ALCHIMIA E MISTICA. DEDICATO AL SOMMO LANER

di Desi Satta

 

Sarei anche stufa di essere tacciata come saccente. Non perché sia falso o perché la cosa mi interessi, quanto perché è banale. Non per nulla gli accusatori sono quanto di più noioso si veda nel panorama ristretto dei piccoli blog tematici riguardanti l’archeologia misteriosa della Sardegna, da Pintore (paboritteddu) in poi.

Però Laner mi sta simpatico, sebbene faccia parte della categoria dei fanta-X a pieno titolo e si diletti di parlarci delle sue allucinate fantasie simboliche tra torri nuragiche e mandala solidi (1). Nonostante affermi che la sottoscritta balbetti. Anche se a volte si lascia attrarre dalla voglia di eccedere in goliardia, passando il limite dell’ironia per sconfinare nella volgarità. Ad una persona che è capace di ridere di sé non si rifiuta mai il dialogo (finché dura). C’è anche il fatto che della banda è il meno frustrato (o per nulla) e per questo riesce anche a riderci su affermando di esserlo (tra le righe o esplicitamente). In fondo lui professore lo è davvero, di quattrini non ha bisogno, di notorietà neppure, conosce a spanne l’uso del condizionale e sa cosa sia (più o meno) la consecutio temporum: si può volere di più?

Insomma un sospettoso guascone che ci segue con affetto e una punta di ritrosia, indotta dal dubbio che gli si stia dando corda, come avvenuto in precedenti occasioni con altri della congrega, in modo da impiccarlo meglio (magari fa pure bene ad essere diffidente!).

Pertanto, visto che mi ha accusata del reato di tuttologia, gli dedico la lettura di questo libro. Perché è simpatico (Laner, non il libro) e perché, a mio avviso, è adattissimo a lui. Potrebbe darsi che l’abbia già letto, ma spero di no, il che non sposterebbe di una virgola lo scopo del mio post.

Più di settecento pagine e tutte, o quasi, di figure. Belle, ben riprodotte, una veste grafica piacevole e accattivante che potrebbe benissimo essere opera di un architetto. Ed infatti l’autore è un pittore (docente alla Kunstakademie di Stoccarda) il che la dice lunga sui contenuti dello scritto(?).

Lo scopo dell’opera è palese: quello di non esserlo, come tutte le opere ermetiche di questo mondo, dalle più antiche in poi (lascio all’attenzione del profziu Laner il grazioso nodo logico, suggerendogli di riflettere sul concetto di indecidibilità). Con la differenza che le moderne tecnologie consentono di raccogliere con estrema facilità il patrimonio ermetico iconografico (qualunque cosa possa significare) in un museo virtuale rappresentato da un libro di fotografie. Pesante quanto un mattone ed altrettanto comprensibile.

C’è un introduzione ermetica, che si proporrebbe, a detta dell’autore, di illustrare gli scopi del libro. Poiché non lo fa, è segno che si tratta di un’introduzione particolarmente valida, e val la pena citare l’ovvio richiamo alla meccanica quantistica che non può mancare in un libro ermetico contemporaneo. Un libro scritto da un ignorante, presumibilmente per lettori ignoranti, non può evitare di far riferimento all’ignorare la fisica moderna. Una dotta citazione sul principio di indeterminazione di Heisemberg a cavallo tra il principio femminile mercuriale e lo zolfo maschile. Tra William Blake e Paracelso (però che paraculo!).

Restringendo la raccolta di figure (dense di significati simbolici) alla storia prescientifica occidentale e del vicino oriente (con qualche sparuta fuga nell’Asia lontana) e a un minimo di paccottiglia più o meno contemporanea, l’amante dei misteri racchiusi nei simbolismi ermetici che avesse la ventura di imbattersi nel testo di cui parliamo, non potrà che deliziarsi al limite del piacere orgasmico (oppure oltre, dipende dalla sensibilità individuale) considerando l’infinità numerabile di possibili combinazioni simboliche più o meno inespresse che il libro potrà suggerire: dalla figura di pag 33 (e chi sarà in grado di non pensare alla doppia espressione del numero perfetto, pari a tre volte 11, espressione del doppio unico?) che rappresenta l’interno di un LINAC(2), fino a pag 403 che mostra un dettaglio dal Giardino delle Delizie di H. Bosch (particolarmente amato dal Sommo Laner), o lo schema così adorato del quadrato di pagina 434 (di certo un errore di impaginazione perché l’avrei visto meglio a pag 444, ma non si può avere tutto, che diavolo!) che rimanda ai quadrilobati ed alla tomba di Porsenna, nonché all’Omphalos dell’isola di Pasqua.

Insomma c’è tutto ciò che può piacere al Sommo Laner, ed è per questo che sospetto come il Nostro ne possieda probabilmente una copia, così come sarei particolarmente lusingata se così non fosse.

Infine potrei anche notare come saggi seri di carattere storico, artistico o cognitivo sul senso del simbolo, sulla sua evoluzione in funzione della comparsa della mente umana, ed in relazione alla mente animale, ce ne siano bizzeffe. Così come potrei ironizzare sul fatto che un apparato simbolico dovrebbe sempre essere riferito alla cultura che lo esprime (per poi discettare magari sulla possibilità dell’esistenza di simboli universali) e non semplicemente valutato sulla base di una mera somiglianza formale, però non è il caso, altrimenti rischierei seriamente di ricadere nella saccenteria. Non sia mai!

In fondo i simboli vanno presi un po’ così, come le aspirine, senza chiedersi chi sia stato a scoprire l’acido acetilsalicilico né se davvero questo esista o sia il bianco della compressa, simbolo di purificazione, che mescolandosi al nero mal di capo ci riporti al grigio del quotidiano.

 

desi.satta2@virgilio.it

 

PS – Dimenticavo: purtroppo non c’è una pagina 666, forse l’autore ha avuto timore. Oppure avrà pensato che nessun lettore avveduto avrebbe mai cercato di leggerla. Peccato, sarà per un altro libro: non appena lo trovo ci scrivo sopra tre righe (numero perfetto, oppure nove: tre volte tre; trentatré no, sarebbero decisamente troppe: troppa perfezione non è mai bene accetta!). Se il bLLog me lo pubblica ovviamente.

 

A. Roob – Il museo ermetico. ALCHIMIA&MISTICA – Taschen 2007

132

(1)Chi non è in grado di apprezzare la citazione, si cosparga il capo di cenere e vada a leggere un libro di Giacobbo.

(2)Acronimo per Acceleratore Lineare (di particelle): in un libro ermetico ci sta benissimo; peccato non sia stata prodotta una foto del Large Hadron Collider, chissà cosa avrebbe potuto suggerire ai lettori! (o sarebbe meglio chiamarli guardori, visto che da leggere c’è poco?)

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7 risposte a ALCHIMIA E MISTICA. DEDICATO AL SOMMO LANER

  1. Franco Laner ha detto:

    Anche le sue sono accuse banali. Anzi, assurde. Esattamente non so nemmeno a chi si riferisca quando dice che faccio parte della banda fanta-x. Importante che lo sappia lei.
    Saccente è proprio banale e anche brutto. Il vocabolario mi dice che questo aggettivo sottolinea una fastidiosa ostentazione di cognizioni reali o presunte, associata all’idea di una pedantesca sentenziosità. Chissà perché mi è venuto in mente questo vocabolo!
    Non conosco il libro e voglio leggerlo. L’ho ordinato in Cluva (la cooperativa dell’Iuav) così risparmio anche se sono ricco. Mi fa piacere che pensi che io lo sia!
    Lei sa tante cose di me. Ad esempio Bosch. Ne ho parlato solo con Giampaolo e a proposito di Bruegel. Perché lei lo sa? Allora almeno sull’uno e trino ho indovinato.
    Pensavo di parlare con uno, non con tre!
    Oggi è una giornata così così. Pioviggina. Il tempo influisce sul morale. Forse per questo comincio ad averne pieni i coglioni di tanti discorsi del cazzo, dove il contendere sembra sia sul chi è più o meno vispo. Si rilegga l’ultimo post di Gabriele, così possiamo mettere quel pò di cervello che sembriamo possedere, al servizio di qualcosa che ne valga la pena!
    Nemmeno il cazzeggio ha la proprietà di espandersi all’infinito.
    Franco

    • Desi Satta ha detto:

      Ma non ero la Vostra Dea??
      Ma vuoi vedere che Vi ho spitzuato nel morbido??
      Su, non tentate di far passare per cazzeggio il fatto che Vi ho suggerito un libro basato sulle categorie di ragionamento usate da Voi per la questione del modellino in bronzo, tanto non ci crede nessuno. Forse non Ve lo aspettavate, allora Vi consolo: sto preparando una dotta dissertazione sui nuraghi, a puntate così potrete godere di orgasmi ripetuti: contento? E tuttavia fatemi dire che se anche fosse, mi riservo il diritto di cazzeggiare quanto mi pare e piace, soprattutto se l’eventuale oggetto salta su come… come… scegliete Voi. Però mi aspetto che dopo la lettura mi darete un commento, possibilmente serio come il mio post.
      Sul Fanta-X l’avete richiesto Voi, offendendovi per la definizione che Vi affibbiai chiamandovi scienziato (cosa che ritengo vera nonostante a Voi non piaccia: forse che non usate la scienza per calcolare come far stare in piedi le Vostre strutture di legno?) né ho detto che siete ricco (ma perché non leggete con calma?). Per fortuna non Vi siete incazzato per la conoscenza del condizionale e per la consecutio, da Voi mi aspetterei anche questo.
      Infine Bosch: Giampaolo mi ha detto della Vostra richiesta di non cambiare la testata del blog (di Bruegel; in effetti l’avevamo già cambiata a Vostra insaputa nel periodo di coesistenza dei due blog identici e l’abbiamo riportata allo stato iniziale). L’ho considerato un complimento per me poiché si tratta di una mia scelta (io amo Bruegel e Bosch). Ne ho dedotto, e credo di non sbagliarmi, che Voi amaste anche Bosch (ci ho preso vero?). In totale: ma non avete nulla di meglio a cui pensare (a proposito di inutili cazzeggi?).
      La Vostra ex-dea.

  2. Franco Laner ha detto:

    Non ha detto, è vero, che sono ricco. La frase è “che di quattrini non ne ho bisogno”.
    A sottilizzare la differenza è enorme. A sottilizzare, però.
    Potrei anche dirle che effettivamente da qualche tempo sono ricco, perché non ho più desideri.
    Mi piace più Bruegel di Bosch, perché lo conosco di più. E lo conosco di più perché mi piace.
    Per la verifica della sicurezza delle strutture si fa ricorso alla Scienza delle costruzioni.
    Di scienza però ha ben poco, perché i margini di aleatorietà sono ancora molto grandi e le approssimazioni sono la costante. Forse si chiama scienza perché si serve di altre scienze. Oppure perché la costruzione andava nobilitata con una parola alta. Prima del ventennio fascista si chiamava “Meccanica delle costruzioni”. Basterebbe Tecnica, ma non sono affari miei!
    Ora c’è però la consapevolezza che dietro ad un coefficiente di sicurezza si nosconde tanta ignoranza e sta cambiando anche la filosofia, la concezione strutturale, i metodi di calcolo. Si abbandona il determinismo e molto più umilmente si ragiona in termini di probabilità.
    Se continuate a parlare così volgarmente, tipo salta su come…, nel leggere proverò orgasmi… come posso pensare ad una dea? Una dea è puro spirito.
    Se ho capito bene, ho letto con calma, sta preparando una dotta dissertazione sui nuraghi? Quella sugli antropomorfi non l’ho capita. La rileggerò con attenzione. L’argomento mi intriga molto perché la stilizzazione del capovolto precipitante mi emoziona, ingenuamente. Ho poi difficoltà a darmi spiegazione di questo mio approccio istintivo, fenomenologico, che per me è la scintilla prima dell’arte. E’ il tuffo, il volo precipitante, esattamente come l’immagine del tuffatore di Paestum, ma assai più bello!
    Si molli, si lasci andare qualche volta. Altrimenti prima o poi le viene mal di testa!
    Qualche volta alla verità preferisco una bella balla. Lo so che la realtà è superiore ad ogni possibile immaginazione. Ma c’è anche una differenza fra me e lei. Lei è un ingegnere! Badi bene, differenza, non sostengo una priorità.
    Gesù, in giro per la Galilea a far miracoli, si avvicinò ad uno con le mani nei capelli, seduto ai bordi della strada.
    -Di cosa soffre costui?- chiese ai discepoli.
    -E’ un ingegnere!-
    Gesù si inginocchiò e pianse con lui!
    Franco

    • exxworks ha detto:

      Per forza Gesù pianse: quando si inginocchiò gli si ruppe sul piede la sedia su cui era seduto l’ingegnere, progettata da un architetto!

      BS

    • Desi Satta ha detto:

      Esimio Protziu,
      decidetevi: volete cazzeggiare o no? Ma non avevate detto che il cazzeggio ha un limite e non bisognerebbe esagerare? Suvvia, prendete una decisione e, nel frattempo, trovate qualcosa di meglio dell’ultimo commento che non è degno della Vostra fantasia. Coraggio che potete fare di meglio.
      Che ci sia una certa differenza tra ingegneri e architetti ho cominciato ad intuirlo la prima volta che ho dovuto spiegare a un Vostro collega che la forma di un trave non ne assicura necessariamente la tenuta strutturale. So di non averlo convinto, in fondo sempre un architetto era, però la pensilina è ancora in piedi e non ha ammazzato nessuno.
      Probabilmente il sofferente sul ciglio della strada aveva appena discusso il rifacimento del Tempio di Salomone con l’architetto di Erode, cercando di dissuaderlo. Gesù, onnisciente, sapeva che il tempio sarebbe crollato (come poi avvenne) e si disperava, tentando (inutilmente) di consolarlo.

  3. Franco Laner ha detto:

    No,no. Il brano l’ho preso dal Vangelo di S. Marco. Copia originale conservata qui in basilica…Allora, patto fatto? Basta cazzeggio? Va bene!
    Franco

    • Desi Satta ha detto:

      Sì, la copia apocrifa detta “vangelo degli architetti”, in cui Gesù compie il miracolo di prendere un neurone di scimmia e moltiplicarlo per darne uno a testa agli architetti riuniti per l’incontro annuale dell’ordine, affinché non ne siano sprovvisti del tutto. Poi muoiono tutti per il rigetto (erano abituati ai neuroni di talpa) e Gesù li resuscita. Allora Dio lo condanna a morire sulla croce! La chiesa, banda di architetti in tonaca, ha sostituito tutto con la scemenza della moltiplicazione dei pani e dei pesci, imputando la morte di Gesù al povero Ponzio Pilato, un ingegnere romano che si trovava in Galilea per costruire un Residence.
      Basta cazzeggio? Non contateci! Dove lo trovo un altro come Voi?
      Però una tregua sì, in attesa dei prossimi vostri post…

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