ACCIDENTI ALLA PIOGGIA: LANER E I TESTICOLI DI CAPRA

di Gabriele Ainis

 

Eppure non dovrei lamentarmi eccessivamente. Almeno con la pioggia le zanzare sono occupate a scansare le gocce e non tormentano i polpacci di chi dorme con le finestre aperte, la temperatura e gradevole, il risuonare dell’acqua che cade sulle tegole del tetto è terribilmente rilassante…

Poi non saprei che altre stupidaggini trovare per non dire che questa pioggia del menga mi ha francamente stufato, anche se da un paio d’anni, d’agosto, è diventata un’abitudine. Solo che gli anni passati me ne andavo in ferie e invece quest’anno nisba, si sta a casa sotto la pioggia e si rosica.

Poi si legge. Visto che la narrativa attualmente si distingue per una condizione apparentemente irreversibile di coma profondo, si leggono saggi, quando si trovano.

Joe Schwarcz non è una novità. Un chimico canadese che si occupa anche di divulgazione (ma insegna alla McGill di Montreal, non proprio l’ultimo arrivato) ed è notissimo al di là dell’Atlantico. Forse qualcuno ha già letto qualcosa in merito ai biscotti che si sbriciolano.

La divulgazione della chimica non è molto diffusa, la disciplina principe per la divulgazione (intendo tra le scienze ‘dure’) è la fisica. Poi c’è l’evoluzionismo e la paleoantropologia, la storia, l’archeologia, ma la fisica, non si sa bene per quale motivo, attira più di ogni altra, anche se in genere non se ne capisce granché.

Per i fisici la chimica è un sottoprodotto della fisica, in genere la snobbano e la considerano una cuginetta racchiotta da invitare per dovere alle feste comandate ma da frequentare poco, troppo affine alla tecnica che, si sa, ai fisici “seri” non piace.

Questo libro è decisamente “americano” (il Canada è una provincia aggiunta degli States, anche se i canadesi lo negano con tutte le loro forze) nel senso che raccoglie una lunga serie di argomenti, ciascuno esaurito in poche pagine, così che il lettore non abbia la necessità di seguire argomentazioni troppo ampie. Non parla direttamente di chimica, di storia della chimica, del suo sviluppo, bensì del modo in cui ciascuno di noi potrebbe interpretare la realtà possedendo limitate nozioni della disciplina ed adoperandole nel modo opportuno. Per parafrase un famoso showman che ha battuto ogni record di ascolto alla radio, una specie di “Lo sai perché…” a sfondo chimico che và dal rosso dei gamberetti alla colla dei post-it. Perché i gamberetti sono rossi? Che razza di colla è quella dei post-it che si può riutilizzare un gran numero di volte?

Detto tra di noi, non è il tipo di saggio che amo particolarmente, se non fosse che c’è un interessante capitolo intitolato Fandonie e Turlupinature, con un paragrafo delizioso che parla della storia di John Romulus Brinkley il quale, avendo comprato una laurea in medicina per 500 dollari (parliamo degli USA del primo ventennio del 1900) esercitava medicina. Un giorno notò la straordinaria vena sessuale dei caproni, ed immaginò che trapiantandone i testicoli (per la verità si trattava di un innesto di tessuti, non della sostituzione tout court) negli uomini carenti di potenza sessuale, ne avrebbe ripristinato la mascolinità smarrita. A quei tempi non era considerata un’assurdità (e secondo me neppure ai tempi nostri!) infatti, in Europa, c’erano altri che avevano avuto idee simili, ad esempio Voronoff che innestava tessuti prelevati dai testicoli degli scimpanzé.

Il punto è che gli innesti non funzionavano, se non per il noto effetto placebo, e Brinkley era un vero e proprio ciarlatano, capace di praticare iniezioni di acqua distillata o vendere farmaci costituiti da acqua colorata con indaco.

Naturalmente la comunità scientifica lo combatté aspramente cercando di impedirne l’attività e cosa rispose lui?

Vediamo: ci stupiremmo se affermò che era un perseguitato dagli accademici gelosi? Che il mondo accademico non voleva riconoscere la sua grandezza? Che c’erano le prove del funzionamento della sua strana teoria?

La cosa non si esaurì in poco perché, diventato ricchissimo vendendo acqua colorata ed impiantando palle di capra ai creduloni, lanciò una campagna d’informazione assai efficace grazie ad un uso sapiente dei media (fondò la radio KFKB) ed all’appoggio del Los Angeles Time.

Fermiamoci. Se volete sapere la fine della storia c’è il libro, oppure il web, e poi non è importante, alla fine ci pensò la natura a levarlo dai piedi. Ciò che interessa, ed è il basso scopo che mi ha spinto a parlare del saggio di Schwarcz, è che stiamo parlando di un problema sollevato di recente dal professor Laner, persona tutt’altro che sprovveduta ed accademico di livello. Si chiede perché non dovrebbe occuparsi di archeologia ed essere ascoltato dagli archeologi, per la verità lo ha chiesto anche a me dopo che ho cercato di spiegargli che un ottimo ciabattino non diventa un ottimo calzolaio se legge due trattati dotti sulla manifattura delle scarpe, ma lui proprio non ci sente. Afferma di usare il buonsenso, il cervello e la propria cultura.

Esatto, esattamente come i clienti di Brinkley, che erano tutt’altro che scemi (si trattava di coloro che erano in grado di pagarsi il costosissimo intervento, dunque professionisti, imprenditori, persone istruite) ed adoperavano esattamente le stesse categorie che usa lui: buonsenso, cervello, cultura.

Ho cercato di dirglielo più volte: accetterebbe un trapianto di tessuti prelevati dalle palle di un caprone (se gli servissero, si badi bene, per una volta parlo seriamente) sulla base del fatto che i caproni hanno un’intesa attività sessuale e due amici gli dicono che funziona, oppure cercherebbe di razionalizzare ciò che gli viene proposto adoperando le categorie della ricerca scientifica?

Per l’archeologia è esattamente lo stesso: se ne può leggere, si può studiare, ma non si può pretendere di adoperare il buonsenso (non è buonsenso, nell’America del 1915, pensare che appiccicarsi le palle di un caprone sia ragionevole?) e la propria cultura: è necessario sottoporre ciò che si afferma (e si crede) al mondo scientifico: farlo verificare.

Poi non so se lo accetterà, può darsi di sì come di no, potrebbe anche darsi che ritenga ragionevole ciò che fece Brinkley, per ritirare fuori il solito ritornello dei “non allineati” che hanno fatto chissà quali scoperte in antitesi al mondo accademico (che lui stesso rappresenta!). Mi piacerebbe parlare anche di un altro accademico (veramente di un paio) che commette lo stesso errore imperversando sul web , ma pare non sia il caso (e del resto non è importante).

Insomma piove anche oggi, il saggio è debolino, salvo un capitolo, però quello fa schiattare dal ridere, e vale almeno la metà dei 19 euro, e mi sa che il prof non sarà contento. Per fortuna settembre non è lontano: se piove a settembre mi fa meno impressione e non sembra neppure di aver saltato le ferie!

 

 

gabriele.ainis@virgilio.it

121

Joe Schwarcz IL GENIO DELLA BOTTIGLIA La chimica del quotidiano e i suoi segreti

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

3 risposte a ACCIDENTI ALLA PIOGGIA: LANER E I TESTICOLI DI CAPRA

  1. Franco Laner ha detto:

    Nessuno dei vecchi indirizzi (boicheddu… ainis…fenice..) funzionano per spedirti una mail: dammene uno giusto!
    Oltre il buon senso comune (bellissimo l’elogio di Capria “La mosca nella bottiglia”), la cultura ed il cervello, c’è anche la verifica sperimentale di ciò che si asserisce, sia nel proprio che nell’altrui disciplinare. Se dico che per la costruzione di un nurughe devo ricorrere allo stato di coazione orizzontale e gli archeologi invece di sbalzo successivo o di falsa cupola, oppure se dico che il piano inclinato è la rampa di accesso stessa (nuraghe macchina di sè stesso) e gli archeologi parlano di piano inclinato esterno, anche se non sono un archeologo, affermo che gli archeologi dicono stronzate. Se dicono stronzate sulla parte costruttva mi viene logico pensare che dicano stronzate anche sulla funzione del nuraghe. Anzi non solo un sospetto, ma la certezza che il nuraghe-fortezza sia la madre di ogni sciocchezza. Eppure i tuoi amici archeologi ancora la sono!
    E quando, a tanti, da Lilliu in giù, ho chiesto il confronto, mi hanno fatto capire che è bene che stia al di fuori dal recinto degli scavi e lontano da ciò che brilla sulla punta del piccone.
    Laner

  2. Aldo ha detto:

    Be’, strano che Laner non abbia notato l’inesattezza anatomica dei testicoli di “capra”, tutto preso dalla coazione orizzontale. Io solo questo ho da far notare in negativo ad Ainis. Con un po’ di invidiosa meraviglia per il tempo che trova, in questo piovoso agosto per lui non sfaticato in vacanza, per scrivere tanto dopo aver letto almeno altrettanto e non aver evitato le zanzare che non evitato le gocce di pioggia. Però, che c’entra la funzione dei nuraghi con la tecnica di costruzione, se è vera la mia impressione che non ci sia ancora in Italia un archingegnere che si informi prima della funzione di ciò che progetta, di dove sarà allocato e tanto meno dei desideri e delle intenzioni dell’utilizzatore finale?

    • exxworks ha detto:

      Chiedo scusa al Proftziu Laner (e a tutti): per un errore tecnico il post seguente non era stato pubblicato:
      dimenticavo. Se trovi testicoli di capra mi faccio operare subito!
      Con quelli di caprone provaci tu
      Laner

      Boicheddu

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...