NURAGHI QUADRILOBI. IMAGO MUNDI

di Franco Laner

 

 

Qualche tempo fa, navigando in internet, mi sono imbattuto in una citazione di Giuseppe Lampis che nel suo libro “Sa bia de sa palla”, ed. Mythos, Roma, 1993, testualmente riporta: Frobenius riferisce (1933) di un modellino di nuraghe con quattro sostegni e un axis mundi centrale, lungo il quale sale lo sciamano.

Il nuraghe –continua– è una rappresentazione del cosmo perché i sostegni sono quattro precisamente come quelli con cui la terra regge il cielo secondo la tradizione africana.

Di corsa allora a consultare il libro di Leo Frobenius  Storia delle civiltà africane, Bollati Boringhieri, Milano, 1950, che avevo conservato ancora dai tempi di un esame universitario sull’evoluzione delle tipologie edilizie africane.

Leo Frobenius (1873-1938), tedesco, compì numerosi viaggi di ricerca in Africa. Pioniere dell’etnologia, fu appunto autore di una grandiosa sintesi storico-etnologica della civiltà africana.

Nel capitolo Mondo e Uomo si occupa della rappresentazione dell’universo presso gli antichi.

Riporta anche la raffigurazione di un modello di bronzo di un tempio, conservato nel Museo di Cagliari in Sardegna. A. B. Cook fa risalire il culto ivi espresso alla civiltà eneolitica e al suo massimo sviluppo nell’età del bronzo. La cima della grossa colonna centrale è spezzata. SecondoTaramelli, un tempo c’erano delle corna di bue e una colomba, simbolo del pennuto dio del cielo.

Fra le figure disegnate di modelli cosmici del libro di Frobenius, spicca dunque il modello di tempio sardo di bronzo.

Il luogo di provenienza, Mandas, anziché Ittireddu, è errato, così come lo schizzo porta tre colombe, anziché due, sulla capanna.

Da dove ha preso Frobenius questa immagine? Gliela ha data W. Von Bissing, autore di Die Sardinischen Bronzen del 1924 e che partecipò al famoso Convegno Archeologico in Sardegna del giugno 1926. Negli atti del Convegno, la figura del modellino è riportata dal Taramelli, nella sua relazione con la seguente didascalia: Fig.111. –Modello di santuario nuragico, offerto in voto.

Orbene, lo stesso Giovanni Lilliu ha curato la presentazione nel 1990 della ristampa degli Atti del Convegno del ’26 dell’Editore Delfino.

Due sono le questioni che a questo punto si pongono. Non credo innanzitutto che sia possibile che Lilliu non conoscesse il testo di Frobenius. Negli anni cinquanta non c’erano molti libri né di archeologia, né di storia delle religioni e di etnologia. Il libro di Frobenius ha avuto una larga diffusione –addirittura nel ’70 lo acquistai per i miei studi di architettura, argomento trattato a margine nel famoso libro- e per di più veniva citato e disegnato il bronzetto di Ittireddu.

E’ impossibile anche che Lilliu non sapesse che Taramelli, a cui successe, considerasse il modellino non di nuraghe, bensì di santuario!

Ciononostante per Lilliu i nuraghi complessi furono considerati regge fortificate ed i modellini, modellini di nuraghe e non modelli cosmici o di santuari.

Da questo punto di vista non mi sembra totalmente corretto citare sempre Taramelli e Lilliu come padri della teoria nuraghe-fortezza.

Il merito va ascritto soprattutto, quasi esclusivamente, a Lilliu!

Comunque la teoria dei modelli di nuraghe, sia di bronzo (Ittireddu, Olmedo), sia di pietra (S. Sperate, Palmavera), sta portando al ridicolo. I capitelli di Monte Prama sono interpretati come modello di nuraghe monotorre e i basamenti colonnari sono interpretati come modelli di nuraghe polilobato. E così ogni volta che un reperto, piccolo o grande, abbia un elemento colonnare, viene immediatamente classificato come modello di nuraghe, anche se è il sostegno di un braciere, un offertorio, un capitello!

Nell’anno accademico 2003-2004 fui relatore della tesi di laurea di Paola Zantedeschi “Modellini di nuraghi come rappresentazione cosmica”. La tesi è in gran parte incentrata sulla rappresentazioni cosmiche mandaliche e yantra, e sull’impianto dei templi orientali. Tutte hanno per base la torre, montagna centrale e le quattro torri agli angoli della terra, sempre raffigurata come un quadrato.

Ovviamente anche il nuraghe quadrilobato è compreso in questa rappresentazione cosmica.

Un capitolo della tesi è dedicato all’impianto dei bronzetti di navicella votiva dove è ripetuta la rappresentazione cosmica: albero centrale con quattro torricelle agli angoli.

Che il grande Frobenius abbia visto in questa rappresentazione la sintesi della visione cosmologica non può che confortarmi sulla bontà delle mie deduzioni. I cosiddetti modelli di nuraghe sono imago mundi, modelli universalmente diffusi nella preistoria ed ancora residuali in molte culture, fino a diventare archetipo inconscio. Guardavo le costruzioni di sabbia dei bambini -e dei grandi- in riva al mare. La più ricorrente è un quadrato, con quattro torri (secchiello rovesciato) agli angoli e una torre più grande centrale.

Il riferimento africano di Frobenius mi ha molto confortato –la Sardegna guarda poco all’Africa,ha origini sicuramente più nobili- e per quanto uno sia convinto dei suoi ragionamenti, c’è bisogno -un umano bisogno- del consenso dei “superiori”!

Il passaggio successivo che mi auguro, è che al Museo di Cagliari, una mano pietosa sostituisca il cartellino sotto il bronzetto e scriva: Modello di rappresentazione cosmica al posto di modello di nuraghe.

Il bronzetto è un modello cosmico.

Il nuraghe è un modello cosmico.

Ma il bronzetto non è un modello di nuraghe!

Se A è uguale a C e B è uguale a C, A non è uguale a B in questo caso!

La regola transitiva matematica mal si adatta alla simbologia cosmica!

Infine, e non so darmi risposta, che finalità ci può essere nel rappresentare una fortezza, così ancora è interpretato un nuraghe, con un modello?

Nuraghe fortezza, madre di ogni sciocchezza!

O ci vorrà un altro secolo per capirlo?

 

laner@iuav.it

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2 risposte a NURAGHI QUADRILOBI. IMAGO MUNDI

  1. Ciao Franco,
    i piccoli nuraghe in bronzo o pietra non sono rappresentazioni di fortezze, non mi risulta che qualcuno sostenga questa ipotesi. I nuraghe (piccoli, grandi, miniaturizzati, cinti da mura esterne, monotorre o polilobati, con cisterne o senza, isodomi o irregolari) sono simboli del popolo nuragico, simboli derivanti, fra le altre cose, dall’aniconismo che durò fino all’età fenicia, ossia fino al IX a.C. Da quel momento in poi troviamo la grande statuaria e la bronzistica, a suggerirci che l’aniconismo terminò. Per quanto riguarda la funzione delle torri ritengo che escludere quella militare o escludere quella di tempio sia la vera “madre di ogni sciocchezza”. Erano edifici grandiosi, numerosi, elaborati concettualmente e architettonicamente, distribuiti capillarmente, in luoghi impervi e in pianura, in collina e nelle vie di comunicazione, nelle zone minerarie, nelle coste e nelle isolette (a Mal di Ventre c’è una bella struttura polilobata). Per interpretare la funzione del nuraghe (e costruire un bell’edificio, orientato secondo la luce, con camere su più piani, con scale di accesso al piano superiore, con bastioni…) occorre proporre un modello di società dell’età del bronzo. Visto che i nuraghe durarono almeno 7 secoli, penso sia riduttivo dire che fossero “esclusivamente” rappresentazioni del cosmo.

  2. Franco Laner ha detto:

    Lascia perdere. Già il terreno in cui mi muovo è più infido della cacca semidura e tu cominci col mettere in dubbio che i nuraghi non siano mai stati considerati fortezze. Se i nuraghi sono da quasi un secolo interpretati per uso militare, i modelli di nuraghe che modelli sono se non di fortezze?
    Se ti ci metti anche tu, rischi di miniaturizzare non il nuraghe, bensì quel poco di cervello che spero mi sia rimasto.

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