INCREDIBILE SCOPERTA DEL GENERALE SHARDARIANO

 di Maria Maddalena (editing Desi Satta)

 

Agosto, tempo di vacanze.

Genoveffo Mannutrodju, il generale shardariano, stanco per le lunghe battaglie sostenute nella difesa della SStoria SSarda, si dirige stancamente a bordo del suo vaso da notte da crociera verso le coste della Terramanna. Il bassino ondeggia tra i flutti, procedendo lentamente perché anche i prodi della sua fedele guardia del corpo sono in ferie. Infatti, nonostante abbia tentato di tenerli con sé, lo hanno abbandonato. Chi al mare, chi in montagna a respirare aria buona (e non che non ne avessero bisogno!), chi a casa, sdraiato in poltrona a sbevazzare una birra – per una volta senza cannuccia perché finalmente si è potuto levare la maschera antigas – e annusare il profumo invitante di una grigliata: carne, pesce, verdure appena colte nell’orto. Che delizia dopo un anno di ‘roboanti’ proclami generaleschi, da schiantare un caprone poco dedito al rito del bagno!

L’unico che l’abbia seguito, il coraggioso caporale Nuragico Labirintico, nuota tra le onde, trascinando il vaso da crociera sul quale è assiso il generale. Fatica, paborittu, e respira con difficoltà perché non se l’è sentita di levare la maschera antigas. Il generale gliel’ha suggerito e, a un certo punto, l’ha quasi convinto, ma è bastata una nuova scoperta – una ziqqurat che i malefici archeologi hanno travestito da mucchio di sabbia sulla banchina del porto di Olbia – per obbligarlo a stringerla nuovamente sul viso. La sabbia di Cala Banana, maledetti, sottratta al paesaggio isolano per bassi scopi accademici!

Sarà anche l’imbragatura che lo stringe, l’hanno requisita ad un asino che tirava un carretto, ma il prode soldato annaspa. Un po’ procede, tanto si ferma.

Disperano ormai di toccar terra, gli eroi, quando in un’alba radiosa i raggi del primo sole illuminano, in lontananza, all’orizzonte, la linea scura della costa.

Terra! Terra! Terra!

Terra finalmente. Forse quella Manna, non la dolce e ubertosa Isola dei Feaci, degli Atlantidi, degli Sherdanu, di tutti fuorché dei Sardi, ma comunque un posto dove sgranchire le gambe dopo tanto andar di braccia. Il caporale Labirintico, alla vista della meta, raddoppia gli sforzi, raccoglie le ultime molecole di adrenalina e si sbraccia. Nella sua mente, non troppo sveglia in verità, ma sufficiente per la sopravvivenza quotidiana, immagina un tozzo di pane, una fetta di sartizzu, forse il fondo di un bicchiere di vino. Alla fin dei conti sono in vacanza, così gli ha detto il capo quando gli ha proposto: «Andiamo a fare quattro bracciate al mare, così gliela facciamo vedere noi a quei quattro coglioni che se ne vanno in ferie per i fatti loro!»

Per una volta, sogna di non mangiare erba e calci in culo, agogna un cambio radicale di dieta, una dieta estiva, ricca di sorprese, di piatti prelibati, ad esempio una bella fetta di pane… pa-ne, non er-ba. C’è una bella differenza. Lui che per la causa ha sacrificato tutto.

Ma, mentre riflette su ciò che avrebbe sacrificato, prestigiosi titoli accademici, tempo, denaro, i polpastrelli consumati dal forsennato battere sulla tastiera, ecco che un piede sfiora il fondo sabbioso ed ode distintamente il fragore delle onde che si appoggiano contro la spiaggia.

Sono arrivati.

Certo, se il prode generale non continuasse a frustargli le chiappe con la zironia sottratta al proprietario dell’asino e del carretto, sarebbe meglio, ma ormai c’è abituato, ci ha fatto il callo, anzi due, belli grossi e simmetrici, uno a destra uno a manca, tanto che gli altri della guardia del corpo lo chiamano Labirintico Steatopigio o, per far prima, semplicemente Pigio.

Comunque ci sono. Il generale non ha neppure bisogno di levarsi in piedi perché anche la versione da crociera del vaso da notte prevede quattro ruote, belle robuste che non temono il sale e così, con altri quattro o cinque colpi di frusta, ecco che Pigio trotterella felice per un viottolo e risale la pendenza dolce della costa.

Ma un generale, un generale vero, non si concede mai le ferie, egli vive col chiodo fisso della lotta!

Quindi, quando nota poco distante una costruzione megalitica, tira le redini e impone a Pigio una sosta: «Una Nuraga!» Tuona. «Il generale ha scoperto una Nuraga! Egli per primo l’ha detto e la priorità della scoperta è sua! Vedi la Nuraga brutto scemo?»

Pigio è stanco come un mattone. Da che hanno toccato terra non ha mangiato neppure un pugno d’erba. A lui sembra un cumulo di massi accatastati in una cava, ma il generale è irremovibile, e poi, come al solito, ogni volta che scopre qualcosa di nuovo c’è una puzza pazzesca e deve stringere la maschera per non morire asfissiato. Questa volta non se la sentirebbe di dargli ragione, ma gli asini a questo servono: a tirare il vaso da notte e ragliare: «Zì badrone», farfuglia ma, questa volta, ha torto!

Genoveffo Mannutrodju aveva ragione e ha visto accettata la sua scoperta a livello ufficiale: la Nuraga in continente esiste, ed è stata riconosciuta nel fondamentale testo di cui riportiamo un lacerto. La Pisciona di Arzachena è una Nuraga incontinente, ed anche gli esperti hanno dovuto ammetterlo: Il generale shardariano ha vinto un’altra battaglia. La Baronia è alla frutta.

Nuragico Labirintico, no. Lui è all’erba. Accanto alla Nuraga c’era un praticello e il generale gli ha concesso di brucare. Quando avrà finito, come al solito, prenderà un altro calcio in culo come dessert e ricomincerà a tirare il vaso da notte.

A parte la Nuraga, niente di nuovo in Terramanna!

 

mariamaddalena@reincarnate.com

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