SHARDARIANI E SHARDASCEMI: SCELGA IL CANDIDATO.

di Gabriele Ainis

 

Per chi ancora lavora e non è pensionato, il tempo limita assai, c’è poco da fare, non tutti riescono a nutrirsi di autonomia e necessitano di un boccone di pane (soprattutto se non c’è la pensione a fine mese accreditata in posta).

Poi ciascuno di noi sceglie in libertà come passare il proprio tempo libero. Chi scribacchia, chi scrive (beato lui!), chi osserva pensoso i propri genitali e si chiede a che diamine servano, seppure gli paia di ricordare che, anni e anni addietro, per qualcosa li adoprava. Chissà, chissà, misteri del tempo che tutto copre e annulla. C’è anche chi impugna il mouse e si lancia sul web (sarà che non ha altro da impugnare…).

Veleggiando per la rete si fanno strani incontri: persone virtuali che si spostano, ciarlano, si illudono di pensare, si addormentano, non si accorgono di dormire. C’è un po’ di tutto, un insieme variopinto e stocastico che affascina per la sua varietà, quasi meglio di un documentario posticcio su Geo&Geo ambientato nella barriera corallina della lontana Australia.

Ci sono anche i groupies, coloro che non possono sopravvivere se non si aggregano a un gruppo per percepire la propria esistenza e trovare un riparo. Non appena lo fanno, dimenticano le frustrazioni quotidiane, le difficoltà di relazione col prossimo, i piccoli e grandi fallimenti giornalieri, la difficoltà del vivere quotidiano, insomma stanno meglio. La (ir)realtà virtuale è una panacea universale a basso costo per tutti, di facile accessibilità, senza limiti, basta un click e ci si ritrova eroi, colti, capaci, invincibili. Una ditata al posto giusto ed eccoci guerrieri, navigatori, letterati, scienziati. Da queste parti lo chiamano “Ciapalòn”, termine che mi pare terribilmente espressivo anche, e soprattutto, nella sua valenza onomatopeica.

Unico limite la fantasia. Purtroppo questa è pochina, dunque tanta banalità, però fa nulla, non stiamo a sottilizzare: meno male che c’è la rete, altro che storie, altrimenti si dovrebbero riaprire i manicomi e Basaglia si rivolterebbe (giustamente, dico io) nella tomba.

Ho citato i groupies perché mi è accaduta una cosa singolare: mi è bastato aprire un blog con gli amici, una cosa minima che non legge quasi nessuno (adesso c’è facebook che va di moda) che ho cominciato a ricevere messaggi nella mia posta privata, inviati da sconosciuti che mi hanno eletto difensore di nocapiscobenecosa. O fustigatore di noncapiscobenechi.

Non si tratta di messaggi rilasciati nel blog, piuttosto di vere e proprie “delazioni”, talvolta curiosissime, sempre assolutamente anonime (ce n’è uno che usa un proxy che non invia l’IP, come se arrivasse da Andromeda!). Mi informano di (presunti) vizi o misfatti di coloro che vedono come acerrimi nemici (nomi, cognomi, indirizzi, numeri di telefono; si dovrebbe passare tutto alla CIA, così vedrebbero un po’ come si fa, altro che trovare Bin Laden). Pettegolezzi spesso di notevole spessore (nel senso: spessore del fango che fuoriesce dal video del mio lap). Ne ho parlato con un amico sociologo di Torino (ha casa non lontano da dove vivo, prendiamo spesso il caffè nello stesso bar) che si interessa (chissà come mai) di comunicazione nel mondo virtuale. Mi ha dato una risposta articolata di cui ho capito poco (non è una novità, sono una persona piuttosto limitata). Quando parla con me adopera un lessico tecnico incomprensibile (forse per vendicarsi del mio) dunque incompatibilità, ahimè, e reciproco sfottò. Abbiamo convenuto entrambi di non essere competenti, forse ci vorrebbe uno psicologo.

Insomma non ho capito perché mi mandino messaggi sui gusti sessuali dell’uno, o sugli imbrogli dell’altro. La maggior parte delle volte non so neppure di chi parlino: abito a Torino, in campagna e non ho la minima idea di chi diamine siano questi sputtanandi signori e signore, né mi interessa.

Per la verità i delatori mi hanno stupito, sebbene siano pochi (per fortuna) e spero che così rimangano (se sparissero, preferirei).

Se non si fosse capito, inviterei codesti simpatici frequentatori della mia mail a scegliere altri indirizzi: sono certo che ci sia un’ampia scelta che potrà dare loro maggiori soddisfazioni.

Grazie.

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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