QUANTO E’ STUPIDA UNA STELLA? DA SOLA POCO, IN COPPIA…

di Gabriele Ainis

 

Stelle, stelle, stelle: di neutroni, nane bianche, giganti rosse, quasar, pulsar, buchi neri. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le borse, basta guardarsi attorno e scegliere: il supermarket galattico è aperto ventiquattro ore al giorno.

Sarà per questo che delle stelle si abusa non poco, peggio dei preti con i bambini: sono là, non costano niente. Non c’è neppure bisogno di allungare la mano, sono talmente grandi che sono loro ad avvicinarsi senza neanche la necessità di due santini e un’ave.

Se si pensa a loro, le si immagina enormi, immense, eccessive, lontane ed aliene per noi, piccoli terrestri, abituati al tepore del nostro pianetino sfigato che, fortunatamente, non può interrogarsi riguardo la sorte trista d’aver ospitato per un paio di centinaia di migliaia d’anni una specie così rissosa ed insulsa come la nostra, talmente irresponsabile da rischiare seriamente di togliere il disturbo a breve.

Affascinanti, ma anche abusate, tanto da finire sulle bandiere, sulle etichette dei salami, sulle bottiglie di acqua zuccherata corretta arancio e CO2, sul soffitto della tomba dell’amante di Hatshepsut.

Ovunque occorrano, eccole accorrere (che bella allitterazione, a volte mi chiedo se mi vengano così, da sole, oppure ci debba pensare a lungo; uno di questi giorni mi telefono per chiedermelo).

Così erano usatissime per i nick, anche se ora un poco desuete rispetto al passato. Non ci sono più i Sirio72 di una volta, gli aldebaran68, le nova71 e le supernova72. Latitano altair11, vega3, antares12 e nashira17…

Poveracce, dopo tanta attenzione virtuale, l’impatto totalizzante dei manga le ha cacciate fuori mercato, potere dei fumettacci orientali e della scuola che non è più capace di mostrare il cielo agli studenti, così si accontentano, beati loro, di uno schermo LCD e sognano là dentro.

Che siano diventate stupide?

Domanda intrigante, tanto da porsi come valida alternativa a quelle di coloro che, orfani della capacità di leggere un libro, si rivolgono ai liBBri (per far finta di scriverli e/o di leggerli) e vagano tra popoli antichi e misteriosi, scritture arcane, riti esoterici, lingue morte da tenere in vita con sonore iniezioni di soldi pubblici, eclatanti allineamenti astrali, sodomie autoprocurate via ortaggi freschi, così da avere un buon motivo per starnazzare, offendendo le orecchie altrui.

La risposta, scontata, dovrebbe essere negativa. No; le stelle non sono stupide, mentre domandarselo sì, parrebbe sciocco, se non fosse, ma guarda un po’ la stranezza del web, che ancora c’è chi le adopera come schermo, come un tempo si faceva con gli Aldebaran68 e le Supernova 72, cosa che dovrebbe far riflettere, da una parte per via dell’intrigante ed evidente intento retrò, e dall’altra perché non ci si accontenta più di una. Adesso ci vogliono le doppie stelle, sebbene, con manovra da veri maestri dell’astronomia (ma chi era Keplero al confronto?) due se ne usano per indicarne solo una e, meraviglia delle meraviglie, neppure stella ma pianeta, tornando indietro negli anni in cui non si faceva caso a tutta questa gran differenza tra l’una cosa e l’altra: stelle, pianeti, comete, asteroidi, planetoidi, UFO, insomma le lucine lassù nel cielo, quelle che Ciàula, assieme alla luna, non aveva mai visto, ma nessuno ci ha mai pensato, inebriato dalla prosa di Pirandello che, a differenza della mediocrità odierna, era capace di donare suggestione vera, profonda e diretta all’anima, senza neppure la necessità di un traballante raziocinio intermediatore. Chi mai avrebbe potuto pensare alle stelle di fronte al disco splendente dell’astro a noi più vicino?

Ma torniamo a noi: perché nascondersi dietro due stelle che stelle non sono? Perché due? E perché chiamarle stelle?

Non si sa, non è dato sapere per i lettori comuni, coloro che non si occupano di ermetici misteri e si domandano: ma chi sarà che si nasconde dietro queste due stelle che stelle non sono e che non sono neppure due??

E chi se ne frega?

La domanda, al massimo, sarebbe un’altra: se una stella da sola non è scema, cosa possiamo dire di due (che stelle non sono, anzi non è)?

Ma basta leggere le stupidaggini che scrivono, no(1)? E che altro? What else?, come direbbe il macho-macho sorseggiando un pessimo caffè industriale, lo sguardo incredulo e gli occhioni bassi da cane bastonato (la coda non si può mostrare a causa della pudicizia mediterranea, ma ci sarebbe da giurare che si trovi tra le zampe il che, a ben pensare, non dovrebbe stupire).

Insomma, se una stella solitaria stupida non è, forse ciò non è vero per due, sebbene talvolta possano essere una e neppure stella, una diade mistica il cui significato non è dato sapere agli uomini (normali, quelli subnormali lo capiscono benissimo, invece, visto che scrive, o scrivono, per loro). Insomma un esempio lampante di come il risultato di un accoppiamento sia spesso diverso dalla somma algebrica delle parti, come accade se un Astro si sdoppia componendosi poi in uno solo e si diletta di astronomiche idiozie.

Un Astro… o forse, come direbbero gli amici di Romaccia ladrona…

A’ strò…(2)

Ecco perché tanto ce l’hanno con i centralisti romani… e se improvvisamente la diade diventasse una triade, come Moggi&C? Un solo “A’ stro…” o tre?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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(1)O scrive? Visto che sono due si dovrebbe usare il plurale, ma in realtà è una sola…. Ah che terribile interrogativo!

(2)Da pronunziare come farebbe Gasparri parlando della disavventura del censore di RAI3, colui che partì per trombare e finì… in un convento a riflettere.

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