VENTO PORCO! PERCHE’ I SARDI DELL’ETA’ BRONZO NAVIGARONO POCO, MALE E NELLA DIREZIONE SBAGLIATA.

di Desi Satta

 

Fernandez-Arnesto è un accademico, lavora e scrive con criteri che si potrebbero definire scientifici nell’accezione che si dà a questa categoria nell’ambito degli studi storici. Si occupa infatti (tra le altre cose) della storia delle esplorazioni e questo saggio rappresenta un interessante spaccato (divulgativo, o comunque alla portata di noi poveri appassionati ignoranti) delle peregrinazioni umane dalla preistoria in poi. A dire il vero, si dovrebbe dire umane e pre-umane, giusto per indicare che la preistoria comprende quell’Homo Erectus (o H. Ergaster, tralasciamo questi dettagli) che uscì dall’Africa per colonizzare il mondo.

Raccontare l’avventura dell’esplorazione umana non può naturalmente prescindere dalla storia della navigazione a vela che, in alcune parti del mondo, ad esempio nel Mediterraneo dell’età del bronzo e nel Pacifico del primo millennio d. C., rappresenta l’ icona del viaggiare, spostarsi, scoprire nuovi mondi, nuovi popoli e nuove opportunità.

L’aver considerato l’intero arco delle esplorazioni umane, ha naturalmente richiesto l’analisi di una gran mole di dati e dunque la possibilità di cimentarsi in ipotesi sostenute da una statistica ampia e verificabile sulla base di fonti archeologiche e storiche, prima di tutto, nonché etnologiche.

Analizzando le modalità delle esplorazioni basate sull’uso della navigazione a vela, l’autore stabilisce l’assioma che l’impulso allo spostamento sulle grandi distanze sia condizionato dalla qualità dei venti disponibili. Ciò è una considerazione ragionevole, non dimostrabile ma pacificamente accettabile da tutti sulla base del ragionamento che la navigazione a vela non può avvenire se non sono utilizzabili venti adatti.

Sebbene possa apparire una scontata banalità, questa considerazione si inquadra nell’argomento più generale proposto da coloro che sostengono come lo sviluppo dell’umanità dipenda in prima istanza dalle pressioni ambientali e dalle opportunità, mancando le quali poco senso avrebbe interrogarsi sul perché una popolazione abbia raggiunto tardivamente, o mai, determinate conquiste. L’agricoltura e la pastorizia si sono sviluppate in aree nelle quali erano disponibili piante ed animali addomesticabili, la metallurgia in zone in cui vi era disponibilità di metalli, la navigazione a vela sulle lunghe distane laddove si disponeva di venti adatti alla bisogna.

Analizzando le direzioni generali degli spostamenti in epoche preistoriche e protostoriche, quando la tecnologia della vela consentiva poco e male (o per nulla) la navigazione di bolina (controvento) Fernandez si sente autorizzato a concludere (citando dati molto completi ed interessanti) come gli esploratori si siano sempre diretti in direzione opposta a quella dei venti dominanti.

Sebbene ciò possa apparire, a prima vista, contrario alla logica, ma i dati appaiono assai convincenti, l’autore ne dà una giustificazione ragionevole: gli esploratori, prima di tutto uomini dediti agli affari, ai commerci o ad attività ad essi legati (includendo le correnti migratorie imposte dalle pressioni ambientali su popolazioni sovrabbondanti rispetto alle risorse disponibili), volevano prima di tutto essere sicuri di riuscire a tornare a casa. Ciò sarebbe stato possibile riuscendo a navigare in direzione opposta ai venti dominanti quando le condizioni atmosferiche l’avessero reso possibile per inoltrarsi in nuove regioni sconosciute, ma con la ragionevole certezza di disporre di un vento “buono” che avrebbe consentito di riportare a casa sé stessi e le merci (o le informazioni, la prima merce degli esploratori) che avrebbero giustificato il viaggio.

Naturalmente, il primo esempio che salta alla mente è quello dei fenici, navigatori per eccellenza, le cui direzioni di spostamento sono orientate per l’appunto da oriente verso occidente, contro il venti dominanti che spirano per gran parte dell’anno da nordest.

E in Sardegna?

Ecco il punto: come ben sanno coloro che si occupano di energia eolica (intendo professionalmente, non chi ne parla perché la mamma l’ha inopinatamente dotato di una lingua e due dita, uno per digitare fesserie su una tastiera, l’altro per ravanare nel naso nel frattempo) il nostro vento è di scarsa qualità, sia per la produzione di energia che per una navigazione che non disponga di un’adeguata tecnologia di bolina

Premesso che non v’è alcuna indicazione (archeologica o storica) di una navigazione “sarda” nel corso del II millennio a.C.(1) l’osservazione che la qualità e la direzione dei venti dominanti sarebbero responsabili dello sviluppo della stessa renderebbe conto dell’evidente mancanza di una vocazione marina delle popolazioni isolane dell’età del bronzo, soprattutto in direzione orientale.

Se anche vi fossero stati improbabili e coraggiosissimi navigatori, essi si sarebbero diretti, con ogni probabilità, verso occidente. Quello stesso occidente nel quale, tra l’altro, si ritrovano i pochi segni di una certa vicinanza culturale con gli orizzonti isolani del secondo millennio(2).

Dunque niente intrepidi comandanti coraggiosi, non finché le rotte furono aperte da altri, gli stessi che portarono una tecnologia adatta.

E tutto per colpa del vento, porca miseria, o sarebbe meglio dire: porco vento!

 

desi.satta2@virgilio.it

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F. Fernandez-Arnesto. Esploratori: dai popoli cacciatori alla civiltà globale. Bruno Mondadori (2008)

 

(1)Si parla di navigazione associata all’esplorazione; dunque niente a che fare con il cabotaggio costiero attorno all’isola, o la pesca; per cortesia non ricominciamo con i due nuraghi di Mal di Ventre.

(2)È curioso come alcuni archeologi ammettano queste innegabili somiglianze suffragate da elementi stilistici e si intestardiscano a lanciare a tutti i costi i guerrieri sardi verso oriente, dove manca il seppur minimo riscontro stratigrafico o di qualunque altro genere.

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Una risposta a VENTO PORCO! PERCHE’ I SARDI DELL’ETA’ BRONZO NAVIGARONO POCO, MALE E NELLA DIREZIONE SBAGLIATA.

  1. Purtroppo (per lui e i suoi lettori) questo esperto velista pare non si accorga che il vento non è l’unica variabile che occorre valutare per regattare. Ci sono le correnti, e nel Mediterraneo sono belle forti, soprattutto in certi periodi dell’anno. Ma, si sa, noi sardi abbiamo paura del mare…pertanto vorrei chiedere come è possibile che qualcuno sia giunto nell’isola? Volando? E visto che abbiamo vasi del VI Millenio a.C. con la Dea Madre scolpita nell’ansa…è possibile che questi naufraghi si portassero dietro vasi così pregiati su una zattera? E se, invece, avessero deciso di trattenersi nell’isola…avrebbero forse dimenticato come si va per mare? Non avrebbero, magari per curiosità, esplorato il territorio (interno e costiero)? La vela è argomento serio, non è pane per i denti di scrittori. O Fernandez è un velista?

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