C’È CHI I MESSAGGI LI LEGGE IN NURAGICO, CHI LI SCRIVE CON LE BOMBE

di Gabriele Ainis

 

Parlare delle bombe quando scoppiano, nell’immediatezza dei fatti, è compito prima di tutto dei giornalisti (se ce ne sono). Sono loro che dovrebbero informare e commentare l’accaduto, possibilmente fornendo un briciolo di contesto ed interpretazione. Per riflettere in merito, al contrario, non bisognerebbe inseguire le notizie (quelle dei giornalisti, se le dessero, per l’appunto) ma precederle. Se non precorrere ciascuna bomba, realizzare l’esistenza del pericolo, domandarsi se – per caso – non ci siano le condizioni sociali affinché delle persone, assolutamente identiche a noi, possano costruire e far esplodere ordigni mortiferi potenzialmente in grado di causare una strage, o sparare tre scariche di pallettoni attraverso le finestre della casa di un sindaco, nella piena coscienza che il piombo possa colpire una bambina di quattro anni o uno di tre mesi, ancora nella culla, senza contare, naturalmente, lo stesso sindaco e la moglie.

Questo, il riflettere in anticipo, dovrebbe essere compito dei politici e degli intellettuali. AI primi deleghiamo l’amministrazione, la gestione della cosa pubblica e la programmazione del nostro futuro, i secondi li manteniamo nella speranza che possano aiutarci nel difficile compito di interpretare la realtà.

Per quale altro motivo, altrimenti, andremmo a votare o compreremmo un libro?

Dunque, se leggo la notizia di un chilozzo buono di gelatina e nitrato d’ammonio che squassa una palazzina di Ottana e di tre scariche di pallettoni sparati contro l’abitazione del sindaco (contro le finestre, intendiamoci, senza troppi sconti) mi aspetterei prima di tutto di leggere la notizia sui giornali e poi, immediatamente dopo, di ascoltare commenti di politici ed intellettuali, sicuro, nel primo caso, di essere edotto in merito all’accaduto e, nel secondo, di avere sia un interpretazione approfondita che una proposta immediata, solerte, sul da farsi. Ma mi aspetterei, soprattutto, che rimandassero tutti a ragionamenti già fatti, a previsioni ed al perché, nonostante avessero immaginato la possibilità che accadesse, sia successo comunque. Insomma, prima di ogni altra cosa, mi aspetterei le loro scuse!

È accaduto?

Come no: andiamo a dare una veloce occhiata al dibattito politico, intellettuale degli ultimi tempi o alle grandi inchieste giornalistiche dei nostri quotidiani, proviamo. Ce n’è uno, tra giornalisti politici o intellettuali, che si interessi delle condizioni di degrado sociale dei centri come Ottana o che semplicemente si renda conto della loro esistenza? Aree che sono state sommerse, negli anni, da un flusso continuo di contributi statali, soldi che ancora adesso vengono richiesti a gran voce per contribuire a mantenere una dissennata politica assistenzialista priva della seppur minima programmazione comune del futuro?

Andiamo, non scherziamo: il giornalisti sono quanto di più squallido si possa trovare nel panorama dell’informazione. Nella migliore delle ipotesi, persone affette dal morbo dell’avvoltoio, pronte a lanciarsi sulle notizie come necrofagi in cerca della carcassa più puzzolente, senza la minima predisposizione al domandarsi il perché della presenza dei cadaveri: l’importante è spolparli e correre velocemente a trovare il successivo.

I politici? Date un’occhiata alle cronache consiliari, leggete e vedrete di cosa si occupano i nostri rappresentanti. Se i giornalisti sono affetti dalla sindrome dell’avvoltoio, gli altri paiono colpiti (e lo sono) da quella del Titanic: stanno sul ponte di comando a litigare sulla densità del ghiaccio dell’iceberg che ha colpito la nave, sulla temperatura dell’acqua marina che ucciderà i passeggeri privi di un posto sulle lance di salvataggio, sulla possibilità che ci siano o meno gli squali affamati che si sazieranno di lì a breve. In realtà sanno che, al contrario dei capitani coraggiosi veri, loro sono così falsi che hanno riservato prima di tutto un posticino per sé e famiglia (estesa, ci sono anche i tirapiedi e le puttane) su un’acconcia lancia di lusso, un cabinato dotato di aria condizionata e frigobar. Ce ne sarà uno, di costoro, colpevoli di aver sbagliato rotta, di non aver previsto sufficienti misure di sicurezza, di aver portato la nave al disastro, che verrà colto da una seppur passeggera crisi di coscienza?

Altro che: si va dai Maninchedda che si indigna ai Gatti del Chesire, i presidenti evanescenti, che manifestano solidarietà. C’è di tutto, ma proprio tutto salvo, guarda un po’, l’assunzione di responsabilità. Questi, non solo non si rendono conto dell’accaduto, ma neppure si chiedono dove diamine si trovassero negli anni passati mentre in luoghi come Ottana si formavano le condizioni affinché i messaggi si mandassero con le bombe e le schioppettate e tutto, naturalmente, mentre si discetta dottamente di Atlantide, della conta dei nuraghi e della riqualificazione del territorio attraverso al determinazione delle origini della metafora Platonica, per non dimenticare i contributi necessari al mantenimento di quell’orrendo carrozzone assistenzialista che si chiama LSC. Fantastico!

Così ci sono coloro che sparlano di sardità decifrando i ghirigori nuragici degli escrementi canini, mentre i sardi veri, quelli che non sono sherdanu e neppure i nobili barbaricini guidati dall’omonimo codice, scrivono in un nuragico moderno utilizzando l’esplosivo e il piombo. Il bronzo no, per una volta, il materiale non si confà.

Dov’erano i signori indignati negli anni passati? Non è che fossero per caso al timone della regione? No? E allora dove diamine si trovavano per non sapere della situazione esplosiva (tanto per girare al grottesco, ché la situazione è adatta) di Ottana?

E i giornalisti che esprimono preoccupazione e sgomento: si trovavano inviati speciali in Antartide per un servizio sulla livrea del Pinguino Imperatore, oppure a bearsi, in combutta con un sindacalismo deteriore, dei fallimenti, delle agitazioni, delle lotte per recuperare un altro schizzo di latte dalla tetta pubblica così da mandare avanti un’altra infornata di cassa integrazione e prepensionamenti?

Sì, pare ci siano due linguaggi, al giorno d’oggi, in Sardegna, per scambiarsi i messaggi: il nuragico e le bombe. Complimentiamoci con noi stessi perché siamo gli unici al mondo, un altro piccolo record.

A tutti le più sentite congratulazioni ed i migliori auguri di buon proseguimento.

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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