NON HO PECCATO COSI’ TANTO

di Giulio Angioni

 

Gentili bloggisti, forse però per omissioni al dovere di intellettuale non ho peccato così tanto come pare. Per esempio, in questa occasione,:

 

Atlantide, poco bene nostro

 

Il presidente del  Consiglio Regionale della Sardegna, Giacomo Spissu, è incerto se è bene per lui andare a Parigi all’inaugurazione della mostra “Atlantika: Sardaigne Ile Mythe”, data la disparità di pareri sulla mostra già vista all’aeroporto di Elmas, con Dario Fo e Franca Rame che s’involano coi fenicotteri sullo sfondo di nuraghi e lagune smeralde di oggi e di millenni fa.

Credo che farebbe bene a non andarci.  So però che non saprà rinunciare alla vetrina offerta dall’UNESCO. Allora, presidente Spissu, mi permetta un consiglio. Vada a Parigi con almeno il sospetto che questa ennesima atlanticheria che ci concerne come sardi sia l’ultima delle oltre ventimila risoluzioni del mistero di Atlantide. Atlantide non ha bisogno di decriptazione. Atlantide è solo una favola o parabola inventata da Platone a fini esplicativi in un discorso filosofico. Da allora Platone è riuscito a ispirare riaffabulazioni su Atlantide a non finire. Anche Totò ci ha fatto un film. Il vero mistero di Atlantide  è che è stata, almeno dalla scoperta dell’America, una mistica trappola per furbi in malafede e per ingenui in buona fede, che più volte l’hanno identificata con la Sardegna e con centinaia di altri luoghi. Un tempo il megafono del mito ce l’avevano i profeti (e qualche volta i filosofi), oggi i giornalisti. Infatti prima i miti ben riusciti duravano millenni, oggi sempre solo qualche anno.

La mostra sarda e il libro da cui deriva non dicono nulla su Atlantide che non sia già stato stradetto negli ultimi secoli e soprattutto negli ultimi due. E’ misera poi la furbata  che comunque ciò farebbe bene alla Sardegna, perché proporsi di identificare Atlantide con qualunque luogo reale è come proporsi di identificare l’isola di Utopia di Moro, la tomba di Renzo Tramaglino, la Citta del Sole di Campanella, oppure identificare la Palude Stigia con lo stagno di Santa Gilla, il bue marino con Moby Dick, il Paese dei Balocchi con l’Asinara. Ora lei vada pure a Parigi, ben sapendo però che non è facile infinocchiare i parigini su Sardegna-Atlantide, in una città che vanta riaffabulatori della favola di Atlantide del calibro di Jules Verne e Pierre Loti.

Vada pure a Parigi, Presidente, sapendo però contare sul fatto che qui in Sardegna siamo in parecchi che per amor di patria le copriamo le spalle, che sappiamo cioè che si tratta del solito gioco del pinta la legna e mandala in Sardegna, stavolta con l’azzardo di cercare di farla anche ai parigini, che non hanno il nostro bisogno di miti identitari preistorici. Vada pure, Presidente. Sappiamo che lei sa che anche i pastrocchi identitari hanno le gambe corte, e che alla mala parata saprà cavarsi d’impaccio contando sui sardi che non hanno bisogno di fare torto a Platone e alle buone ragioni della mitopoiesi per sentirsi sardi à part entière, come  dicono a Parigi.  Grazie ai sardi coi piedi sulla terra di Sardegna,  lei, Presidente Spissu, non corre il rischio di assistere un giorno, alla presenza di Berlusconi, di Cossiga e del nuovo papa, all’incoronazione a re di Sardegna-Atlantide, nel salone d’onore di Villa Certosa (che ingloba l’antro di Polifemo con resti di escrementi di Ulisse e di spermaceti della Balena Bianca travolta dallo tsunami distruttore dei nuraghi), dell’ultimo superstite erede vivente dei sardi-atlantici scovato ad Arzana con un DNA unico e irripetibile.

Da parte mia tengo per certo che sono nato in Sardegna-Sardegna, in Trexenta, dove ci permettiamo al massimo l’iperbole etimologica che un tempo lì ci fossero trecento paesi e il grano rendesse il trecento per uno, e solo ai bimbi si racconta che San Giorgio a cavallo con la spada d’oro ha trafitto il drago che sta ancora pietrificato a Pranu ‘e Sanguini ai confini col Gerrei.

Giulio Angioni

 

“Il Giornale di Sardegna”, 07. 04. 2005”

 

Al severo Ainis vorrei solo segnalare che il giornalista ha preso delle molte cose che ho detto solo quello che lui ha voluto, come al solito.

Se la cosa vi pare di qualche senso, vi consiglio di vedervi un po’ la reazione di Sergio Frau nel volume Atlantikà: le prove, se ben ricordo il titolo, riprese poi in vari luoghi, ma risparmiandovi la segnalazione di altri insulti nei vari blog della rete e altrove in questi cinque o sei anni di atlantismo sardo.

Buone cose

 

 

Per accordi con il prof Angioni, eventuali post privati possono essere inviati all’indirizzo del blog.

boicheddu.segurani@virgilio.it

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Una risposta a NON HO PECCATO COSI’ TANTO

  1. gabriele Ainis ha detto:

    Prof Angioni,
    nessuna pretesa di polemica, però, mi scusi, che senso ha rimarcare le sue pronte prese di posizione sulla bufala di Atlantide e sul viaggio di Spissu a Parigi quando io parlo d’altro? Ammetto di essere lento di comprendonio, scrivo male e mi incazzo con facilità, ma io non sto parlando delle sue reazioni in merito all’idiozia atlantidea, pronte o tardive che siano state.
    Parlo d’altro, di una faccenda che mi sta parecchio a cuore e precisamente il fatto che questa bufala, ed altre, sono all’ordine del giorno della “politica” sarda, per quanto propugnate da una minoranza ridicola (che però fa parte di una maggioranza che ha bisogno di sopravvivere, non dimentichiamolo).
    Spero di illustrarle il mio pensiero con un esempio: sa cosa avrei detto a Spissu al suo posto? Che il suo viaggio a Parigi era questione di nessun conto, ma che si sarebbe dovuto vergognare, lui e tutta la classe politica isolana, perché l’UNESCO, occupandosi di Sardegna, lo faceva per Atlantide trascurando l’immenso fascino e la bellezza della nostra isola (salvo Barumini, ovviamente, che patrimonio dell’umanità lo è diventato). E non avrei perso l’occasione per chiedergli conto della situazione delle nostre scuole, della mancanza assoluta di cultura che non sia folklore da quattro soldi riverniciato da “identità”, senza trascurare l’ignoranza becera dei piccoli tenutari di municipi e bordelli vari, impegnati a combattere strenuamente all’ultimo voto, dispensando soldi pubblici per iniziative “culturali” che farebbero vergognare i capi villaggio Masai (con tutto il rispetto che ho per loro).
    A cosa serve tuonare contro Frau se i nostri ragazzi non sanno più leggere un libro e non capiscono la differenza tra scienza e fantascienza? Con il sospetto che non siano solo i ragazzi, ma spesso anche i docenti ad aver perso di vista cosa sia scienza e cosa ignoranza. Il problema è questo, non il fatto che lei, o chiunque altro, possiate indignarvi per una proposta di legge.
    Che poi io possa mettere lei, o gli altri citati nell’articolo, sullo stesso piano di un Frau, sarebbe una scemenza (e poi io non sono il Marchese del Grillo, dunque non sono un cazzo), ma il punto è che siamo arrivati in una situazione in cui, oggettivamente, si parla a livello di amministrazione pubblica di una sostanziale parità tra un Angioni e un Frau. Lei, caro professore, per un politico (ma mi verrebbe da dire per i politici, vista l’ignoranza imperante) è uno come Frau che però sta dall’altra parte della barricata, mentre barricate non ce ne sono e bisognerebbe spiegarlo. Ad esempio ad un lettore del blog che ha cortesemente commentato e dimostra di non capirlo neppure lui, accusandomi, come lei del resto, di troppa severità.
    Non è un problema da poco e non riguarda solo la Sardegna (basterebbe citare il fatto che la teoria di Darwin è stata cancellata dai programmi ministeriali senza che nessuno abbia detto una parola) ma non è un buon motivo per far finta che non esista. Continuando ad indignarsi seguendo un’agenda compilata da altri, si finisce per fare ciò che vogliono loro, anche se si ha ragione da vendere.
    Che ne direbbe di smettere di inseguire?

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