CARO LANER, VI SCRIVO…

di Desi Satta

 

 

…così mi rilasso un po’…

Ho avuto in anteprima il post del Proftziu Laner pubblicato ieri, con la richiesta di scrivere un breve commento e la preghiera che fosse lungo a sufficienza da farne un post: per l’esattezza una “risposta articolata”.

Tralasciando l‘ossimoro della lunga risposta breve, il post di Laner mi interessa poco: se ha intenzione di dilettarsi con simbolismi da liceale che poco ha digerito delle letture di inizio secolo (scorso) saranno fatti suoi, però d’altra parte, provo simpatia per un signore che non vomita fiele ad ogni piè sospinto e non è, per una volta, uno della banda di sfigati ed ex che tuona contro il perfido establishment archeologico. Tuona anche lui ma, se non altro, non è un frustrato ex-giornalista ideologo da strapazzo, un ex-insegnante liceale comicamente impegnato ad affibbiare i propri libri ai fessi che glieli comprano, un mediocre ricercatore universitario che non avendo sbocchi decenti per la propria carriera si affida alle fortune in rete o un penoso quasi avvocato che non potrà mai diventare un ex perché gli servirebbe prima mostrare di essere qualcuno.

Dunque rispondo articolando (o balbettando, scelga il candidato).

Punto primo: il modellino di Ittireddu. Perché sarebbe un simbolo cosmico? Perché l’ha detto Frobenius?

Ma Laner è sicuro di aver letto (e digerito) ciò che dice Frobenius in merito?

Stiamo parlando di posizioni tardo ottocentesche che sono state superate dalla critica successiva (come di norma accade per lo sviluppo scientifico). Le argomentazioni di Frobenius sono basate su categorie di ragionamento superate da un secolo (e se Laner non se ne rende conto non sta a me spiegarglielo). Molto semplicemente, si tratta di un argomento privo di rilevanza, interessante, al massimo, per la storia del pensiero scientifico. In quegli anni, tanto per fare un parallelo, si stavano abbattendo le basi scientifiche della fisica che veniva rimpiazzate da quella moderna (che ancora funziona oggi e verrà sostituita da nuove teorie in futuro). Parlare di Frobenius oggi, e dell’ipotesi di attribuzione di un senso simbolico al modellino come “Imago Mundi”, sarebbe come pretendere che le equazioni di Newton rendano conto dell’anomalia del perielio di mercurio!

Glielo dico in modo più diretto: caro Laner, non potreste aggiornare le vostre letture? Ne trarreste beneficio ed evitereste di litigare con voi stesso, visto che gli studiosi attuali litigano (correttamente) su altro.

Così arrivo al punto secondo. Il nuraghe quadrilobato come simbolo cosmico.

Ciò che sconcerta in tale affermazione è la totale ignoranza (in senso squisitamente letterale: ignorante = persona che non sa) del dato archeologico sperimentale. Stiamo parlando di costruzioni del BM sardo (protostoria) di cui nulla sappiamo se non il dato unico ed oggettivo delle stratigrafie. Si potranno criticare quanto si vuole, ma ci sono. Domanda: possibile che una persona che si propone come scienziato le ignori?

Che un quadrilobato (e bisognerebbe anche definire che si intenda) sia un simbolo cosmico non è una sciocchezza, è semplicemente un’illazione priva del minimo riscontro, essa possiede la stessa rilevanza di una qualunque altra affermazione: che un nuraghe fosse un pollo arrosto o la fantasia di un architetto ladino. Intrigante l’accostamento con i templi asiatici, una scemenza così eclatante che si trattengono a stento le risate! Poiché ho promesso di non essere sarcastica, evito di parlarne.

Le stratigrafie, per quanto criticabili, sono l’unico dato che abbiamo e qualunque ipotesi o teoria o elucubrazione sulle torri non può prescindere da esse. Se Laner intende proporre qualcosa di serio, le includa nei suoi ragionamenti, in caso contrario vada a discutere di simboli e buonsenso nei blog dove si leggono i fori sui brassard, i fregi medievali e in cui si orientano le viti e i pali della luce con il sorgere della costellazione del sirbone. E non è che si snobba Laner per cattiva volontà o mancanza di argomenti, ma perché si discute su piani differenti: da una parte la scienza con i dati oggettivi e verificabili, dall’altra le elucubrazioni da bar.

Stupisce, a questo proposito, la pretesa di presentarsi come scienziato, ignorando nel contempo i dati sperimentali e le pubblicazioni relative.

Potrei sbagliarmi, ma ho come l’impressione che Laner non legga gli articoli specialistici, ma si limiti, nella migliore delle ipotesi, ai lavori di rassegna oppure ai saggi divulgativi (magari di elevato livello, ma il senso non cambia). Ciò mi è suggerito dalla sua lotta belluina contro il nulla, poiché l’affermazione che le strutture che includono (tra l’altro) le torri nuragiche fossero fortezze è talmente riduttiva e semplificatoria che non trova alcun riscontro nella letteratura specialistica.

Le affermazioni di questo tipo, sono tipiche della divulgazione più becera e meno amata dagli addetti ai lavori, che infatti, quando davvero seri, trovano difficoltà a parlarne nei termini così semplificati imposti da un’intervista o da un rapido servizio giornalistico.

Se si vuole contestare il lavoro di un archeologo, si parta dai lavori su rivista, non da quelli di rassegna (senza discutere prima la bilbiolgrafia) o dai saggi. Là si troveranno i dati sulla base dei quali discutere di merito, non di slogan (ad esempio: I nuraghi non sono fortezze! Risposta: e chi mai l’ha detto?? Quando?? Su quale base? Ha idea di cosa sia una discussione scientifica??).

Purtroppo ciò presuppone una piccolezza: la necessità di dotarsi di un bagaglio culturale confrontabile con quello di un addetto ai lavori, giusto per avere, quantomeno, un lessico comune.

Ciò pare non essere gradito a Laner (e a quelli come lui) che, da una parte, invocano il buon senso e le proprie cognizioni specialistiche (poco affini al merito di cui si discute), dall’altra si lamentano di essere ignorati.

Affermare apoditticamente sulla base delle proprie suggestioni cosa sia o non sia un fabbricato del bronzo medio è uno sport che la costituzione non impedisce, ma questo non è un buon motivo per renderlo plausibile. Ci sono i dati: se non piacciono alla categoria cui Laner appartiene, c’è da dispiacersi, ma ciò non provoca, di solito, la perdita del sonno.

Visto che ho balbettato (come dice lo stimato Proftziu) da brava bambina senza offendere nessuno, mi si conceda almeno di chiosare l’enormità logica proposta in conclusione da Laner: il preteso uso della proprietà transitiva in riferimento ai nuraghi e ai modellini in bronzo.

Sebbene apparentemente corretto (per chi usa la logica per involgere le sardine), il sillogismo farebbe inorridire qualunque logico; la proprietà transitiva si esprime come segue: se A=B e B=C, allora A=C; Laner commette un errore puerile, comprensibile dal seguente esempio; una mela è un frutto; una pera è un frutto, dunque la mela e la pera sono uguali! (In realtà sono entrambi frutti, non la stessa cosa!). Non voglio pensare che Laner non arrivi a comprendere la castroneria che ha detto, dunque non insisto. Sbagliare è umano; gli architetti a volte sono umani, dunque a volte gli architetti sbagliano (a chi trova l’errore logico sarà omaggiato di una bottiglia di Capichera).

Per la serie: lasciate le scarpe ai calzolai e i tubi ai tubisti. Agli architetti possibilmente nulla, ché è meglio, soprattutto se non hanno voglia di studiare.

 

desi.satta2@virgilio.it

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...