C’E’ CHI PUO’ CRESCERE. NOI NON PUO’!

di Gabriele Ainis

 

L’estate sta finendo, e un anno se ne và , sto diventando grande, e…

…Doddore digiuna sopra un TIR parcheggiato di fronte al Consiglio Regionale. Io divento grande e lui si diverte a fare il liceale pazzerello.

Chi se ne frega? La ricerca della visibilità è un mestiere come un altro, roba da professionisti, non da ex camionisti, ex periti trivellatori o ex-giornalisti frustrati. Di digiunatori (ad esempio radicali) di incatenati, autoincarcerati sull’isola che non c’è e altri curiosi esponenti del variegato insieme dei prodi alla ricerca di un posticino in video, sono piene le cronache locali, dunque non servono a un fico. Per finire al TG1 bisogna essere bravi, ad esempio proporre la cremazione di settecento cani ed essere lapidati da tutto il mondo politico senza eccezioni, perché è un buon motivo per non parlare di politica.

Ecco, se Doddore avesse parcheggiato il suo TIR di fronte al canile di Olbia, proponendo di bruciare i cani e destinare i quattrini pubblici spesi per loro ad una qualche ONG che si occupa dei profughi ammazzati in Libia, sarebbe assurto agli onori della cronaca nazionale per la poca sensibilità nei confronti delle bestie: di fronte al Consiglio Regionale, invece, non se lo caga nessuno!

Infatti questa non è una notizia. Potrebbe esserlo il fatto che il TIR sia stato omaggiato di una visita della polizia e di una della DIGOS. Un giornalista (chissà se ancora ce ne sono in giro) ne avrebbe potuto trarre lo spunto per chiedersi che diamine ci stiano a fare quelli della DIGOS (ma anche i poliziotti) se sono pagati per andare appresso a Doddore, pericoloso per la società quanto una quaglia d’allevamento. Una visita (si fa per dire) di un vigile urbano (lo so che non si chiamano più così, ma consentitemi di essere superato dai tempi) sarebbe stata quasi ridondante. È in divieto di sosta? Viola una qualche legge in merito all’occupazione del suolo urbano o ai comportamenti richiesti dalla convivenza civile (ad esempio fa la cacca in pubblico)? No? Allora dove sta il problema? Al mondo c’è gente che digiuna per necessità: se Doddy ha deciso di non mangiare per andare alla tele, faccia pure. Perso qualche chilozzo (che male non gli fa di certo) la pianterà e tornerà a dedicarsi a ciò che più gli aggrada, ad esempio nulla.

Nel frattempo, senza troppo strepito, c’è una notiziola che è comparsa sui media, una cosetta piccola e trascurabile che ci riguarda, da sardi, assai da vicino. Per uno strano scherzo del caso, certo che il caso a volte è davvero uno sceneggiatore impeccabile, Il Sole 24 ore ha infatti reso pubblici i risultati di una piccola ricerca commissionata ad un istituto veneto (Centro Studi Sintesi) riguardo la performance delle regioni italiane nell’ultimo decennio riguardo cosette di poco interesse come lavoro, sanità, scuola, credito.

Qualcuno ricorda una cosa chiamata Agenda di Lisbona 2010? No? Non stupisce: per capirlo bisognerebbe essere informati e soprattutto aver voglia di esserlo. Per noi italiani, abituati ormai a considerare informazione i dintorni di Striscia la Notizia, l’Agenda di Lisbona potrebbe essere il libretto di appunti di una signora procace di nome Lisa (non è escluso che intervistando i parlamentari parecchi di loro potrebbero davvero rispondere in questi termini). Non è così. Dieci anni addietro, i capi di stato e di governo della UE decisero che nel decennio successivo le regioni europee avrebbero dovuto impegnarsi in una campagna globale che rendesse l’Europa l’area di riferimento mondiale per lo sviluppo e il dinamismo, la locomotiva del mondo. Non è avvenuto, non soffermiamoci a chiedercene le ragioni, ma, in quell’ottica, il Sole ha commissionato un piccolo studio per verificare lo stato dell’arte in Italia, con riferimento, e in vista, dell’attuazione del federalismo. Dunque per ciascuna regione.

Sia chiaro: senza offesa per i due che se sono occupati, nulla di particolarmente arcano. Con un poco di pazienza e un minimo di nozioni di base, ciascuno di noi potrebbe fare altrettanto, ottenendo, presumibilmente, risultati analoghi. Oggi la rete, se interrogata con pazienza e mente aperta, consente risultati estremamente interessanti. Si richiede naturalmente la capacità di porsi le domande corrette, il che sarebbe tra l’altro uno degli scopi della scuola, ma i dati utilizzati per la ricerca non sono né nascosti né lontani dalla nostra portata.

Sono stati considerati 43 indicatori suddivisi in otto settori di sviluppo: ambiente, demografia e famiglia, governance, mercato del lavoro, mercato del credito, dinamiche economiche, istruzione e salute. Tralascio i dettagli, non particolarmente complessi ma tediosi e comunque ben descritti in rete. Mi interessa il risultato, ma soprattutto la considerazione che è stata posta l’attenzione sulla progressione segnalata dalle regioni nell’ultimo decennio. Dunque non solo la posizione in graduatoria nell’anno del signore 2010 per ciascuna area di interesse (dall’ambiente alla salute) ma ciò che è stato fatto negli ultimi dieci anni.

Il risultato è quello della figura e noi sardi dovremmo esserne particolarmente orgogliosi: non diciamo sempre che siamo diversi dagli altri? Non per nulla siamo gli unici ad avere un punteggio negativo!

No, per favore, non cominciamo con la storia che con la statistica si può dire di tutto e siccome i ricercatori stanno in Veneto hanno cercato il modo per farci sembrare degli incapaci perché ci considerano terroni. Coloro che non sono in grado di capire il senso di questa classifica vadano a leggersi qualcosa riguardo l’epopea degli Sherdanu e si levino dalle balle (i dettagli della classifica li trovate in rete, oppure qui).

Si tratta solamente di leggere i dati dello sviluppo e dello stato delle cose: si potranno scegliere indicatori differenti, far salire l’Isola al terz’ultimo posto, ma nessuna mente ragionevole potrà mai riportare la situazione ad un livello di decenza: ultimi siamo e tali rimaniamo (ma la chicca dell’unico punteggio negativo è particolarmente disarmante!).

Va bene, si dirà, in fondo siamo abituati a stare in fondo alle graduatorie: dove starebbe la novità? Noi abbiamo sempre il mare più bello del mondo, siamo stati i dominatori dell’orbe terraqueo nel 2000 avanti Cristo, abbiamo scolpito le statue quando gli altri cacavano dietro i cespugli e costruito 100.000 nuraghi (bastano? Se non bastano leggete pure un milione o due, magari tre o quattro).

Sì, è vero, ci sono idioti che ragionano in questo modo, e non è un caso se ho paura di offendere gli idioti chiamandoli così. Siamo talmente abituati ad essere ultimi che neppure più ci poniamo il problema. Però c’è un piccolo però…

I dati dicono che siamo gli ultimi nello sviluppo! Detto diversamente: siamo quelli che meno hanno combinato nell’ultimo decennio. Mentre le altre regioni incrementavano la performance, noi siamo rimasti indietro, senza farlo, regredendo o facendolo meno degli altri.

Vediamo di chiarire con un esempio: la famiglia A (quattro persone) consuma un pollo alla settimana; nel corso di un decennio migliora la sua situazione ed arriva a consumarne due. Incremento? Facile: 100%. La famiglia B (quattro persone) consuma dieci polli e nel giro di un decennio arriva a consumarne undici. Incremento? Facile: 10%.

Ci stupisce se il maggiore incremento ce l’ha la famiglia più povera anche se entrambe hanno incrementato il vitto di un pollo? Naturalmente no, loro sono sempre i più poveri, ma hanno (potenzialmente, e se sono capaci di sfruttare le occasioni) una migliore chance di migliorare il numero che esprime la crescita (ecco perché l’India rimane un posto di morti di fame anche se mostra i migliori dati di crescita del mondo).

E noi? Per l’appunto siamo quelli che non solo sono i più poveri, ma anche coloro che non sono capaci di crescere (e infatti, a leggere bene i dati, siamo diventati ancora più poveri di dieci anni fa!).

Quindi? Quindi dovremmo chieder conto alla classe politica che ci ha guidato (e in dieci anni ci stanno dentro tutti, dai Berluscones agli altri) e domandare loro che diamine abbiano fatto oltre le masturbazioni oratorie (e non orali, che riguardano la privacy e non sono censurabili). Non senza domandare a noi stessi come mai una notizia così enorme passi quasi sotto silenzio e nessuno ne parli, neppure, guarda caso, gli strombazzanti indipendentisti. Quasi quasi fa più notizia Doddy.

Un motivo c’è: non fa comodo a nessuno. Non a coloro che sono stati al governo regionale o ci sono adesso, non a quelli che rivendicano la divisione dall’Italia o una forte autonomia. Che so, un Doddore – ma no, dai, prendiamone uno appena un poco più credibile – un Baingio Sale, che dovrebbe dire come lui abbia la ricetta per riportare la Sardegna al primo posto. Ma quando mai! E che facciamo: il Bagaglino al potere?

Nel frattempo ci sono i Massidda che interrogano Bondi per le sparizioni dei preziosi reperti nuragici, i Maninchedda che rivendicano la spesa dei quattrini pubblici per la Limba, un poverino del PD sardo che osa proporre una forte autonomia (ma che faceva lui quando c’era al governo il Sommo Antipatico?) avendone un altro del PDL come contraltare.

Ne avete visto uno che parli della classifica delle regioni e provi a spiegare il perché siamo gli ultimi? Come mai sia accaduto? Che diamine facevamo mentre gli altri si miglioravano?

Ma sì, dai, teniamoci Doddore, Bainzu e Sebastianu Mussiabrazzu. Teniamoci i cretini che mangiano pane al posto dell’autonomia… oops, forse mi sono sbagliato, o forse no, teniamoci quelli che la Sardegna deve sfruttare il turismo e le paLLe eoliche, quelli che la Sardegna ha bisogno di maggiore autonomia, quelli che i beni archeologici sono la risorsa principe per il rilancio economico e soprattutto quelli che fanno l’amore in piedi credendo di essere in un pied-a-terre. Questi, senza dubbio, sono i migliori di tutti.

Non cresciamo? E chi se ne frega? Io sono alto un metro e cinquantotto e non ho mai avuto problemi, anzi: nei lunghi viaggi aerei soffro meno degli altri, lungagnoni e sgraziati, che non sanno mai dove cacciare le gambe. Di crescere non abbiamo alcun bisogno!

gabriele.ainis@virgilio.it

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8 risposte a C’E’ CHI PUO’ CRESCERE. NOI NON PUO’!

  1. Franco Laner ha detto:

    caro Gabriele,
    i tuoi post mi amareggiano perché mi pare che non lascino spazio a nessuna speranza.
    Notte fonda e non odo trombe che annuncino l’alba, che pur deve venire!
    L’idea di Sardegna che traspare dai tuoi post e dal blog è quasi integralista, troppo dura. Forse non basterebbe nemmeno smetterla col guardarsi allo specchio e non bere più dalla botte che mette la Sardegna prima in ogni settore del quotidiano, dalle veline ai cantanti, dalla cultura all’arte (primi in narrativa, poesia, pittura, ecc), alla politica, alla qualità della vita e dell’ambiente (di Atlandide in fin dei conti si tratta) tal che basta che uno gli dica che siete stati i primi, a scrivere, a costruire, ad inventare insomma e ci si ubriaca a tal punto da suscitare in un osservatore più o meno distaccato quei risolini che si riservano ai mezzi scemi.
    Ma piangersi addosso poco conta. Dopo aver considerato la situazione e analizzate le possibili risorse, si devono far progetti. Una risorsa che a me sembra tale, è il patrimonio archeologico, unico ed originale.
    Perché strapazzi un progetto di valorizzazione di un turismo culturale? Ci sono delle risorse umane eccezionali, oltre a quelle materiali, ad esempio molti giovani che ho conosciuto delle cooperative turistiche, archeologiche, culturali, che hanno potenziali rari. Una cosa rivendico dopo 50 anni che insegno. Ho imparato a riconoscere la qualità e la quantità di voglia di fare nei ragazzi, non di valutare solo la preparazione.
    Un progetto culturale non può mai perdere!
    Una cittadina come Graz che ha scommesso su un progetto di ricerca scientifica a supporto dell’industria europea è diventata la cittadella dell’innovazione e del guadagno. E la Sardegna non può scomettere su un progetto di ricerca archeologica? Ovvio che non dipende dagli archeologi o dalla loro più o meno preparazione. Ma da una reimpostazione della politica che deve prefigurare obiettivi strategici seri e realizzabili. Non so se il blog sia il luogo giusto per discuterne. Quando ci siamo scazzati fra noi, fattici le pulci sui congiuntivi, presici per il culo, nulla cambierà. Troviamo qualcosa che allarghi la base della discussione. Altrimenti si tratta solo di trovare le parole migliori o più consolanti difronte all’insuccesso, o di incazzarci con chi non ha capito niente e continua a non capire. Il morto è morto e né le parole giuste, né le incazzate, hanno alcun effetto!
    Franco

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Dovrei suggerire di leggere con maggiore attenzione.
      Partendo da un dato di fatto (la Sardegna è regredita nell’ultimo decennio) mi interrogo essenzialmente sul perché nessuno ne parli, mentre noi sardi dovremmo farlo anziché perdere tempo dietro alle menate. Dove sono i giornalisti/intellettuali/classe dirigente che si pone il problema, grave, del nostro tornare indietro? (Ed in realtà: ma dove diamine viviamo noi tutti??)
      Questo il problema che pongo, ridendo di me stesso come sardo perché diamo lo stesso spazio mediatico alle pagliacciate pseudoindipendentiste ed alle notizie che dovrebbero invece farci riflettere.
      Non disprezzo assolutamente il potenziale del nostro patrimonio archeologico (o le potenzialità delle fonti rinnovabili come l’eolico) e credo che traspaia dalle mie parole. Altro è però passare dall’ovvio (l’archeologia si potrebbe sfruttare, o l’eolico) al pratico. Per farlo ci vuole una classe dirigente che abbia almeno una pallida idea di cosa possa essere uno sviluppo armonico della regione (o anche solo uno sviluppo!). E prima ancora ci vorrebbe una popolazione informata delle condizioni in cui versiamo e capace di elaborare la realtà che la circonda. (Ecco perché me la prendo con gli intellettualoidi alla Fois che credono di esaurire il proprio compito nell’essere dei cittadini onesti, badando dignitosamente al proprio orticello).
      Attualmente la classe dirigente svaria dai Gatti del Chesire occupati a girare per procure e difendere il sederino, ai Sommi Antipatici che essendo stati al governo regionale non hanno ottenuto un fico in termini di sviluppo e programmazione, passando per gli autonomisti che si occupano della limba, i senatori che interrogano Bondi in merito ai crimini archeologici e gli imbecilli che ci vanno dietro (senza dimenticare chi propone l’istituto di ricerca per Atlantide!).
      I beni archeologici possono essere un supporto al PIL regionale? Sì! L’eolico? Sì!
      Ma attenzione ché il nostro vento non è di buona qualità come si crede, né il patrimonio archeologico. Vanno gestiti con linee di indirizzo e supporto regionale assieme ad una politica industriale decente ed al resto: senza una politica che funziona (come mostrano le regioni del nord), in una regione vuota come la Sardegna, priva di know-how e in un periodo come quello che attraversiamo, stiamo parlando di aria fritta.
      E soprattutto continuiamo piangerci addosso aspettando, come al solito, che qualcuno ci venga in aiuto. Curiosamente chi maggiormente si muove in questa direzione sono i prodi indipendentisti!

  2. Atropa Belladonna ha detto:

    Grazie Gabriele di questa informazione, volevo guardarmi bene i singoli grafici prima di fare un commento, perchè si capisce meglio la situazione: quello che fa crollare il tutto, in Sardegna, sono un peggioramento molto mostruoso dell’ indicatore Salute (-10%) e discretamente mostruoso dell’ indicatore economia (-1.6). E quello preoccupante è il dato sul lavoro (incremento zero), mentre a tante regioni del Sud è andata molto bene, intendo come incremento, su questa voce. A tante regioni del nord invece questa voce è andata malissimo.
    Il dato sull’ ambiente è invece molto bello (+21,6%, è il miglior incremento nazionale), mentre quello sulla governance è “artificiale” e reso neutro-anche se hanno usato un criterio discutibile su questa voce. Sugli altri 3 indicatori (demografia,credito,istruzione) non c’è nulla , mi pare, di troppo discosto dalla media.

    Quanto alla tua domanda, che essenzialmente è la stessa che ti fai sempre, ti rispondo che per come la vedo il parlare in modo proficuo (o meno) di una cosa non esclude il parlare anche di quelle che tu chiami e/o percepisci come “menate”.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Sul giudizio in merito alla classifica ti lascio alle tue convinzioni (salvo la notazione che se per la governance avessero utilizzato parametri oggettivi anziché la media, saremmo ancora più in basso!). Girala come ti pare, ma siamo l’unica regione italiana che non ha migliorato la propria performance nell’ultimo decennio. Quella che tu chiami ‘cosa bella’ in merito al tema dell’ambiente, deriva dall’amministrazione del Sommo Antipatico, che è stato per l’appunto cacciato via a pedate proprio per questo (dai suoi, non dal PDL, non per nulla se n’è spesso lamentato). I sardi berciano moltissimo in tema di ambiente, ma poi ciascuno non rinuncia alla casetta al mare a tre metri dalla battigia (tu conosci Funtana Meiga, no? Si tratta di una creazione tutta nostra, i “centralisti romani” non c’entrano proprio). Da questo punto di vista, e non solo, noi sardi siamo tutti gay, basta che il culo non sia il nostro. I peggiori disastri paesaggistici dell’Isola sono nostri: i “continentali” sono innocenti o, al massimo, complici.
      Sul resto, non posso credere che tu non abbia capito, comunque te lo dico in modo diverso: una cosa è parlare di ciò che si vuole, da Atlantide alle balle paleografiche, altro è pretendere di spacciare stronzate del tipo “la Limba è la base del futuro sviluppo sardo”; oppure “meglio senza pane che senza autonomia”. Ovvero sostituire i temi importanti con le stupidaggini, come gli ineffabili che propongono di creare un istituto per lo studio di Atlantide! Se poi davvero non capisci la differenza, non posso farci nulla. (Se vuoi,leggi anche la mia risposta a Laner.)
      E comunque nessuno parla dello studio del Il sole 24 ore: ci sarà un perché!

  3. Atropa Belladonna ha detto:

    A questo non so risponderti, perchè a me l’ argomento ha, al contrario, appassionato subito. Comunque la Sardegna non sarebbe finita più giù con la governance: perchè sugli altri 7 parametri ha totalizzato in totale -2 e con un altro -1 sarebbe arrivata a -3. Beh, è difficile da spiegare, ti mando un documento dove ci sono tutte le voci,in modo esplicito.
    In realtà con le % è ultima solo nella macroarea economia e penultima alla voce salute. Ma per fare l’ esempio specifico: la Sardegna ha preso +1.5 sia per l’ incremento di 21.6 sull’ ambiente, sia per l’ incremento di 0.04 sul credito e -1 per tutti i peggioramenti (perchè era al di sotto della media nazionale). Mentre l’ Emilia Romagna per tutti i suoi peggioramenti ha preso comunque +1 perchè era al di sopra della media nazionale. Non è una mia convinzione, sono i numeri che danno loro, e la situazione non è affatto rosea, per tutta l’ Italia.

    Quanto alla Limba, beh non è proprio così come dici tu-il discorso è un pò meno terra a terra (Io sarei per il trilinguismo, ma non sono sarda e quindi mi astengo).

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Senti, ma sei sicura di aver capito ciò che hai scritto??
      Prima perla: con la governance non sarebbe finita più giù, infatti sarebbe passata da -2 a -3!! Cioè secondo te sarebbe salita?
      E il fatto che sarebbe “solamente”penultima nella categoria salute ed ultima nell’economia? Ma ti rendi conto di cosa dici o no?
      E il fatto che sia sempre al disotto della media nazionale, non ti dice nulla? Come dire che sì è ultima però è ultima??
      Sei sicura di non aver bevuto?
      Posso farti notare che il grosso limite della ricerca è proprio quello di non aver assegnato un punteggio differente per macroaree?
      In PVT ti ho spiegato l’arcano dei numeretti con i quali ti sei messa a giocare.

  4. Atropa belladonna ha detto:

    No, non mi hai inteso: ho detto che non sarebbe finita più giù di quello dove è finita (ehm..che io ho letto -4 perchè non avevo gli occhiali e usavo il netbook, chiedo venia, ma non sarebbe cambiato molto lo stesso: l’ ultimo posto era comunque assicurato).
    Va bene,certo che la situazione è grave-che scoperta- però mi piaceva vedere e considerare tutte le voci. Ma non volevo dire nulla di più di quello che ho detto-non facevo dietrologia. Solo che il modo di assegnare numeri in quel modo (da +3 a -1) dà un quadro che è poco leggibile.
    Certo, lo so anche io che crescere nella macroarea ambiente non è come calare nell’ economia, ma è pure un inizio no?

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