LIBERTA PER TUTTI, FORSE… O FORSE NO

di Gabriele Ainis

 

Chi per un motivo o per l’altro si trova ad abitare attorno a Torino, non può fare a mano di vederli, di ascoltarli di sentirne l’odore. Anche di toccarli, ovviamente, seppure non si voglia, perché sono loro ad avvicinarsi e prenderti per un braccio allo scopo di metterti a disagio, far sì che apra i cordoni del borsellino pur di levarteli di torno. Non sono una prerogativa piemontese e sono quattro gatti (ma qualcuno, o molti, preferisce avvicinarli ai ratti): i Rom, Gitani, Zingari, chiamateli come vi pare, sono uno dei temi sui quali ci si trova trasversalmente d’accordo tutti, salvo i pochi e sparuti che altro non fanno se non costituire l’eccezione necessaria alla conferma della regola. A tutti stanno vigorosamente sulle palle, chiunque ne farebbe assai volentieri a meno o, al limite, li tollererebbe volentieri se se ne stessero altrove, accanto alle case di coloro che stanno antipatici e si odiano, per similitudine, o anche di quelli che sono amici ma meglio che se stiano laggiù piuttosto che laqquì, qualunque esso sia: lontano.

I Gitani, lasciatemi usare questo nome che forse è quello con la minore carica negativa ed evoca un’idea selvaggia di libertà e vento che spira, riescono nell’apparentemente impossibile impresa di mettere tutti d’accordo, una sintonia così totale da aver determinato la loro cancellazione da qualunque storia, come l’Herpes Simplex, che sta dentro di noi dalla notte dei tempi ma facciamo di tutto per non saperlo finché non scoppia in un bubbone sulle labbra e allora, finalmente, ci ricordiamo che esiste.

Allo stesso modo i Gitani sono storicamente trasparenti, nessuno si ricorda di loro e noi ce ne accorgiamo quando ci assalgono improvvisamente all’uscita di un bar e ci afferrano un braccio pretendendo di leggere la mano e predire il futuro, oppure quando un ineffabile mezzobusto televisivo legge, con viso schifato, dell’ennesima violenza sessuale perpetrata dal solito bestiale virus nascosto che si manifesta all’improvviso, sempre buono per tutte le elezioni e gli assolati mesi estivi privi di notizie. Se quest’anno non sono comparsi all’attenzione mediatica è tutto merito di una casa a Montecarlo e della morte di un sardo con un’enorme e riconosciuta faccia da natiche: le violenze sessuali ci sono comunque e sempre, nella quasi totalità responsabilità di onesti e morigerati cittadini italiani che pestano e violentano le mogli protetti dalla legge, ma non sono necessarie a riempire i buchi dei giornali e poi, d’estate, le elezioni non si tengono, dunque i virus non occorrono.

Anch’io me ne sono ricordato per caso grazie alla rassegna stampa di Radio Radicale che riprendeva un articolo dalla prima pagina del Manifesto: in Francia, Sarcozy ha espulso settecento Gitani dopo aver demolito i campi nomadi abusivi attorno a Parigi. A parte il Manifesto, se n’è accorto qualcun altro?

Sia chiaro, le idee politiche espresse da quel giornale, incluse le folkloristiche propaggini isolane on-line, sono ridicole. Chi le esprime rappresenta un vero e proprio spreco di risorse intellettuali, come sempre accade quando le menti si fanno guidare dalle ideologie, spesso senza neppure comprenderne appieno le implicazioni, e mi spiace immensamente che solo una parte così esigua e così immensamente deformata da un corredo ideologico di retroguardia si sia accorta di un fatto tanto eclatante come una vera e propria discriminazione razziale attuata da un governo dichiaratamente liberale e in uno dei centri nevralgici della cultura europea. I francesi hanno impacchettato i Gitani per caricarli su un aereo e rispedirne una parte in Romania ed un’altra in Bulgaria, biglietto gratuito di sola andata: espulsi!

Non sfuggirà che la Romania fa parte a pieno diritto dell’Europa, della nostra Europa che rivendichiamo ormai tutti come patria comune. Perfino i balbettamenti scomposti e infantili dei nostri autoproclamati combattenti per l’indipendenza nazionale si riferiscono ad essa come sorgente di libertà. Sardegna libera e indipendente? Sì, ma dentro l’Europa, ovviamente, con il lemma conseguente che i soldi provenienti da Roma li vorrebbero da un poco più lontano, sai la differenza.

Se voglia azzardare un improbabile confronto tra sardi emigrati e Gitani? Ma quando mai: è improponibile, stupido, privo del minimo fondamento. Forse ci potrebbe riuscire qualche imbecille della congrega dei soliti comici, ma ci vorrebbe una certa fantasia ed ironia di cui loro non sono in possesso: troppo stupidi.

Mi pongo però un’altra domanda: com’è che nessuno dei nostri prodi difensori della libertà osa mai un accenno, il minimo accenno a quella di coloro che scelgono di vivere senza una patria oppure, come sarebbe assai meglio notare, rivendicano di avere il mondo come terra promessa? Possibile che ci si vada ad imbrancare con ex-terroristi baschi e irlandesi, rivendicandone a gran voce l’amicizia ed il sostegno, e non si vogliano neppure considerare coloro che pretendono, davvero e sulla propria pelle, di abbattere le barriere imposte dagli stati nazionali? Coloro che si rifiutano, unici al mondo, di considerarsi appartenenti ad una “terra” se non quelle piccola e limitata della contingenza quotidiana dove cacciano le roulotte che si tirano appresso come le lumache con il guscio?

Non sarà che ci fanno paura perché noi, al contrario, non sappiamo vivere né riconoscerci senza un nuraghe a qualche metro di distanza?

Facciamo un’ipotesi: supponiamo che un sardo trovato a dormire su una panchina, solo perché sardo, venga impacchettato e rispedito da Parigi all’aeroporto internazionale di Berchidda per vagabondaggio, senza processo e senza possibilità di difendersi in un tribunale: forse che gli sparuti blog isolani, gli ex-giornalisti, ex trivellatori, attuali voraci morditori, fautori della liBBertà della nostra lingua, delle interrogazioni parlamentari sui furti e nascondimenti volontari del patrimonio archeologico non tuonerebbero all’unisono parlando di liBBertà violata? Di identità nazionale gettata nella polvere, di inaudito oltraggio alla libertà dei popoli?

Forse che il Sommo Vate non ci delizia giornalmente con le insulse notizie, che di norma neppure capisce, riguardo la libertà dei Baschi, dei Kanak, dei Catalani, degli Irlandesi e degli Scozzesi…? Ma quando mai si è visto che settecento di loro, in barba al diritto internazionale, quello vero, non le diarroiche ignoranti considerazioni di un poveraccio, in piena Europa, vengano costretti nella carlinga di un aereo e rispediti nel luogo da cui proviene il passaporto che tengono in tasca? E i bambini che erano con loro?

Certo, noto con piacere l’assenza dichiarata delle forze politiche nazionali, impegnate, più o meno localmente, a guardarsi allo specchio per capire bene se sono ancora vive o meno (potrebbero telefonarsi e scambiare due chiacchiere informali in merito), ma proprio coloro che urlacchiano sguaiatamente tutti i santi giorni che il buon dio manda sulla terra (ah, Vito Catozzo, come ci manchi con la tua politica di alto profilo!) potrebbero almeno far finta, solo fingere, che la cosa abbia una qualche attinenza con la libertà di tutti e non solo con quella liBBertà meschina che ci fa comodo ed è funzionale alle nostre piccole, misere tasche?

Ecco perché detesto costoro: sono dei piccoli miseri individui con gli occhi ancorati ai propri alluci e, se mi aspetto poco dall’Antipatico (tanto per chiosare il ‘Migliore’) e nulla dal Gatto del Chesire, almeno quelli che vivono di lenticchie liBBere e naZZionalsarde potrebbero dar segno di essere davvero interessati alla libertà, che è altro dalla liBBertà che vorrebbero loro!

Con buona pace di Gandhi, naturalmente, le cui ceneri si rivolteranno nella corrente del Gange, e delle dentiere affilate sempre pronte sul comodino: non si sa mai che una turista indignata attenti alla nostra intoccabile, inviolabile, dovuta e sacra liBBertà!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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