CULTURA UMANISTICA O SCIENTIFICA… O ENTRAMBE?

di Desi Satta

 

Non è possibile avere venticinque o ventisei anni e scrivere saggi come questo: dovrebbero promulgare una legge che lo vieta! O, in alternativa, scoprire una cura efficace contro l’invidia galoppante.

Leherer possiede una dote rara, quella di osservare la scienza, quella parte che ha studiato, le neuroscienze, da un punto di vista differente rispetto a tutti gli altri, intuendo aspetti e connessioni che di norma sfuggono.

Domanda: è possibile “conoscere” al di fuori della scienza? Quel maledetto ragazzino ci spiega come, e fa riferimento ad alcuni geni del passato che, grazie alla loro profonda intuizione, hanno precorso le moderne neuroscienze.

Naturalmente non si scomoda per poco: Proust, Whitman, Cezanne, Stravinskij… Ciascuno di loro, è riuscito ad intuire la struttura di una parte della mente che sarebbe stata scoperta e descritta solo in tempi recenti, dimostrando, forse e per l’appunto, che la conoscenza non è necessariamente appannaggio della sola scienza.

Cezanne, ad esempio, intuì all’inizio del ‘900, ed in netto contrasto con la scienza a lui contemporanea, come alla base del processo della visione ci fosse il cervello e non già gli occhi, giacché la realtà non sta la fuori in attesa di essere testimoniata ma viene creata dalla mente. Così Cezanne fornisce all’osservatore indizi sufficienti affinché possa interpretare le sue tele, ma senza mai definire con precisione contorni e colori, esattamente come la realtà si comporta con noi, lanciandoci deboli segnali che la nostra mente interpreta e definisce in modo compiuto.

Sia chiaro: che per capire Cezanne ci volesse un neuroscienziato, intendo per andare così a fondo nella sua opera, non ne dubitavo: l’ho sempre considerato un pazzo! Solo un demente, ma uno splendido e visionario demente, poteva determinare lo sviluppo del postimpressionismo quando ancora l’impressionismo non era stato accettato del tutto! E tuttavia, ritrovarmi poi a leggere le considerazioni di Lehrer, scritte tra l’altro con una prosa sopraffina, perché il ragazzo con la penna ci sa fare davvero, è stata una vera e propria illuminazione. La descrizione del perché Cezanne continuasse a rifinire le proprie tele abbandonandole a malincuore nelle mani dei clienti (i pochi che ebbe) mi ha aperto gli occhi sulle corbellerie dei critici e storici dell’arte che non mi avevano mai convinto appieno.

Se davvero Cezanne si sforzava di individuare il limite ultimo al di là del quale la mente dell’osservatore non sarebbe più stata capace di elaborare il senso del quadro, per tenerlo quindi in uno stato di tensione ideale che lo costringesse ad uno sforzo ulteriore per ‘entrare’ dentro l’opera, credo due cose: che Cezanne sia stato uno dei geni più eccelsi della pittura e che Lehrer abbia appena cominciato a stupirci.

Del resto, letto il suo libro, sono andata a rovistare nel suo sito ed ho trovato materia di riflessione di un interesse unico. E poi è stata la prima volta che ho creduto di aver finalmente capito il senso profonde degli incompiuti di Cezanne, un fastidio che mi portavo appresso da anni, mai curato dalle decine di saggi faticosamente letti in lingua originale (tanti in francese, fortunatamente!).

E Proust? Secondo l’autore intuì la struttura della memoria, ad esempio separando nettamente gusto e olfatto dagli altri tre sensi nella determinazione del potere di richiamare i ricordi.

E Whitman? Concepì l’unità della mente e del corpo in un periodo in cui si considerava il copro nulla più ceh una massa inerte.

Lascio alla curiosità di chi vorrà spendere i 22€ (e sono pochi per ciò che si può ottenere) la sorpresa di Escoffier, a mio avviso il capitolo meglio riuscito e geniale: se questo signorino scrive così a venticinque anni, sarà meglio tenerlo d’occhio perché è pericoloso!

Insomma ciò che ciascuno scienziato (ovvero, in senso lato, colui che opera nella scienza e la produce) sogna da tempo: la possibilità che non esista una cesura tra le due culture ma una sostanziale unità. Alla fine del libro non sarà facile dubitarne!

Un solo appunto (e trovare qualcosa di poco meno che perfetto è stato davvero difficile): la copertina dell’edizione originale mostrava la Madeleine che diede inizio al fiume in piena della Recherche, immensamente più espressiva dell’anonima macchia scura dell’edizione italiana in cui un particolare di un quadro di Cezanne scompare senza lasciar traccia. Meglio così, forse è il difetto che indica la perfezione… eppure la Madeleine sarebbe stata un’altra cosa.

In definitiva, è un vero peccato che un saggio come questo debba essere letto e toccato: tanto meglio sarebbe poterlo apprezzare col gusto e l’olfatto, come accade a Proust con il suo dolce friabile intinto nel tè. Chissà, potrebbe darsi che questo fosse il senso del biscotto in copertina, e noi italiani ce lo siamo persi: peccato.

 

desi.satta2@virgilio.it

123

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in ScienZZa e dintorni. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...