PARLIAMO DI NURAGHI – Parte seconda: Cos’è un nuraghe?

di Desi Satta

 

(Lo ridico in due righe, sommessamente: chi non crede all’esistenza delle proprietà emergenti nei sistemi complessi, e non è d’accordo con i punti basilari delineati nel primo post, si dedichi ad altre letture.)

 

Nei primi secoli del secondo millennio(1), compaiono in Sardegna le torri(2) nuragiche. Si tratta di torri cave (dotate di ambienti interni) e con un ballatoio alla sommità, accessibile da una scala interna (al solito lasciamo le eccezioni e concentriamoci sulla media degli edifici). Gli spazi interni vengono ottenuti con la tecnica della falsa volta, sovrapponendo conci più o meno sbozzati senz’uso di malta (a secco).

Nell’arco di un mezzo millennio (o poco più) vengono edificate circa 8000 strutture, comprendendo nuraghi a corridoio (privi di torri), torri singole, edifici comprendenti più torri (ed altri elementi). Di norma (con qualche eccezione ancora oggetto di dibattito) le strutture complesse derivano dalla sedimentazione di attività costruttive successive (ad esempio Su Nuraxi, Sa Domu ‘e su Re, Losa, per citare i più conosciuti).

Prima di procedere, completiamo l’elenco di alcuni altri dati oggettivi provenienti dalle stratigrafie:

·         La comparsa delle torri corrisponde ad una cesura netta nella successione degli orizzonti stratigrafici (che potrebbe far pensare, ad esempio, ad un arrivo improvviso di importanti apporti culturali esterni)? No: si registra una graduale e certificabile evoluzione degli orizzonti precedenti;

·         L’edificazione avviene in un ristretto arco di tempo? No: statisticamente si assiste ad un fenomeno di “infoltimento” dell’occupazione territoriale con un’attività edilizia distribuita su tutto il BM;

·         Il cessare dell’attività edilizia (avvenuto alla fine del secondo millennio) corrisponde ad una cesura degli orizzonti stratigrafici (ad esempio per l’arrivo di popolazioni straniere)? No: come per l’inizio dell’epoca delle torri, anche la sua conclusione è certificabile come una transizione priva di eventi catastrofici: l’edificazione cessa e le torri (o più in generale le strutture dotate di torri) vengono riconvertite ad altri usi (ad esempio attività cultuali e successivamente altro, fino ai giorni nostri).

Questi sono i dati (certi, a mio avviso) di cui si dispone, assieme ad altri, ad esempio che non vi è alcuna indicazione ragionevole di attività eminentemente cultuali nella fase edificatoria (invece ve ne sono di inoppugnabili per l’occupazione abitativa).

Riassumendo in breve, le torri compaiono come espressione dell’evoluzione di una cultura, radicata da millenni su un territorio, che esprime nuove esigenze.

Domanda: perché i sardi costruirono “tutte quelle torri”?

Questa l’ho sentita spesso, e la prima risposta è che la domanda è mal posta (tanto per fare un esempio è la stessa cosa che si dovrebbe rispondere quando si sente chiedere: perché gli abitanti di Rapa Nui scolpirono tutte quelle teste?)!

Mi sembra si possa condividere la considerazione che nessuno decise mai di costruire 8000 torri: né un gran capo né una tribù né un popolo, così come nessuno decise di costruirne “tante”. È vero invece che l’evoluzione della società sarda produsse ad un certo punto la necessità di realizzare torri, ma ciascuna di esse è l’esito di un’attività edificatoria singola, non di un piano globale riguardante il complesso delle torri (sebbene si possa accettare pacificamente che in un territorio ristretto l’attività edificatoria sia stata consapevole della presenza di “altre torri”, ma comunque in un contesto storico, per cui l’aggiunta di un altro atto edificatorio, non portava alla consapevolezza di una grande variazione nel panorama di cui si aveva la percezione. È il fatto di vederle tutte assieme oggi, con la capacità e la possibilità di contarle e di avere di esse una visione globale, che inganna).

La domanda corretta è dunque: perché a un certo punto in un’area indeterminata (che nella mia suggestione sta dalle parti di Macomer o Borore) ci fu qualcuno che costruì la prima? E di seguito: perché le torri si diffusero?(3)

Ecco perché nel primo post ho citato la teoria della complessità, perché permette di guardare all’inizio dell’era delle torri (ma soprattutto alla diffusione) in maniera meno convenzionale del solito (anche se può sembrare ovvia). Se il dato stratigrafico non segnala l’arrivo di costruttori di torri (e del resto è ovvio che sia così, visto che non ci sono altre aree in cui si costruissero torri in precedenza) significa che ci fu un’evoluzione della società che portò ad esigenze soddisfabili con l’edificazione di una torre. La diffusione si spiega allora con la semplice considerazione (anch’essa apparentemente ovvia) che tale esigenza doveva essere sentita in ampie aree dell’isola e la comparsa di una soluzione valida in un’area precisa (la prima torre) suggerì ai vicini la medesima soluzione. Ciò che intendo suggerire, è che il concetto di “necessità di una torre” sia una qualità emergente derivante da un mutamento sociale generalizzato in ampie aree della Sardegna (non in tutta).

Può sembrare un’ovvietà, tuttavia si può discutere sul perché un gruppo umano potrebbe decidere di edificare una torre (non “molte” torri) ad esempio chiedendosi se ci siano altri esempi di società che ne abbiano sentito la necessità.

La risposta disarmante è che tutte le società umane ne hanno realizzato, in tutti i periodi e con qualunque organizzazione sociale (con l’esclusione delle società di cacciatori raccoglitori, sebbene si potrebbe discutere anche su questo). La torre accompagna, di fatto, la storia dell’uomo a partire dall’avvento del neolitico: dalla torre di Gerico ai campanili delle chiese ai minareti alle Twin Towers.

Cosa intendessero realizzare coloro che per primi edificarono una torre nuragica non lo sapremo mai (né l’avremmo saputo con precisione se avessimo potuto conversare con loro, poiché il significato globale di una costruzione, anche la più semplice, è un fatto culturale profondo che include tutta la concettualità sociale dell’individuo, assimilabile solamente con una partecipazione totale alla società stessa). Disponiamo però delle stratigrafie, della storia di altri popoli che edificarono torri, degli studi etnologici di popolazioni presumibilmente non distanti dalla cultura nuragica.

Se spostiamo la nascita delle torri dal problema del “perché nacquero le torri” al “perché costruirono la prima”, la prospettiva del problema cambia.

2/segue

 

desi.satta2@virgilio.it

142b

(1) non stiamo discutendo di datazioni precise, cosa che esula dal tema del post;

(2)la definizione corrente di Torre la si trova ad esempio qui;

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