LA SCUOLA DEL SOMMO ANTIPATICO

di Gabriele Ainis

 

È vero, sono fissato con la scuola, perché secondo me una scuola pubblica di buon livello (nel nostro sistema italiano) è un tassello irrinunciabile sulla strada del miglioramento sociale del singolo e della collettività. Tanto sono fissato, che ne parlo in continuazione, dovunque, anche se capita di prendere per i fondelli i cretinarcheologi shardariani dimentichi del dio Congiuntivo e del principe Condizionale. Se mi stanno così tanto sugli zebedei è perché sono prima di tutto immersi nell’ignoranza, il che è anche più grave della cialtroneria e della malafede (che di solito alla prima si accompagnano). Avere a che fare con ignoranti e stupidi è peggio che subire le angherie di un delinquente che, alla fin fine, sai bene come trattare: se sei più forte lo arroppi, se sei più debole scappi o ti adegui.

Dagli ignoranti e dagli stupidi non si scappa, ti raggiungono ovunque, e sono talmente invadenti e invasivi che non c’è verso di estirparli, peggio della malerba che non si caccia via neppure col lanciafiamme.

Tanto devo aver angariato i tre lettori istituzionali del bLLog, che uno mi ha mandato un link, il riferimento alla tavola rotonda organizzata da Sardegna Democratica “La difesa delle entrate: la difesa della Sardegna” e all’intervento del Sommo Antipatico.

Ascolta quest’intervento e divertiti, mi diceva l’ignoto suggeritore, così la pianterai con questa stupidata che nessun uomo politico sardo parla mai di scuola.

Naturalmente non ci ho creduto: ricevo normalmente un sacco di mail, alcune che vorrebbero essere offensive, altre che si tirano appresso corposi (e decrepiti) Trojan, altre di complimenti (non è vero ma tanto non potete controllare) altre di astrusi personaggi che non si capisce per quale motivo (io non lo capisco) si rivolgono proprio a me chiedendomi di colloquiare con loro, infine quelle di coloro che mi inviano link porno (per la verità piuttosto banali) credendo di provocarmi chissà quale collasso cardiocircolatorio.

Però, se non altro, tentarmi col mio pallino mi è sembrato quantomeno originale, così mi sono fidato del mio antivirus (ma ho controllato prima il link) e ho cliccato.

Aveva ragione lui: il convegno non era incentrato sulla scuola (allora sì che avrei subito un’immediata crisi cardiocircolatoria!) però il Guinness degli Antipatici ne ha effettivamente parlato!

Si parlava di quattrini, quattrini che la Sardegna reclama e che lo stato ingiustamente trattiene. A me interessano anche i soldi, perché senza la grana la scuola non funziona e per la verità non funziona nulla. Ed infatti, alla fine, ho ascoltato tutti gli interventi (anche quelli di Baingio Sale e Bustianu Cumpostu, perché due risate non fanno mai male ed infatti non mi hanno deluso1) cercando di non suicidarmi prima della conclusione, però ho dovuto ammettere che l’informazione arrivata per e-mail (IP rigorosamente nascosto, come da copione2) era corretta.

Durante il proprio intervento, l’Antipatico Numero Uno si è domandato: come potremmo impiegare i soldi che lo stato ci deve, se riuscissimo ad averli?

Già, bella domanda, eh? Ricorda tanto l’excusatio non petita di liceale memoria. Si vede che l’ex presidente della regione deve aver risposto spesso a questa domanda, poiché noi sardi passiamo per sperperatori di quattrini, quindi deve avere una riposta pronta e, avendola preparata con fatica, ha pensato bene di utilizzarla (le risposte sono come il maiale: non si butta via nulla e si ricicla con facilità).

All’inizio ha parlato dell’ovvio: le strade! E ti pareva! Quando si parla di spendere i quattrini, la prima risposta è quella: la Olbia-Cagliari da rifare, la Olbia-Sassari da realizzare ex novo. Però, subito dopo, si è lasciato cogliere da sacro furore ed ha pronunciato l’impronunciabile: la scuola!

Prima di tutto ha enunciato una verità sacrosanta: la scuola isolana è la peggiore d’Italia. Di questo gli sono davvero grato, perché non c’è niente di peggio che negare l’evidenza: esistono dati incontrovertibili che lo dimostrano ed affermare il contrario sarebbe da irresponsabili (c’è chi lo fa, e spero che il dio della scuola lo costringa ad imparare Sardoa Grammata a memoria, perché si merita la peggiore delle torture).

Di seguito ha accusato lo stato di esserne responsabile, poi, per farla breve, ha ricordato le azioni intraprese per migliorare la situazione quando si trovava al governo regionale e quelle del successore che, a suo dire, ha distrutto tutto il buono fatto in precedenza.

Riguardo la propaganda del S.A. in merito al proprio operato, ciascuno potrà farsi la propria opinione: personalmente sono interessato ad altro.

Finalmente sento un uomo politico che riconosce una nostra grave lacuna (io direi gravissima) e propone di spendere quattrini per porvi rimedio. Ha proposto genericamente aiuti alle famiglie per far studiare i figli, assegni di studio e creazione di pensionati per studenti disagiati, cosa che secondo me dovrebbe arrivare successivamente ad altri provvedimenti, però almeno ne ha parlato. Se ci fosse stato un contraddittorio in merito, ad esempio un interlocutore di una formazione politica avversa che proponesse una propria politica scolastica, mi sarei divertito a chiosare entrambi mettendone in risalto pregi e difetti (secondo la mia irrilevante opinione). Così non è stato, quindi mi parrebbe ingeneroso far notare che a mio avviso il S.A. dovrebbe prendersi la briga di fare un giretto nelle nostre scuole oppure, semplicemente, cominciare a leggere l’elenco degli istituti superiori isolani per poi chiedersi cosa diamine ce ne facciamo della torma di ragionieri, geometri e casari, quando poi finiscono tutti a fare i camerieri e i muratori. Però non è il caso, perché almeno è un inizio, un piccolo tenerissimo inizio che potrebbe anche diventare qualcos’altro in futuro se per caso – lo so che è l’altra fissa – gli intellettuali si facessero sentire maggiormente in attacco, con la scuola, piuttosto che in difesa, con Atlantide. Magari si potrebbe scoprire che gli assegni di sostegno, utilissimi per carità, devono essere integrati da altre bazzecole come stabili decenti, biblioteche, laboratori, indirizzi regionali da affiancare ai piani industriali e di sviluppo, e soprattutto ad una cosetta trascurabile di cui mai si parla, forse perché di loro ci si dimentica facilmente: servirebbero anche bravi insegnanti, motivati e, se non pagati il giusto, almeno supportati dalla comunità, investiti di un ruolo che gli abbiamo tolto da tempo (al massimo li investiamo con un trattore!). Questo non dipende dagli intellettuali né dai politici, o almeno non direttamente. Dipende da tutti noi.

Infine non perdono a Soru un’enorme banalità: si è domandato se le regioni ricche abbiano la scuola migliore perché sono ricche o se sia la scuola migliore che le ha rese tali!

Ecco, vorrei che lasciasse queste fini questioni logiche di uova e galline a noi dilettanti e pensasse a far politica seria. Ad esempio presentasse un piano scuola di dieci pagine alle prossime elezioni. Potrei anche essere tentato di leggerlo!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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(1) ne raccomando l’ascolto: sono di una comicità senza pari. Prima di procedere, verificate il livello dei liquidi nella vescica per evitare guai.

(2) continuo a chiedermi il perché. Forse temono il contagio!

 

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