UNA PREGHIERA PER UN ARCHECOCOMICO

di Desi Satta

 

Ci sono dei libri splendidi come ad esempio Guida all’Italia misteriosa. Quando mi capita di vederne uno, mi chiedo a chi siano destinati e se davvero ci siano persone capaci di acquistarne una copia per organizzare un viaggio attraverso l’Italia alla ricerca dei luoghi “misteriosi”. Del resto c’è chi paga per andare a far parte del pubblico di una delle numerose ed alienanti trasmissioni televisive che passano in video attualmente. Una mia amica mi domandava di recente un parere su quale abito indossare per andare ad applaudire a comando non so quale presentatrice televisiva.

Niente spocchia: è una carissima amica con cui non condivido i gusti in merito di svaghi, ma non per questo la considero una minus habens (per la verità è lei che mi considera strana perché mi piacciono i “sassi”, così lei chiama gli utensili litici).

Così, Se de Agostini pubblica un atlante dei luoghi misteriosi significa che si vende o c’è la prospettiva di farlo, ergo esistono persone che si dilettano nella ricerca e visita di cotali interessanti luoghi ameni.

Visto che mi è capitato tra le mani, non ho evitato di saltare al capitolo dedicato alla Sardegna, tanto per curiosare, domandandomi quali fossero i luoghi potenzialmente “misteriosi” o considerati tali.

Che delusione!

Prima di tutto il titolo: janas, diavoli e fantasmi! E poi neppure un nuraghe né una domus de janas o una tomba di giganti. Il golfo degli angeli, la jana del telaio d’oro di Orgosolo, gli amanti del castello Malaspina di Bosa, la leggenda di Castel Doria, S’Ardia di Sedilo, la donna di pietra del lago Baratz.

Il lago Baratz!!! E che diavolo è? Mai sentito (ammetto la mia ignoranza) e poi dove sarebbe il mistero? O in generale: ma dove sarebbero i misteri?

Se di guida turistica ad uso degli arcanofili si tratta, possibile che ce ne siano di disponibili ad andare a vedere una pozzanghera in via di esaurimento soffocata dall’urbanizzazione e dal cemento così caro a noi isolani (assieme alla birra, strano che a nessuno sia ancora venuto in testa di produrre birra al cemento o cemento impastato con la birra)? Oppure un castello come quello dei Doria, di cui rimangono appena poche rovine per nulla affascinanti? Come sostenere la concorrenza, ad esempio, col bellissimo castello del Piagnaro infarcito delle enigmatiche steli della Lunigiana un tempo considerate immagini di extraterrestri da quel furbacchione paraculo di Kolosimo mai troppo vantato?

Così mi sono domandata chi si fosse reso responsabile della totale mancanza di fantasia della guida (se non altro nella sezione a noi dedicata). Una guida turistica (io ne possiedo di stupende, edite in Francia e Inghilterra, che sono capaci di intrigare veramente coloro che volessero mettersi in viaggio) dovrebbe instillare nel lettore un profondo desiderio di recarsi in un luogo. Ad esempio a Verona c’è il balcone di Giulietta e chi si reca in quella città non può evitare di andare a vederlo, perché la guida turistica l’ha scritta Shakespeare, mica Pinco Pallino! Sebbene sappia benissimo che Giulietta non è mai esistita sono andata a vederlo e mi sono anche commossa, senza vergognarmene minimamente. Quindi una guida turistica che invita a visitare i luoghi del mistero, dovrebbe provocare emozione, ma considerare anche che ci vogliono prima di tutto suggestioni. Quali suggestioni si possano estrarre da una pozzanghera, resta davvero, questo sì, un mistero!

Però il colpevole è noto. Pare che le schede relative alla Sardegna (e parecchie altre regioni) le abbia preparate Archaema s.r.l..

Non so chi siano, anche perché il loro sito risulta in via di aggiornamento, però sono certissima che dovrebbero cambiare mestiere: a mio avviso non ce n’è stato uno che sia stato spinto a visitare il lago Baratz (ma che diamine è?) dopo aver letto la scheda pubblicata sull’atlante.

Ora: forse che in Sardegna non abbiamo misteri? Ma scherziamo?

Misteri ne abbiamo a bizzeffe, a tonnellate, ma non parlo del vero mistero rappresentato da noi stessi e dall’atavica voglia di farci del male che ci accompagna da tempo immemorabile, quanto di quelli farlocchi e particolarmente intriganti legati alla miriade di sciocchezze propalate in rete e su supporto cartaceo da decine e decine di archeocomici.

Ora, mi chiedo: visto che sono così impegnati a scrivere scemenze, perché non inventarsi un congruo numero di misteri per la pubblicazione di una “Guida ai Misteri Sardi?”.

Andiamo, se le persone ascoltano Voyager (la cui messa in onda è considerata talmente importante da causare lo spostamento di altre trasmissioni) perché non dovrebbero essere intrigate dai fantasmi nuragici di Barumini? Dal mistero del tesoro di lingotti d’oro della Tomba di Giganti di Li Lolghi che nessuno riesce a trovare perché magicamente protetta dai metal detector? Dal fantasma dell’accabadora Juanica Torracoa di Olmedo che non trova pace e continua a martellare col mazzolu di olivastro contro le muraglie di Monte Baranta in cui è costretta da duecento anni a causa di un sortilegio del perfido mago Sedazzeddu Moddimoddi?

E il segreto nascosto nella scrittura nuragica che racchiude la localizzazione del Sacro Graal(1)?

E le spade di S. Iroxi da cui è nata la leggenda della spada nella Roccia?

E la flotta di Enea, il famoso sherdanu, che erroneamente (nonché colpevolmente) Rubens d’Oriano nasconde alla vista degli studiosi affermando che si tratti di navi romane?

Insomma: possibile che non ci sia un archeocomico, uno, che si metta lì a scrivere una congerie di fesserie di questo genere? Lo fanno continuamente continuando ad angariare la gente affinché acquistino le scemenze che pubblicano, almeno potrebbero incrementare il turismo, no?

Su, coraggio, volete che vi chiami ad uno ad uno?

Mì che lo faccio eh?

 

desi.satta2@virgilio.it

 

Guida all’Italia misteriosa. I luoghi raccontano: miti, leggende e antiche tradizioni -Istituto Geografico De Agostini (2005)

 

(1) non stiamo a sottilizzare con le date: se si può tradurre un reperto medievale dicendo che si tratta di scrittura nuragica, non vedo per quale motivo non si possa dire che parla del Sacro Graal!

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2 risposte a UNA PREGHIERA PER UN ARCHECOCOMICO

  1. bruno ha detto:

    Lieto di collaborare per colmare una lacuna (grave?)
    Riprendo da wikipedia:
    il Lago di Baratz è l’unico bacino naturale della Sardegna. È situato vicino a Porto ferro, tra l’Argentiera e Alghero, si trova nel territorio del comune di Sassari, situato a 30 km da Sassari e 20 da Alghero. Il lago si è formato a seguito dello sbarramento, da parte di una duna sabbiosa, delle valli fluviali dell’attuale Rio dei Giunchi e del rio proveniente da Cuili Puddighinu[1]. Pur non avendo emissari la profondità massima del lago non cresce oltre il livello attuale a causa della permeabilità della duna sabbiosa. Nel corso degli anni la profondità del lago è variata notevolmente passando dai livelli massimi degli anni sessanta (14 metri) fino ai minimi degli anni settanta (5 metri) dovuti a prelievi idrici per l’agricoltura. Attualmente il livello del lago (6,5 metri) desta preoccupazione soprattutto per la scarsità dei fenomeni piovosi degli ultimi anni.

    Flora e fauna
    Tra le specie faunistiche più importanti: la testuggine d’acqua dolce (Emys orbicularis), la folaga (Fulica atra) e il germano reale (Anas platyrhynchos). Il lago è circondato da una rigogliosa pineta ricca di macchia mediterranea, tra cui abbondano il corbezzolo, la fillirea, il cisto, il rosmarino, il mirto, la lavanda, oltre a numerose specie di orchidee selvatiche.

    Cenni storici
    Il bacino di Baratz era già popolato nell’Ottocento in connessione con lo sviluppo dell’adiacente zona mineraria dell’Argentiera. È accertata, anche, l’esistenza, fin dall’epoca, di attività agricole, e di allevamento, con dimensioni, in particolare già nella prima metà del Novecento, probabilmente non molto dissimili da quelle attuali. Nel secondo dopoguerra nella zona è stata avviata una bonifica agraria.

    Curiosità
    Il Lago di Baratz ha da sempre alimentato leggende molto insolite, una delle quali sostiene che la vallata che oggi accoglie le acque sia dovuta allo sprofondamento del terreno che accoglieva una città (Barax), la quale oggi sarebbe sepolta da acqua e limo.
    Nel corso della seconda guerra mondiale l’esercito tedesco pose alcune sue basi nella zona. Quando venne ordinata la ritirata, la fretta delle truppe era tale da non consentire il trasporto di tutto l’apparato bellico che includeva numerose bombe. Si decise di gettare tutto nel lago, la profondità delle acque nascose nella memoria degli abitanti della zona il ricordo di ciò sino a quando, a metà degli anni novanta, il livello non iniziò a scendere, riportando in superficie alcune delle bombe. Venne allora disposta una lunga e laboriosa opera di bonifica che condusse al recupero di centinaia di bombe di vario genere, un vero e proprio arsenale delle cui dimensioni nessuno aveva mai sospettato.

  2. Maurizio Feo ha detto:

    Per fortuna, hanno tolto le bombe! Hanno rischiato la completa e definitiva distruzione di Atlantide (nessuno lo sa ancora: tutti, fino ad oggi, hanno dato le coordinate sbagliate: Atlantide si trova proprio lì!).
    Non è facile vederne i resti: il lago non è molto profondo, ma solo apparentemente, per via di uno spesso strato di LIMO egiziano, che vi fu versato dentro con rabbia, quando il destinatario si accorse di avere sbagliato a scrivere l’ordine per la sua consegna di LINO egiziano (tra l’altro, allora il limo costava molto più caro, perché era di gran moda come concime: oggi usiamo altro, naturalmente, basta andare in libreria).
    Per vedere le rovine di Atlantide, ci si deve sporgere dalla parte orientale della riva, mentre il sole tramonta e si riflette appena sulla superficie dell’acqua, ma senza ancora inficiarne la trasparenza (compresa tra 0,6 e 4,1 metri) e si deve sussurrare tre volte: “Yahvé, famme vedè!”, tenendo nella mano destra un ciottolo con iscrizioni etrusche e nella sinistra uno stampo medioevale per il cuoio…
    Non voglio rovinare la sorpresa ai numerosi turisti che – ne sono certo – si precipiteranno subito nella zona del laghetto di Baratz e quindi non descriverò la meravigliosa vista che si mostrerà ai loro occhi.
    Desidero solo aggiungere che ho preparato un MacArone’s stand sul sito, perché i visitatori possano godersi lo spettacolo insieme ad un assaggio di Slow Food alla sarda, a prezzi modici… Perché non n’aggio a trarre qualche vantaggio angh’io, scusate, signorì?

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