IL NOSTRO ORTICELLO E’ SEMPRE PiU’ VERDE DI QUELLO DEL VICINO

di Gabriele Ainis

 

A volte le cose si fanno per inerzia, senza stare a scervellarsi sul perché. Se la domenica si sta a casa, si fanno due passi fino all’edicola e si compra la Stampa. Chissà poi per quale motivo: è diventato un giornale mediocre come gli altri (o forse non me n’ero mai accorto) e ci scrive pure Barbara Spinelli (sic!). Però il rito della Stampa domenicale è irrinunciabile. Se poi mi viene in mano un giornale non posso fare a meno di leggerlo, è più forte di me, non riesco a fare come la maggior parte della gente che ne legge un decimo (o meno) e poi lo mette diligentemente nel cassonetto giallo della carta da riciclare.

Gli articoli della Spinelli sono in genere banali, scontati, pesati con la bilancia dell’attenzione al Giano multifronte che ha sposato: un colpetto di qua, uno di là…

…quindi mi trovo in grande imbarazzo del dire che una frase del suo articolo, in prima, mi ha colpito:

“Non è semplice muoversi tra persone che la crisi non la conoscono, parlano di lavoro come se fosse una categoria ancora sicura, difendono appartenenze etniche locali nascondendo che dipendiamo dal mondo – e dall’Europa – assi più che da patrie municipali o nazionali.” (*)

Ma come, mi sono detto, possibile che anche una come lei possa dire, sebbene per una volta, una cosa intelligente?

Pare di sì, ed è stupefacente che, se accade per lei, non pare si possa pretendere dai nostri vati isolani, Sommi o meno che siano, i quali continuano imperterriti a parlare di localismo, indipendentismo, di noi contro tutto il mondo armati (e di che, di cimici sotto le ascelle?), di balle pseudofolkloristiche e sogni di gloria.

C’è un’altra minima osservazione che scaturisce improvvisa dalla lettura dell’articolo: Spinelli cita il dato della disoccupazione giovanile in Italia. Uno su quattro dice (giustamente) preoccupata.

E se fosse uno su due, mi chiedo io? Ad esempio come in Sardegna? Già, questo dicono i dati ufficiali, che però andrebbero presi con le solite lunghe molle perché con il termine “occupato” in Italia indichiamo anche coloro che lavorano precariamente in un call center con contratti a (breve) termine gestiti dalle agenzie di lavoro interinale, che sarebbero poi i caporali moderni vestiti con l’abito buono e muniti di una patente di legalità. Noi Italiani siamo bravissimi a travestire di un nome le attività più obbrobriose: i caporali li chiamiamo agenzie, gli estorsori li chiamiamo banche, la fantasia non ci manca.

Perché se davvero dicessimo le cose come stanno, ci accorgeremmo che il lavoro in Sardegna non c’è, altro che due su quattro, non quello, ad esempio, che permette di immaginare un futuro. Mica tanto di trascendentale, ad esempio il vivere tranquillamente senza il patema di uno stipendio che potrebbe anche non arrivare più nonostante la buona volontà. Qualcuno si rende conto di quanti “precari” abbiamo oggi in Sardegna?

Di precarietà ne parla Spinelli sulla Stampa. Certo, non si trattiene dalle solite banalità, le stesse che ammannisce alla radio giornalmente nel primo pomeriggio, però almeno lei se ne accorge in relazione al localismo, all’orticello di casa, che una volta annaffiato e verde, vada in malora quello altrui.

Naturalmente non si può evitare di pensare che sia uno dei soliti articoli della giornalista, visto che, guarda caso, è una bottarella alla Lega che sta tanto antipatica al Piacione che s’è sposata, però non si può neppure negare che lei, a ragione o meno, se ne occupa. Si pone il problema degli effetti dei localismi considerando il danno che possono provocare ai più deboli se i più forti si richiudono a casa propria. Il resto dell’articolo, con le dotte citazioni e il vaticinio che gli esclusi di oggi torneranno come la nave dei folli è una stupidaggine, ma l’incipit…

Dove voglio andare a parare?

Sul fatto che mentre la bella (si fa per dire) Barbara pensa ai più deboli (ma sì che sto ridendo, ovvio), io conosco alcuni di quei deboli che pretendono di fare lo stesso: chiudersi dentro l’orticello di casa propria, che verde non è ed è invece una ciofeca!

Questo stupisce, perché Bossi ha vita facile nell’indicare il perfido nemico nei meridionali mangiapane ad ufo, e ci credono pure i meridionali che al nord votano per lui e non sono pochi, ma stupisce che ci possano essere degli elettori così cretini da recepire lo stesso messaggio al sud e, nel sud, in Sardegna (adesso ci sarà di sicuro qualche scemo che salterà sulla sedia dicendo che noi sardi non siamo meridionali, perché noi siamo anche razzisti, ma gli scemi sono una necessità logica, sebbene non si capisce perché debbano essere così numerosi!).

Possibile? Se n’è accorta una come Barbara Spinelli, che non brilla certo per acume, ed i nostri combattenti per la libertà procedono zelanti ad invocare il distacco dal malevolo stato centralista che opprime la nostra identità.

Personalmente non credo siano stupidi, disinformati o incapaci di percepire la precaria realtà isolana, soprattutto il preoccupante vuoto delle realtà tecniche di supporto alla gestione politica dell’isola. Nessuno può essere così stupido da non apprezzare la mediocrità degli assessorati ed enti connessi, la poca produttività, l’incapacità palese di supportare una qualunque azione politica (seppure ve ne fosse una).

Politica mediocre, tecnici mediocri, principalmente perché arrivati a salire sulle poltroncine dopo faticosissime lotte che di merito hanno nulla: posti che si raggiungono a suon di calci nel fondoschiena e si mantengono perché il nostro sistema non prevede alcuna verifica delle capacità e dei risultati raggiunti.

Così si capisce perché questi “signori” ancora blaterano di Indipendentzia e Autonomia: perché sognano anche loro di mangiare una fettina del panettone pubblico che garantisce la pancia piena senza troppi patemi, la speranzella di un posticino, di una seggiola, una cadiredda, uno scrannixeddo minimo ma sicuro.

Non sono diversi dagli altri, se possibili peggiori, e si vede, perché c’è chi punta alla fetta di panettone e chi all’uvetta che resta nel vassoio quando gli altri si sono già serviti, e la vanta perché, a suo dire, dolcissima, mica ingombrante come la fettona portata via da chi è arrivato prima.

Eccoli i nostri coraggiosi “sardi” combattenti: neppure un piatto di lenticchie, combattono per due briciole e la chiamano lotta identitaria.

Che schifo: preferisco Doddore che sale sul TIR, almeno lui mi fa ridere. Gli altri mi fanno vomitare-

Domenica prossima la Stampa non la compro!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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(*) B. Spinelli: La nave dei folli ritornerà – La Stampa, 5 sett 2010

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Una risposta a IL NOSTRO ORTICELLO E’ SEMPRE PiU’ VERDE DI QUELLO DEL VICINO

  1. Gian Paolo Piga ha detto:

    Sopraffino il parallelismo tra la Palombelli e la Spinelli.

    GPP

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