FALCETTO NEOLITICO: una ricerca di archeologia sperimentale – Parte prima: generalità.

a cura dell’Associazione Paleoworking.

 

L’Archeologia Sperimentale (AS) non è un esercizio di bricolage.

Replicare un utensile (o più in generale un oggetto, un edificio) realizzato originariamente in un periodo precedente la disponibilità di fonti storiche, o relativo ad un manufatto non descritto da fonti storiche, presuppone infatti il rispetto di due condizioni:

1.       la determinazione di una catena operativa (successione ordinata delle operazioni elementari che portano alla sua realizzazione) compatibile con le conoscenze/tecnologie presenti nel periodo considerato;

2.       la compatibilità della catena operativa individuata con tutte le evidenze archeologiche disponibili relative all’oggetto di indagine, nessuna esclusa.

3.       Il riscontro etnografico

L’AS non è dunque un esercizio di abilità manuale, né un’esibizione di bravura (o della capacità di sopravvivere in un ambiente “selvaggio”), quanto un progetto di ricerca, con un fine specifico, costruito a partire da dati archeologici certi e teso (tra l’altro) alla ricostruzione di una possibile modalità di realizzazione di un manufatto, senza alcuna indulgenza verso le suggestioni basate sul “buon senso” e del tutto rispettosa del fatto che una parte più o meno consistente della catena operativa proposta resterà comunque nel campo delle possibilità, passibile di modifica e/o sviluppo mano a mano che nuovi dati archeologici – ma non è escluso, anche storici – verranno resi disponibili. Da questo punto di vista, l’AS non si discosta da tutte le altre branche della scienza.

Il Falcetto Neolitico, del quale si fornisce di seguito una possibile catena operativa per la sua realizzazione, è un utensile maturo, risultato di un processo di sviluppo che ha inizio molto presto nella storia evolutiva di Homo. Chiare evidente archeologiche, mostrano infatti che fin dagli albori dell’uso di utensili (probabilmente fin dalle australopitecine) essi vennero adoperati per lo sfruttamento delle fonti vegetali di cibo. Di certo, nel corso del paleolitico superiore, lame monolitiche a sezione trapezoidale, prive di manico, vennero utilizzate dai cacciatori-raccoglitori per il taglio di arbusti selvatici, dando inizio allo sfruttamento intensivo dei semi (cereali) che si trasformerà successivamente nello sviluppo dell’agricoltura.

D’altra parte, l’uso di utensili ibridi pietra/legno o pietra /osso-corno è testimoniato con certezza, per via archeologica, fin dalle prime fasi di Homo Sapiens, con buona probabilità per Neandertal (soprattutto nelle fasi finali del Casteperroniano) ed ipotizzato in fasi precedenti (H. Rudolfensis, H. Heidelbergensis).

Dal punto di vista concettuale, pertanto, il falcetto neolitico (fig 1) è il risultato di una lunga storia tecnologica che testimonia l’adattamento di tecniche conosciute alle nuove esigenze del mondo agricolo sviluppatosi nel corso del neolitico.

Esempi di falcetti neolitici, sono disponibili come reperto di attività stratigrafica (dal medio oriente e dall’Egitto fig 2). Essi sono costituti da una struttura portante (manico; in legno/osso/corno)) e da una parte in pietra (lama: in selce, ossidiana, altro) incastrata e tenuta in sede da un adesivo, resistente all’usura e capace di effettuare il taglio. Con la comparsa dei metalli, la concezione funzionale del falcetto non cambierà, mentre la distribuzione relativa manico/lama mostrerà una variazione a vantaggio di quest’ultima per motivi di opportunità tecnica. È necessario anche ricordare che l’avvento dei metalli cambierà la dinamica del taglio.

Non bisogna dimenticare, inoltre, che una qualunque catena operativa, anche la più elementare, è di norma ramificata, nel senso che alcuni (o molti) dei passi successivi di cui è composta, sono di per sé atti conclusivi di altre catene operative e presuppongono la conoscenza e padronanza di altre tecniche accessorie. Nel caso in oggetto, ad esempio, si danno per acquisite le tecniche per la realizzazione degli utensili necessari alla scheggiatura degli elementi lapidei della lama, al taglio e lavorazione del manico (e dell’alloggiamento della lama), all’accensione del fuoco, alla lavorazione dell’adesivo (preparazione degli ingredienti e lavorazione degli stessi). In definitiva, deve essere ben chiaro che la catena operativa che conduce alla realizzazione del falcetto presuppone un insieme di altre catene operative e know how precedenti che la rendono possibile e che non sono comprese nella descrizione relativa al solo falcetto.

Nei post successivi, descriveremo la realizzazione del falcetto suddividendo l’argomento in due parti:

a) lama,

b) manico, adesivo e assemblaggio.

1/segue

 

ardaulipaleoworking@virgilio.it

www.paleoworking.net

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