LA MATEMATICA NON E’ UN’OPINONE

di Giampaolo Loddo

 

Non ci riesco!

Avrei potuto titolare “La matematica è un’opinione?” per poi riderci su, però non mi viene. Per quanto snobbata e negletta (in Italia c’è da chiedersi se esista, non a caso assieme alla poesia), una costruzione mentale come la matematica richiede un rispetto assoluto.

Non che altre discipline lo meritino di meno, però non è un caso se sulla matematica non ci scherza mai nessuno: l’avete mai notato?

Anche la Fisica (con la F maiuscola) considerata a ragione La Scienza per antonomasia, a causa delle note difficoltà sintattiche e semantiche legate alla comparsa della teoria della relatività ed alla fisica dei quanti (con la cromodinamica quantistica e le stringhe in prima linea, senza dimenticare i wormholes, i buchi neri e tutte le altre stranezze elaborate delle folli menti dei fisici moderni) capita a volte su Voyager, trattata da fantascienza, ma la matematica no, come per dire che con i numeri si scherza poco.

Per molti una vera iattura, tanto da guadagnarsi una sufficienza stiracchiata a costo di enormi sforzi (e della copiatura degli esercizi in cambio di denaro, spinell… sigarette, prestazioni sess… amabili conversari). Per tutti, anche coloro che hanno fatto finta di trovarla facile, una robaccia da studiare seriamente e che fa pochi sconti, per di più logica formale allo stato puro, quindi poco adatta a cialtroni e ciarlatani vari (*).

Se ci fate caso, quando l’esimio Odifreddi parla di religione o società, i preti (e i loro interessati amici) gli danno addosso senza ritegno, ma nessuno si sognerebbe mai di contestarne l’egregio lavoro di matematico (che avrebbe anche vinto il nobel, se Alfred non avesse deciso di non comprendere la matematica tra le branche della scienza per le quali il premio viene assegnato). Per la verità neppure di parlarne, perché, se chiedessi su cosa lavora Odifreddi credo che sarebbero davvero in pochi ad essere capaci di rispondere, o anche di immaginarlo.

A me invece piace, perché sono tra i pochi che ne apprezzano la poesia (sebbene sappia che tale affermazione provocherà parecchi conati di vomito ai tre frequentatori del bLLog) e sono intrigato dalla stupefacente varietà cui conduce il ragionamento logico-matematico.

Per questo ho apprezzato il libro di Stewart che, come dice i titolo, raccoglie un lungo elenco di ”curiosità”, ovvero graziosi (per chi li considera tali) piccoli problemi matematici, non particolarmente ostici, ma spesso assai significativi e sorprendenti. (Stewart è stato il successore di Martin Gardner come curatore dela rubrica di giochi matematici di Scientific American).

Alcuni sono delle vere e proprie bufale, imbrogli ben strutturati che sembrano violare le leggi della matematica e sfidano il lettore a scoprire il trucco. Ad esempio la dissezione enigmatica di pag 153, in cui si genera un incremento (matematicamente verificato) della superficie di un quadrato attraverso una sezione e successivo accostamento delle parti ottenute.

Altri parlano di argomenti talvolta sfiorati dai media, ad esempio la teoria del caos di pag 111 o i cavolfiori e i polmoni frattali (Frattali – La geometria della natura, pag 180) senza dimenticare la Scienza della complessità (pag 227) che mostra come strutture ordinate possano autogenerarsi in modo apparentemente incomprensibile (bellissima la descrizione degli automi cellulari!).

Ciò che stupisce è, da una parte, l’enorme varietà di problemi, anche quotidiani, che la matematica è in grado di descrivere (a differenza di quanto si pensa normalmente), ma l’altra, che mi intriga assai di più, che anche la matematica, a volte, appare andare contro il “buon senso”, categoria tanto invocata da coloro che si illudono di comportarsi secondo logica.

Per chi non ama i saggi pesantemente strutturati, questo libro (che non è un saggio, lo chiamerei piuttosto un prontuario di piccoli, interessanti problemi) è l’ideale. La maggior parte degli argomenti si esauriscono in una pagina (poco più o poco meno) talvolta in poche righe e, mancando un filo conduttore, si potrà saltare impunemente da una pagina all’altra oppure procedere in sequenza, generando ciascuno un proprio libro con l’abbandono alle leggi del caso e riflettendo sulle implicazioni matematiche che ogni comportamento comporta (per chi è davvero amante della matematica sarà quasi ovvio).

Una sola raccomandazione: se siete persone normali e non siete dotati di un’enorme autostima, preparatevi a sentirvi spesso scemi! Ad esempio vi verrà posta la domanda: si può sentire la forma di un tamburo? Oppure: quando si ripeterà una canzone sul mio lettore MP3?

Però potrete anche incrementare la vostra autostima se avrete già letto qualche libro di matematica e argomenterete attorno alla semplice questione: Come vincere un milione di dollari dimostrando un fatto ovvio.

Naturalmente ci saranno il nastro di Moebius, i numeri di Fibonacci, il teorema dei quattro colori, vecchi amici noti a tutti (insomma non proprio a tutti, diciamo quasi a tutti).

In conclusione una bella lettura per chi non snobba la logica: gli altri resteranno nell’ignoranza, come meritano.

Del resto, come dice Stewart, Al mondo ci sono tre tipi di persone: quelle che sanno contare e quelle che non sanno contare.

Leggete questo libro e saprete a quale delle tre appartenete!

 

michael.ventris@googlemail.com

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(*) Così si capisce perché si blatera di scrittura nuragica ma non di matematica nuragica, sebbene qualche avvisaglia ci sia perché alla stupidità (e all’ignoranza) non ci sono limiti.

 

Ian Stewart – La piccola bottega delle curiosità matematiche del professor Stewart – Codice 2010

 

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