INFRASTRUTTURE A OROLOGERIA ED ESCHIMESI: PILI ALLA RISCOSSA.

di Gabriele Ainis

 

Tempo di elezioni, forse, o forse no: chi può sapere cosa ci riserva il domani? Però, a scanso di sorprese, meglio darsi da fare perché bisogna pur mostrare di esistere. Così, ma guarda un po’ la coincidenza, si parla di elezioni ed ecco il proclama del ministro delle infrastrutture che risponde al prode Pili e lo rassicura in merito alla Sardegna: la situazione delle infrastrutture nell’isola è grave, ci informa correttamente, però ci penserà lui!

E chi ne dubitava?

Pili naturalmente, il quale, secondo le notizie riportate dai giornali, ha fatto svolgere una ricerca in merito dagli Uffici studi della Commissione Infrastrutture della Camera.

Bravo, complimenti: ecco come si fa: se si sospetta che qualcosa non vada nelle nostra felice isola di Sardegna, allora ci si rivolge a quelli giusti e si fa compiere un’indagine! La prossima volta Pili lo voto anch’io perché le persone serie bisogna mandarle…

…dove? Dove le mandiamo?

Ora che ci penso: dove stava Pili negli ultimi due anni? Aveva preso un monolocale In affitto a Iqaluit? Cercava di sopravvivere con la caccia alla foca? (Foca, foca, con la “o”, non fate gli spiritosi che stiamo parlando di Pili, siamo seri prego, mica si parla del primo che gira l’angolo.)

E cosa diamine ha combinato quando gli è accaduto di sedere al governo della regione? Vorrebbe dire che in tutti questi anni non si è reso conto che le infrastrutture sarde sono gravemente carenti (per non dire che fanno schifo)? Che lo stato concede all’isola una frazione trascurabile dei trasferimenti procapite rispetto ad altre regioni italiane?

Gli servivano gli Uffici studi della Commissione Infrastrutture della Camera e due anni di duro lavoro per fare una divisione?

Sì, perché per capire che i conferimenti procapite per le infrastrutture sono a livelli infimi rispetto, per esempio, alla Calabria, ci vuole una semplice divisione (anzi esageriamo, ce ne vogliono ben due): si prende il numeretto che esprime la quantità enorme di euro che lo stato ha destinato a quella regione e lo si divide per il numero dei suoi abitanti. Poi si prende il numeretto che esprime il numero di euro destinato alla Sardegna e lo si divide per i suoi abitanti. Fatto? Sì? Anche senza Vinavil? Ma che bravi!

Allora adesso si possono confrontare. Ci vanno in tutto un paio di minuti, per le persone normali: Pili ci ha messo (almeno) due anni, ad accorgersene ed a chiederne conto a Matteoli (che a me sta pure simpatico e mi ricorda un macellaio della Val di Chiana che ci tagliava le bistecche, ottime, quando ero ospite da un amico, da quelle parti).

Va bene, non esageriamo con le critiche: gli uomini politici sono terribilmente occupati e non è che si possa pretendere che possano assumersi l’onere di passare il tempo con le quattro operazioni (che sono anche difficili e non si sa mai che possano portare a gravi scompensi neurovegetativi): più di un paio per legislatura non possiamo pretenderne. Due divisioni, tre addizioni e, se ci sono incarichi di governo, anche una radice quadrata. Ringraziamolo perché se n’è accorto e procediamo.

Certo che potremmo domandargli dove abbia vissuto in questi anni, magari è da un paio di decadi che vive a Iqaluit e non gli è mai capitato di prendere la macchina e fare un giro per le strade sarde (oramai è abituato alla slitta , visto che da noi la neve non c’è, si trova in difficoltà e preferisce evitare), oppure di salire su un treno (non ci sono treni nelle tundra artica perché disturberebbero le renne, gli orsi polari, le volpi polari e i polli polari che votano Pili). È mai andato a dare una fuggevole occhiata al porto turistico di Portotorres? Sì, lo so che a Iqaluit i porti gelano per nove mesi l’anno e le navi della Tirrenia non attraccano, ha ragione anche lui, però una visitina…

Ma insomma, caro Pili, non è che siamo malfidati e pensiamo come questo improvviso comparire della ferale notizia della situazione disastrosa delle infrastrutture sarde somigli pericolosamente (o per meglio dire “puzza di”) sodomia preelettorale, ma ci dica, visto che da tempo risiede ad Iqaluit: non potrebbe cortesemente restarci ed evitare di andare da Matteoli? Come? Gli Inuit non le danno il permesso di soggiorno?

Ma porca miseria: lo danno a tutti e a lei no? Ma provi a Inuvik: dobbiamo proprio dirle tutto noi? (Ma lei non è un giornalista? Sì? E dobbiamo informarla noi?)

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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PS – No, Soru non ha fatto di meglio. Contenti? C’era da dubitarne? Quindi non state a dire che faccio propaganda per i Democratici: non è così. Potrebbe anche capitare di votare per loro, ma sarebbe come mandare giù una grossa pillola, e non per via orale. Forse sarebbe meglio dire: mandare su!

Se poi volete suggerire di votare gli indipendentisti, allora proprio no, grazie. La pillola forse, magari pure grossa, ma la trivella che si prendono i Salatini no: quella la lascio volentieri a loro (e ai Vaticini che non sono da meno).

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