventris, il coraggioso scienziato che violando la roccaforte accademica riuscì a decifrare la scrittura lineare B.

Viene descritto con precisione il metodo geniale adottato per suddividere i reperti per classe di colore secondo lo standard Pantone, cosa che ha permesso di associare a ciascun reperto un codice numerico facilmente trattabile per via statistica. Segue la trattazione dettagliata del metodo per la determinazione della densità, dell’odore (in 124 varianti di 16 varietà differenti), della consistenza, dell’aderenza. In quest’ultimo caso vale davvero la pena leggere l’Appendice I, che descrive la prova di aderenza della scritta nuragica pestata da uno scarpone con suola a carro armato. Nella sezione conclusiva del capitolo si ricapitola il metodo di catalogazione del supporto e si esplicita la matrice di Ventris ottenuta.

Il capitolo terzo è il cuore dell’opera. I due autori descrivono il ventaglio di ipotesi che si è storicamente sviluppato a partire dalla matrice presentata nel capitolo precedente, proponendo vari modelli interpretativi delle svariate e multiformi morfologie immaginate dagli scribi: il nodo semplice, la disposizione lineare, le pallottole indipendenti, lo schizzo diarroico, il nodo savoia, il nodo del cappuccino, il nodo del francescano, il misterioso pugno di scimmia.

Mirabile la trattazione statistica con il metodo della Conjoint Analysis, evidentemente opera della dottoressa Pagulegia, che riduce ai minimi termini (e al massimo casino) la gran mole di dati, e prepara la strada al capitolo successivo, il quarto: la decifrazione.

Per i deboli di cuore, si suggerisce di saltare a piè pari il capitolo. Troppi sono i rischi scientifici sopportati dagli eroici ricercatori, enorme lo sforzo profuso (tanto che si sospetta, a causa di questo, quasi un’inconsapevole aggiunta di testi spuri ai reperti originali). Neppure noi, nella nostra enorme esperienza di recensori, ci siamo mai trovati di fronte ad un’opera colossale come questa, e definirla monumentale sarebbe ancora riduttivo. Un solo dato: trattandosi di circa diecimila testi del peso di circa 300g ciascuno, la matematica fornisce un corpus di tre tonnellate, una quantità enorme che i due autori hanno passato e ripassato per anni preservandola dal deterioramento ed imparandola tutta a memoria. La messa a punto degli accorgimenti per conservare i preziosi testi e tramandarli alla posterità sarà oggetto di un altro libro di prossima pubblicazione (e noi saremo pronti a presentarlo al pubblico in anteprima).

Finalmente i testi. Un’edizione curatissima attenta al minimo particolare. Di fronte ai nostri occhi si dipana una società dedita alla religione, alla guerra, alla conquista (e alla cultura, tanto che inventò per prima la carta – igienica – per la propria scrittura). Spicca il nome del dio Yahwé citato centosettantaseimilaottocentotrentadue volte e tutte a sproposito, come si potrà apprezzare dall’esame del corpus pubblicato in rete (e consultabile solo se si acquista il libro al prezzo di 86.000,00€) all’indirizzo

www.corpusnuragicus.blogspot.com

A tutti, buona lettura!

 

Peppi Mungetta

 

boicheddu.segurani@virgilio.it

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Appuligiu Tottu, Eggiseu Pagulegia – IL NURAGICO SVELATO AL VOLGOSchaisse Verlag, Munchen, 2010

 

Cap. I:      La raccolta dei testi

Cap II:      La matrice di Ventris: studio del supporto

Cap. III:    Le prime ipotesi

Cap. IV:   La decifrazione

Cap. V:     I testi

Cap.VI:    Conclusioni

 

Appendice I:            La prova della suola di scarpone a carro armato per la determinazione dell’aderenza del supporto.

 

Alcuni esempi:

CC 12487294\32847\66742 – Il dio Yahwé disse: che palle!

CC ‘12394324289\3294792\1432 – Disse il dio Yahwé: che palle!

CC 1948719\21361876\23491827 – Disse il padre Yahwé: ne ho due palle!

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3 risposte a IL NURAGICO SVELATO AL VOLGO

  1. sisaia ha detto:

    @ Mungetta

    Per fortuna Lei esiste!
    Grazie.

  2. ezio ha detto:

    Forse
    *********** IL MESSAGGIO RISULTA PROVENIRE DA proxy3.guardster.com ; COMMENTI PROVENIENTI DA PROXIES NON SONO AMMESSI ************
    le ricerche palleologiche?

  3. Sisaia ha detto:

    Ci sarebbe un altro esempio eclatante nella pagina seguente.
    Riporto integralmente:

    CCCP 1836 547 231456(9) : E Yahwè disse: ” ma ne avete ancora per molto? Che ri-palle!

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