MARONI: TROPPI IMPEGNI

di Gabriele Ainis

 

Pare che Maroni, il nostro ministro dell’interno, andrà a manifestare personalmente la propria solidarietà al sindaco di Ottana. Pare.

Probabilmente è molto più intrigato da ciò che accade al governo del paese perché, se si andasse ad elezioni anticipate, la Lega prenderebbe Berlusconi per i maroni (con la “m” minuscola) ben di più di quanto già non faccia adesso. Insomma i Maroni, vuoi che li si consideri con la minuscola o la maiuscola, sono molto impegnati.

E poi, ci si mette anche il sindaco di Illorai, una gentile signora, cui hanno ammazzato un cavallo a schioppettate (non senza una precedente lettera minatoria al marito) con il risultato che ha dato le dimissioni.

Andrà anche la lei? Manifesterà solidarietà? Cercherà una svendita di lottatori di sumo per scortare gli abitanti di Illorai dopo quelli di Ottana? E poi si passerà a Lei? Noragugume? Bolotana? Trasferiremo la popolazione di Hokkaido in Sardegna?

Vertice a Nuoro, comunque, per discutere dei problemi della sicurezza ad Ottana, Illorai, Lei e in tutti gli altri paesi dove la crisi occupazionale (ma non solo) ha creato una situazione insostenibile fatta di persone a spasso che però, grazie al pregresso, agli esempi di lungimiranza degli amministratori regionali, si aspettano una soluzione dallo stato, sia esso regione o Roma, dove comunque si finisce, e si finirebbe, anche se s’Autonomia fosse maggiore o s’Indipendentzia fosse cosa fatta (non ci si libera facilmente né delle mogli né delle colonie).

Chissà se in quella riunione di Nuoro i responsabili della pubblica sicurezza, e della sicurezza pubblica, guarda un po’ che mutando l’ordine dei fattori il prodotto cambia, hanno considerato che a breve, non si sa quanto ma accadrà, Legler chiuderà definitivamente i battenti lasciando a casa altre 500 persone, per le quali si studierà un meccanismo di protezione (si spera) sul quale è difficile pronunciarsi a sfavore, qualunque esso sia, ma contribuirà a rafforzare l’idea che dev’essere lo stato a dare da mangiare, mentre, al contrario, dovrebbe contribuire a far sì che si creino le condizioni affinché ciascuno possa guadagnarsi uno stipendio. Ne avranno discusso?

Però la classe politica, senza distinzioni, si indigna e partecipa, esprime solidarietà e ricomincia a ciangottare delle solite menate che non sto ad enumerare perché tutti le conosciamo e ne leggiamo giornalmente sui giornali…

…già, i giornali!

Dove sono i signori giornalisti, di che parlano? Ad esempio: hanno mai parlato della Legler?

Ma certo, spesso e volentieri, ad esempio tutte le volte che i lavoratori inferociti sono scesi per la strada a bloccare la 131 invocando, di fatto, la concessione di altri aiuti di stato per mandare avanti un carrozzone improponibile in un’Europa che ha cambiato strada e non ammette più che lo stato perturbi il mercato foraggiando aziende evidentemente incapaci di sopravvivere da sé. È mai accaduto che i “giornalisti” ne abbiano parlato in questi termini, denunciando ciò che è palese anche senza una laurea alla Bocconi?

Fortunatamente gli “scripta” manent, così ci si può sbizzarrire a ripercorrete la scia del nulla che pubblicano entrambi i quotidiani regionali seguendo l’onda del sensazionalismo giornaliero, delle “lotte” per lo stipendio (e non per il posto di lavoro, per chi capisce la differenza) e favorendo, di fatto, il perpetuarsi di un sistema perverso di ridistribuzione dei soldi pubblici che, più che illegale, stupido, ingiusto, è “vecchio”, passato di moda e testimone dell’arretratezza che continuiamo a portarci sulle spalle a causa del circolo vizioso dei piccoli privilegi sul quale si basa la politica, l’informazione l’”impresa”, per non parlare del sindacalismo idiota considerato esso stesso un metodo di sopravvivenza personale, un espediente per ritagliare la propria piccola fettina, magari magra ma comunque buona per tutte le stagioni.

C’è mai stato un cavolo di giornalista che abbia avuto il coraggio di dichiarare che noi non cerchiamo lavoro ma la possibilità di partecipare alla spartizione della torta? Che le “lotte” dei lavoratori sono e sono state funzionali al perpetuarsi dell’assistenzialismo che tutto sommato ci sta benissimo, a tutti, perché pochi che siano (e sputaci sopra) se a fine mese ci arrivano i soldi sicuri siamo contenti e possiamo anche permetterci di oziare dalla mattina alla sera, con l’opportunità di parlare del bieco colonialismo centralista, dell’importanza strategica della lingua sarda come elemento fondamentale dello sviluppo e della bellezza di Malta indipendente e sovrana?

Mi punge vaghezza che non siano stati tanti i giornalisti, i sindacalisti, gli uomini politici piccoli, grandi medi, mediocri, gli intellettuali, intellettualoidi, intellettualini che si siano presi la briga di esaminare con un briciolo di amor proprio ciò che sta accadendo dalle nostre parti perché, se ci avessero provato, non si assisterebbe a questa vomitevole schifezza fatta di proclami, partecipazioni, stupore.

Ciò che sta accadendo è il risultato della chiusura del circolo, da tempo conclusa, tra una società che ha intravisto troppi decenni addietro la possibilità di vivere di pubblico ed ora ci si è abituata, rivendicando ancora oggi il “diritto al lavoro” sancito dalla costituzione come un “diritto al salario” da richiedere all’uomo politico di riferimento. Se il salario non arriva, si spara e si pensa probabilmente di avere tutte le buone ragioni per farlo.

Non è dato sapere se, alla fine, gli inquirenti arriveranno ad individuare i responsabili dei fatti di Ottana o il killer di cavalli di Illorai. Ci auguriamo che avvenga, che vengano giudicati secondo giustizia e scontino una pena in accordo con le leggi.

E poi?

Teniamo ancora una volta la Sardegna centrale sotto scorta (in attesa di mettere sottoscorta tutta l’isola), oppure cominciamo ad interrogarci sul modo per uscire dalla situazione in cui ci siamo gettati con le nostre mani, credendo che i denari pubblici fossero di tutti e dunque, soprattutto, nostri? Chi glielo spiega ai giovani (e non solo) di Ottana e circondario, senza lavoro, senza un briciolo di cultura perché le scuole (quando ci sono) non funzionano, che bisognerebbe cominciare a pensare che bloccare la 131 per far dare altri contributi alla Legler non funziona più?

Possiamo cominciare a parlare di programmazione industriale, di indirizzi, di istruzione, di supporto allo sviluppo industriale fatto di vantaggi fiscali (e non di contributi a fondo perso, quindi i soldi si elargiscono se si produce e si vende, non se si tirano su capannoni da lasciare vuoti) o dobbiamo ancora assistere ai dibattiti sulla limba, sull’indipendenza, sullo statuto e sui quattro soldi da dare all’ennesimo convegno sulla scrittura nuragica, mentre il disagio sociale comincia a sfociare in schioppettate e dinamite?

Ecco, queste sarebbero buone domande per tutti noi, senza escludere giornalisti ed ex-giornalisti, politici, sindacalisti veri e fasulli, intellettuali veri (se ci sono) e farlocchi.

Con buona pace degli imbecilli che continuano a parlare di codice barbaricino, poveri idioti!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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