SU BOI E SU MOLENTI

di Gabriele Ainis

 

Martedì razzolavo alla ricerca di qualcuno che parlasse dello studio del Sole sull’evasione fiscale e sull’invidiabile primato dell’isola. Come previsto nessuno se n’è occupato, figurarsi: siamo abituati a ben altro noi!

Naturalmente non ho potuto fare a meno di dare un’occhiata a quello strano blog che risponde al nome di Manifesto Sardo, un bell’esempio di come l’ideologia faccia gettare nel water le capacità critiche delle persone (di tutti, il solo che mi piace è Stiglitz: molto, quando parla del proprio mestiere, a volte meno se vaga in altre praterie, ma almeno lui ci prova, e sempre con una scrittura impeccabile).

Di che si parlava: di tasse? Ma naturalmente della comica e surreale proposta dei Riformatori Sardi, quella della creazione dell’istituto Nur.At per lo studio di Atlantide. Il che è fantastico: in Sardegna abbiamo un giovane su due che non ha lavoro, gran parte del resto che è sottoccupato e i Riformatori (roba da riformatorio, ma davvero ci sarebbe da suggerire di imprigionarli) stanno a parlare di Atlantide! È pur vero che altri parlano di limba come categoria propulsiva per il rilancio dell’isola, ma tant’è, la politica sarda pare sia anche questo.

Un articolo mediocre, di Madau, perché c’è poco da dire, anche a stirare l’argomento: una manovra da sotto-sottogoverno condotta in modo deprecabile, da dilettanti e senza neppure il senso del ridicolo.

Però sono subito andato da Pintore, perché una pulce mi diceva…

…e infatti, puntuale, ecco la risposta sdegnata!

Un bel duetto: volendo tentare una metafora cinematografica, il litigio tra due camerieri riguardo le corrette proporzioni di gin e Martini nel dry Martini (che non è il Martini dry, eh, stiamo attenti ai dettagli che sono fondamentali) sulla tolda del Titanic che affonda. Il tutto, naturalmente, sotto gli occhi di alcuni passeggeri che sorseggiano, interessati alla disputa e sdegnosi del trascurabile problema che tra qualche minuto saranno tutti quanti morenti, a bagno nell’acqua gelida.

Lo so che è una metafora banale (una metafa, avrebbe detto Rokko Smitherson) ma di fronte a certe discussioni non si può far altro che pensare ad un’allegoria da quattro soldi, l’unica che possa descrivere compiutamente il livello infimo al quale si è ridotta certa sedicente cultura sarda.

Madau commette un errore per il semplice motivo di occuparsi della questione nei termini seriosi in cui lo fa: se i Riformatori hanno deciso di procedere con questa roba significa che hanno un placet da parte della maggioranza, occupata da piccoli ed insignificanti problemi come ad esempio la propria sopravvivenza e pertanto felicissima che si parli di aria fritta piuttosto che del fatto che un’altra palata di milioni andrà a donne perdute per iniziative inutili. Volendo proprio dare un senso al proprio intervento, Madau avrebbe dovuto chiedere alla maggioranza a che punto si sia ridotta se cede la piazza a questioni come queste, aggrappandosi a qualunque oggetto galleggi pur di non affondare (e, a volte, le uniche cose che galleggiano non sono del tutto piacevoli).

In due parole: caro Gatto del Chesire, potrebbe evitare di sparire in continuazione nascondendosi pure dietro Atlantide purché non si parli delle sue frequentazioni? (Delle questioni penali no, quelle sono fatti suoi, ma quelle politiche, accidenti, sono cavoli di tutti!). Ecco: letta così, sarebbe stata anche comprensibile, e invece Madau si sbizzarrisce con dissertazioni impeccabili (tipiche della sua eloquenza) per argomentare sul nulla che è Nur.At, l’ennesima goccia di Gatorade da distribuire con i soliti metodi da intermediazione sottogovernativa per rinvigorire l’apparato che sostiene l’attuale classe “dirigente” sarda.

Naturalmente non si può affermare che il Manifesto Sardo non si occupi anche d’altro, sebbene, purtroppo con categorie vecchie e inutili: un peccato.

E però non è neppure come Pintore, che veleggia lassù nell’ineffabile paradiso delle uri Sherdanu, alla caccia dei sogni di gloria, avendo come motto ricamato sul bavaglino che tutto ciò che è sardo è bello! Basta che sia isolano, indipendente, autonomo, non fenicio e folkloristico, che subito se ne innamora perdutamente come vergine fanciulla d’altri tempi del prode cavaliere, cavalcante e d’armatura ricoperto.

Bel litigio, complimenti, interessante, ricco di spunti, dotto (magari da una delle due parti un poco di meno nonostante gli sforzi, anzi, a volte gli sforzi producono effetti poco gradevoli, soprattutto se si è mangiato pesante) insomma quanto di meglio si possa immaginare per dare ai sardi in grado di apprezzare, un segnale di vivacità intellettuale che ben testimonia il nostro quotidiano, fatto di Atlantidi, Sherdanu, Limba, Mamuthones e statue del Sinis. Tutto in fila, dagli ideologi comici, ai comici ideologizzati: il cerchio si chiude.

Che spettacolo, a vederlo così mi rammenta qualcosa che mio padre mi diceva a proposito di due animali che litigavano, un’altra metafa, per dirla alla Rokko Smitherson, e che purtroppo mi sfugge, perché gli anni sono passati ed ho lasciato l’isola felice per altri lidi.

Così, visto che la memoria non mi assiste, cercherò di spiegarmi in altro modo, con una domanda: ma quando questi due avranno finito di litigare, ci serviranno il Martini o no?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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