ARCHEOLOGIA SARDA, SANTONI E GUARIGIONI INSPIEGABILI

di Gabriele Ainis

 

Un saggio come questo attira prima di tutto per la copertina di Pillinini, uno che non le manda a dire e, quando le dice, colpisce nel punto giusto e fa (metaforicamente) male. Ricordo che quando lo lessi (non è recentissimo ma ancora assolutamente attuale) mi intrigò un aspetto che di rado viene reso esplicito nei libri di questo tipo: una critica ragionata al mondo scientifico che talvolta (o spesso secondo alcuni) assume comportamenti che dovrebbe invece rigettare, quelli che portano ad una vena di dogmatismo nei confronti del quale si dovrebbero generare immediatamente gli anticorpi specifici.

Ecco: questo saggio è un anticorpo generato dal mondo scientifico nei confronti di sé stesso, o almeno lo è nella piccola sezione dedicata alle guarigioni “inspiegabili”.

In generale parla di bufale, cioè di quelli che la chiesa definisce “miracoli” e, da questo punto di vista, è un libro dignitoso, non rivoluzionario ma neppure da gettar via. Ha un limite: che un credente abituato a confidare nei miracoli non ne leggerebbe neppure dieci pagine, mentre chi è in possesso di una dignitosa cultura scientifica lo trova noioso come un referto medico. Per chi dovesse tentennare tra il libro e Voyager, vedo poche possibilità che sia il primo prevalere.

Eppure c’è il capitolo 6, Le guarigioni straordinarie, che vale da solo i 13.50 € del prezzo di copertina, perché è una critica feroce nei confronti di quella parte del mondo scientifico (medico) che si è disinteressato delle guarigioni straordinarie fino a tempi recenti, snobbandole e commettendo un errore.

Prima di tutto ne ha sempre parlato poco: quanti d noi sanno che con una frequenza di almeno un caso su ottomila anche un osteosarcoma (**) in stato avanzato regredisce spontaneamente fino a guarigione (anche senza invocare padre Pio)? Io sì, ma per il semplice fatto che avendo avuto a che fare fin troppo spesso con questo tipo di malattie attorno ai primi anni novanta, ho passato lunghe ore a leggere testi divulgativi, prima, e più specialistici poi, stupendomi che nessuno ce ne informasse. Sì, l’organismo umano, in casi rari, reagisce alla malattia e “guarisce” da sé. I medici lo sanno, oppure sono cattivi medici o medici carenti di buona fede.

Se almeno un paio dei professoroni passati in televisione durante il casino magno del caso Di Bella avesse detto esplicitamente che a volte (sebbene molto raramente) un cancro guarisce da solo, parte del can can mediatico sarebbe stato disinnescato e almeno una parte dei cittadini avrebbe avuto di che riflette sul reale significato della scienza medica.

Comunque un medico (Magnani è un medico, esperto di progettazione di sperimentazioni cliniche) alla fine ce lo fa sapere, ma non solo: se la prende a ragione contro il mondo scientifico che non ha afferrato al volo l’opportunità fornita dalle guarigioni straordinarie, quelle statisticamente poco probabili eppure presenti.

Naturalmente non è l’unica critica al mondo accademico: per tutto il saggio è un continuo ricordare i limiti scientifici dei medici cattolici che partecipano alle commissioni pontificie di accertamento dei miracoli. Pretesi scienziati che abdicano dal proprio mestiere dimenticandosi ciò che fanno nella prassi giornaliera quando si trovano a dover valutare avvenimenti di pretesa origine metafisica.

Dal che si dovrebbe capire per quale motivo ho iniziato il post parlando del libro di Magnani: perché sta avvenendo nell’archeologia sarda ciò che avviene per i miracoli (di guarigione, le statuette sanguinanti sono un’altra cosa).

Per capirci meglio, ricordiamo cosa sia la commissione di valutazione pontificia. È un organismo composto da due anime: quella “scientifica” (un gruppo di medici cattolici), quella teologica, ovvero un prelato che dopo il vaglio del comitato scientifico valuta se sussistano i criteri richiesti dalla chiesa affinché una guarigione inspiegabile posa essere definita “miracolo” (i maliziosi direbbero: se conviene alla chiesa!).

Eccoci a noi: qual è l’accusa di Magnani a carico dei colleghi medici che mandano i vacanza neuroni e dignità scientifica quando si ritrovano a decidere di una “guarigione miracolosa”? Che si dimenticano delle remissioni spontanee, delle “guarigioni straordinarie” del capitolo 6. Ad esempio che nessuno di loro si ricorda dell’esistenza comprovata di queste casistiche quando certifica come inspiegabile una guarigione di Lourdes, o un miracolo di quel santone di padre Pio o di chiunque altro. Poi nel libro c’è ben altro, intendiamoci, per chi non ha dimestichezza col tema si potrà divertire, se crede nei numeri, nei dati sperimentali e nel valore della statistica, ma io sono rimasto colpito soprattutto da questo: dalla decisione con la quale il dottor Magnani chiama in causa i colleghi!

Torniamo a bomba e parliamo di noi: gli Sherdanu!

Che palle, si dirà, ma non ne ha ancora le tasche piene?

Io sì, ma di che dovrei parlare se si continua ad essere ossessionati sempre dalle medesime balle? Del resto: forse che Vespa non continua a parlare di morti ammazzati e di biciclette (e anche di miracoli, per la verità) anziché dei casini della nostra bella Italia?

È lo stesso: abbiamo l’Isola stretta in una morsa di disoccupazione e crisi, ma i soliti noti continuano a parlare di grandezze passate, Sherdanu, oppure Limba e Autonomia con burro e marmellata: che dovrei fare, ignorarlo?

Insomma il meccanismo è lo stesso: ci sono problemi grandi come una casa ma la domenica una rete pubblica è stabilmente occupata dai preti che ci spingono alla preghiera (mentre loro mangiano a crepapelle con le nostre tasse). Nello stesso, modo coloro che si propongono orgogliosamente come difensori della Sardegna (ad esempio un Maninchedda Laqualunque) discutono di quanti soldi dare alla LSC, cioè di quanti soldi buttare nel cesso e non della gente che non ha scuola, lavoro, servizi!

Oppure dello scandalo del Parco del Golfo dei Fenici o dei reperti nascosti (Massidda passerà alla storia per l’interrogazione più inutile della repubblica italiana!).

Qual è il problema? Dipende: dimostrare come questa gente sia ignorante o in malafede (o entrambe le cose) non è difficile, però… c’è un però: che l’ambiente degli archeologi, come quello medico per Magnani, ci mette del suo per complicare le cose. In che senso?

Nel senso che nessuno si prende la briga di fare come lui, prendere la tastiera e scrivere un saggio (magari da rilasciare in rete gratuitamente) sugli obbrobri perpetrati da alcuni colleghi in merito a certe questioni, ad esempio, tanto per non far nomi, proprio gli Sherdanu.

Eppure non ci vorrebbe molto, perché non parlo di un saggio tecnico ma uno divulgativo, come quello di Magnani, e neppure troppo corposo, basterebbero una ventina di pagine con un minimo di bibliografia, il tanto, ad esempio, per mostrare come liBBri del tipo l’Alba dei nuraghi siano basati su opinioni gratuite ed affermazioni apodittiche.

Non chiedo molto, semplicemente rendere manifesto ciò che cazzeggiatori come noi suggeriscono da qualche mese in qua: che si sono formate vere e proprie sette (talvolta a sfondo politico) che usano l’archeologia come i preti i miracoli, con tanto di comitato tecnico e teologo incorporato a vigilare se le scoperte fanno bene o meno alla propria parte politica.

Sì, chiederei, se possibile, che un qualche anticorpo, almeno uno, si muova: è possibile?

 

 

gabriele.ainis@virgilio.it

 

(*) Maurizio Magnani – Spiegare i miracoli – Dedalo 2005

(**) uno dei tumori più mortiferi che si conoscano.

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8 risposte a ARCHEOLOGIA SARDA, SANTONI E GUARIGIONI INSPIEGABILI

  1. Atropa belladonna ha detto:

    Sì, sono d’ accordo che gli archeologi dovrebbero fare chiarezza: spiegare, magari su riviste internazionali con reviewers o con libri in inglese a larga diffusione, la questione Sherden, la questione scrittura e tutti gli altri topics in sospeso. Forse non lo fanno perchè ritengono tali questioni del tutto irrilevanti, questa è una possibilità, ovviamente. O forse non è chiaro neppure a loro, anche questa, ammetterai, è una possibilità

    Che intendi con una interrogazione del tutto inutile parlando del senatore Massidda? è inutile come questione – nel senso che tanto si sa già che tali oggetti non esistono o se esistono sono non isolani o non sono scritti – o inutile nel senso che la questione di per sè non ha utilità e sarebbe meglio destinare gli sforzi a qualcosa d’ altro, e cioè a ciò che suggerisci parlando dei mille problemi sociali e lavorativi dell’ isola? prima di discuterne vorrei aver chiaro questo punto.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Sul primo punto non hai capito. La mia sollecitazione riguarda quegli archeologi che preferiscono glissare sulle sciocchezze dei colleghi. L’Alba è un testo pessimo, dichiarato tale assai spesso proprio dagli archeologi (non per niente è stato pubblicato dalla Edizioni Nessuno srl) ma solo in privato, perché tra colleghi non si vuole litigare troppo. Questo è un limite tutto locale: in altre realtà ci si scanna (metaforicamente e nei dovuti modi) per molto meno. In altri termini è l’esatto contrario di ciò che dici.
      Che la questione Sherdanu (o la scrittura) non siano state prese in considerazione è una tua affermazione apodittica priva di basi (somiglia molto al casino dei Giganti “nascosti” usata dai comici dell’iRS, e dagli ignoranti imbevuti di ideologia per farsi pubblicità). Tra l’altro tipica degli archeocomici cui spesso ti associ (ed è bene specificare che sei libera di farlo). Ad esempio si aspetta ancora che Sanna, anziché prendere per scrittura i quattro fori del mitico brassard (vedi come la realtà supera la fantasia), risponda al fatto che sta leggendo la scrittura nuragica su un reperto medievale. Peraltro, cosa che porrei anche alla tua attenzione (e che ignori bellamente).
      Sulla questione di Massidda, sono basito dalle tue parole: se tu nascondessi dei risultati e si spargesse la voce che lo fai, i tuoi colleghi (non solo quelli della tua regione o italiani), ti metterebbero in croce e saresti sputtanata per la vita (scientifica!). Credi davvero che un tuo collega (ma qui parliamo di una specie di congiura, quindi tanti) si azzarderebbe a fare una cosa del genere? Stupisce che un ricercatore universitario come te commetta uno svarione come questo. Ti risparmio il senso logico dell’interrogazione che non contiene alcun fatto specifico e si limita a chiedere se sia vero che in una data non specificata si siano sottratti reperti non specificati. Neppure Totò sarebbe stato capace di tanto (né di concepirla né di presentarla al governo).
      Infine sì, Massidda è un politico inutile, perché si occupa di sciocchezze in un momento in cui le priorità sono altre (ma non credo che tu ne sia ben cosciente: prova ad andare ad Ottana, se sai dov’è, e rifletti sul senso della chiusura della Legler! Da laggiù dove ti trovi non credo che possa apprezzare correttamente il problema). C’è da dire che è in buona compagnia (soprattutto di chi si riempie la bocca di slogan tipo Sardegna e Libertà, oppure “Manchi il pane ma non l’Autonomia” ed altre amenità del genere) ma non si tratta di un’attenuante, tutt’altro.

  2. Atropa belladonna ha detto:

    Bene, inizio dal fondo perché è più vicino: il fatto che siano sciocchezze è una tua opinione e comunque nulla vieta di occuparsi di entrambe le cose. Comunque questa tua affermazione chiuderebbe qua la questione specifica. Però mi dai una risposta un po’ mista, quindi passo al paragrafo immediatamente sopra. La risposta alla tua domanda è “dipende dalle circostanze” e da quanto vanno veloci le verifiche. Nel mio campo vanno veloci e quindi è meno probabile che possa succedere – sebbene sia successo (quindi non è impossibile) – ma per noi più che nascondere la tentazione è pubblicare troppo in fretta o copiare o pubblicare il falso. In un campo dove le verifiche ed i tempi sono fisiologicamente, ed anche tradizionalmente, dilatati, la probabilità di soccombere alla tentazione di tenere nascosto o minimizzare o, più semplicemente, dilazionare (magari fino alla pensione secondo il motto “muoia Sansone con tutti i Filistei) cresce. Bada bene, non ho detto che sia successo in questo caso, ti stavo solo rispondendo: kurzum, non lo trovo certo impensabile, ma con probabilità finita di succedere. Mentre riguardo al testo della petizione non si parla di nessuna congiura e stai mescolando le acque.

    Andando ancora su: ti avevo capito benissimo invece.
    A proposito della pubblicazione sul reperto “medievale” ne ho discusso talmente tanto nel passato che non riesco proprio a capire come tu faccia dire che glisso: ho stufato perfino i sassi e riempito chilometri di rete. La risposta alla tua domanda è, comunque, ovvia.
    Ma, a parte questo, ti lancio una sfida soft-science, da ferragosto, sul documento di Pozzomaggiore e su quello di Teti: sono i due documenti della petizione di cui abbiamo foto. L’ unica condizione che dobbiamo accettare è che, fino a prova contraria, né le foto né i documenti siano falsi. Senza l’ accettazione di questa condizione non mi ci metto neppure. Allora? Qual’ è la tua risposta affermativa?

  3. Gabriele Ainis ha detto:

    Ci sono due cose che non capisco: la prima che ti intestardisca a fare la polemista quando non ne sei capace; la seconda il desiderio intenso di sputtanarti.
    Per la prima, che io abbia mai accennato ad una congiura parlando della petizione è una tua invenzione, facilmente verificabile dal mio post. Ho detto che è ridicola (gran verità) mentre la “congiura” si riferiva al fatto che la petizione sottende la sparizione di reperti che non potrebbero essere nascosti da un singolo ricercatore e dunque da un gruppo (il che risponde al tuo giro verbale privo di sento su tempi e modi della ricerca; se vuoi arrampicarti sugli specchi almeno non usare la vaselina). Ora si tratta di capire, ancora una volta, se ci sei o ci fai. Io ho parlato di incapacità polemica, ma si potrebbe anche pensare che tu non capisca ciò che scrivo (ai lettori la sentenza).
    Per la seconda: il fatto che tu ti intestardisca a parlare di A1 (come fa Zedda con la carota nel sedere) non ti esime dallo spiegare per quale motivo non dia una spiegazione e, se tu sei convinta di aver ragione, per quale motivo replichi ad un articolo su rivista con quattro fregnacce su un blog. Ora, a proposito di sputtanarsi, tu cosa insegni ai tuoi allievi? Che la biofisica si fa sui blog o che si sottopongono gli articoli ad una rivista? Ma glielo insegni come si fa scienza o gli dici che per replicare ad un articolo sulla rivista di cui sei editor si va da Pintore? O ancora; da editor della tua rivista, fai leggere i tuoi articoli a Zedda o a Sanna oppure ad un esperto della materia?
    Per cui: se sei così sicura di te, perché non provi a spedire un articolo ad una rivista del settore contestando che A1 sia medievale??
    Te lo dico: perché sai che ti riderebbero dietro ( senza accenni alla tua facciata B altrimenti ti offendi, va bene?).
    Il punto, che tu cerchi di evitare, è che, non avendo alcuna idea dei temi che discuti, ne parli con incompetenti come te, mentre dovresti farlo con un esperto. Pare che la scienza si faccia così, esattamente come affermi di fare tu nel tuo mestiere giornaliero, quando non vieni presa dal raptus di sputtanarti in rete. (Ma non sei la sola, ci sono anche quelli che pubblicano con i vignaioli e poi non sanno dove andare a nascondersi).
    Sulla sfida di ferragosto, la risposta è semplicissima: fai come ho fatto io con la storia Olbia: prenditi la responsabilità e vai in una procura della repubblica a fare un esposto. Basta una firma, la tua, non ce ne vogliono 1081 ed un politico che non ha nulla da fare. Nel mo caso la Corte dei Conti darà un parere sull’uso dei soldi pubblici: se tu ne hai voglia (e coraggio) fai lo stesso e la procura farà il proprio dovere (Ricordi i ciottoli con la scrittura etrusca? Non c’è voluta una petizione, una denuncia è andata benissimo, solo che bisogna avere il coraggio di farlo)

  4. Atropa belladonna ha detto:

    In poche parole non accetti la sfida, quindi non mi ci metto neppure. Non c’ era bisogno di occupare 37 righe per dire no: queste cose che dici non sono certo una novità, le ripeti da quando hai aperto il blog. Permettimi di dirti che sono opinabili: hai idea di quanti blog di biofisica ci sono? dove i biofisici discutono (a volte con una veemenza impensabile in una pubblicazione su rivista) non solo di ricerche e di tecniche in divenire, ma anche del ruolo che hanno i blog scientifici? certo, sono strumenti nuovi, ma non automaticamente e per default degradanti. La risposta è che un pezzettino di biofisica, oggi, si fa anche sui blog.
    La sfida che ti proponevo la sarebbe stata una novità e avrebbe movimentato questo sonnecchioso agosto; pazienza .

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Te l’ho detto che sei incapace di fare la polemista: che fai, cerchi di glissare ancora una volta sul fatto che A1 è medievale o che nessun esperto ti caga (argomenti iniziali della discussione)? Non sapendo che fare la giri sulla sfida: quale sfida? Non devi sfidare me,povero incompetente, sfida un esperto, e fallo su una rivista o su un blog specialistico. E qui ti rispondo sulla puttanata che la scienza si fa nei blog. La scienza si fa anche in rete, però quando Gell-Mann discute in rete di fisica teorica (e lo fa, ovviamente, perché la rete ha sostituito la vecchia corrispondenza cartacea) non va sul blog di Pintore o su questo nel quale ci troviamo, ma nelle aree riservate agli esperti (avanti, dimmi che non lo sai così ti sputtani ancora di più). E allo stesso modo i biofisici discutono tra biofisici, oppure mi vuoi dire che tu discuti di biofisica con Illiricheddu? Che fai, tra un po’ affermerai che la biofisica l’hanno scoperta i sardi illirici prima della grande migrazione? Stai diventando patetica. Oppure vuoi dire che Gell-Mann accusa la CIA di nascondere il neurino di Sale e chiede ad un senatore americano di interrogare Obama in merito? O che Gell-Mann risponde a Illiricheddu quando gli spiega che il campo di Higgs l’hanno scoperto gli albanesi? Avanti, potresti piantarla di sparare sciocchezze solo perché non hai altro da dire!
      E se non hai il coraggio di prendere carta e penna e di andare in una procura (ma va bene anche la caserma dei carabinieri del tuo paese) non prendertela con me. Io alla corte dei conti ci sono andato.

  5. boicheddu ha detto:

    Esimio Proftziu Laner, mi sono permesso di sospendere la pubblicazione del vostro commento riguardante il culo (ma ho corretto il Vostro refuso che l’ha originato). Se la considerate un’offesa alla Vostra libertà di espressione, lo pubblico, ma non mi pare il caso. Fatemi sapere.

  6. Sys ha detto:

    Premetto che sono uno totalmente esterno a qualsiasi ambiente archeologico, mi occupo di ben altro, e sono quindi anche assolutamente lontano dalla fanta-archeologia.
    Se da parecchi anni leggo e mi informo con passione e interesse alla storia sarda e alle vicende e diatribe della sua archeologia (che sono sempre ad essa collegate) lo faccio per innata curiosità e ovviamente perché sono sardo.
    Credo che come me ci siano molte altre persone che non sono per niente studiosi della materia ma nemmeno sono totalmente sprovvedute per cascare in qualsiasi teoria di un fanta-archeologo o per credere a priori a qualsiasi negazione assoluta di tale teoria solo perché proviene da un archeologo.
    Su temi controversi, si tratti di medicina o ingegneria, è bene di solito mettere a confronto le opinioni di molti. Se in ingegneria e medicina è facile che le opinioni convergano numericamente e qualitativamente verso una radice comune, devo dire che quando si tratta di archeologia (almeno ad osservarvi dall’esterno), la cosa diventa quasi impossibile.
    Spesso siete voi stessi archeologi i peggiori nemici della vostra disciplina. Con questo non voglio certo dire che voi siate nel torto. Anzi.
    Mi sono avvicinato al vostro vecchio blog di recente e per puro caso, leggendo un bell’intervento della vostra collaboratrice Desi riguardo la funzione dei nuraghe.
    Non mi spaventa certo l’uso iconoclasta del turpiloquio dei vostri post, l’ironia irriverente di Boicheddu insieme alla vs. mancanza di netiquette o come trattate i vostri vari bersagli ricorrenti (compreso Laner). Detto questo però vorrei dirvi che non sono nemmeno uno che si beve per oro colato tutte le cose che asserite. E non capisco nemmeno perché, seppure ritenga altamente giusto ed etico (per qualsiasi ricercatore o studioso serio) attaccare e demolire senza pietà qualsiasi teoria strampalata o senza nessuna base scientifica o storica lo circondi, penso anche che quello stesso ricercatore serio debba e possa ripartire dalla formulazione delle ipotesi altrui (anche le peggiori o le più astruse) per far umile tesoro dei molti dubbi o ulteriori stimoli atti a confutare o smentire quanto di certo sia esistente, per lui e nel suo settore di studio. Bisogna diffidare anche di quanto è sempre troppo certo o peggio “ufficialmente certificato” da troppi studi. Comprese le proprie teorie.
    La maggior parte delle scoperte scientifiche rivoluzionarie senza questo piccolo tarlo nei confronti del crisma dell’ufficialità non sarebbe probabilmente mai avvenuta.
    Ecco perché a me sta sulle palle il “Giacobbo” di turno quasi quanto aborro i tanti troppi “Santoni” dentro ogni accademia. E per accademia intendo quella che, soprattutto nel mondo universitario non anglosassone, (di quello italiano non parliamone nemmeno), nasce e produce immensa bibliografia non tanto per lo spirito della vera ricerca ma solo per smentire le tesi di una parte ad essa avversa o (molto più spesso) per adulare quelle della propria carrozza baronale di traino.
    Non ditemi che questo non avviene nel vostro ambito!
    Ecco, scusate il lungo preambolo ma mi sembra evidente che la maggior parte di queste teorie che voi contrastate di solito nascano sempre e solo su argomenti e periodi della storia (della Sardegna) che mi sembrano ben lontano dall’essere stati definiti o ricostruiti con certezza.
    Se è questo il problema, credo che sia anche un vostro problema. Perché se non ci sono dubbi per voi significa che le cose certe non le affrontate mai con beneficio di dubbio.
    Eppure, scremandole dalle troppe congetture ingenue e fantasiose, non credo di essere il solo a pensare che alcune delle cose che i fanta-archeologi alla Sergio Frau dicono, qualche strada da seguire per approfondire i vostri studi, possano anche darvela.
    Non fosse altro per far si che voi poi possiate fornire maggiori informazioni in più ai tanti, come me, che vorrebbero averle delle cose certe da riconoscere e conoscere sul proprio passato di Sardi, anche solo per curiosità e istinto di conoscenza o spirito di appartenenza a questa Isola che nulla hanno a che vedere con i miti nazionalistici dei sardi gherradoris, de Su Populu Sardu, de Sa Limba, de s’Indipendetzia ecc. ecc. con le tante maiuscolo di moda in questo periodo. Non credi Boicheddu?
    Ti faccio qualche esempio di cose poco chiare, (che probabilmente lo sono solo per me) e avrei alcune domande, sulle quali vi chiedo, essendo voi degli esperti, quali siano le vostre di certezze. Perché io ho solo dubbi.
    Se sarete così cortesi da rispondermi, senza prendermi troppo per il culo come siete soliti fare con chiunque commenti qualcosa qui dentro, forse sarò così a mio agio da non vergognarmi e proseguire con l’esposizione di una mia umilissima teoria riguardo la costruzione dei Nuraghe… Teoria, come tante e assolutamente in attesa di conferme o smentite, cosa che reputo comunque tale anche per molte delle “certezze” emerse negli ultimi 50 anni in ambito archeologico e soprattutto in Sardegna.
    Da profano e sprovveduto quale sono eccovi le mie 10 domande:
    1)I popoli nuragici sono stati o meno dei provetti navigatori? Se pensate di si, con quali popoli avrebbero, secondo, voi potuto combattere, commerciare o allearsi nel mediterraneo del loro tempo?
    2) Le popolazioni nuragiche praticavano forme di transumanza delle loro greggi?
    3) Durante il periodo del bronzo, la metallurgia di alto livello raggiunta in quest’isola di Sardegna ritenete sia un’arte “importata” dall’esterno (da quale civiltà?) Oppure la ritenete frutto di uno sviluppo autoctono anche precedente quello di molti altri simili nel mediterraneo?
    4) Ritenete che i diversi nuclei tribali delle comunità nuragiche presenti in Sardegna fossero in guerra o comunque nemici e totalmente estranei tra loro? Quanti pensate fossero quei nuclei tribali? Ovvero quante tribù e loro insediamenti abitativi potevano esistere nella Sardegna di oltre 3000 anni fa?
    5) quanti immaginate fossero nel periodo di massimo splendore della civiltà nuragica, gli abitanti di tutta la Sardegna?
    6) Pensate che potesse esistere una radice e matrice culturale comune, che aprisse vie di comunicazione tra i clan e villaggi, che usasse una lingua franca per i commerci o i baratti e permettesse una logica di spartizione civile dei territori fra queste tribù?
    7) Pensate possibili l’esistenza di luoghi per la riunione di consigli di saggi con i vari capi clan di tribù diverse che potessero unirsi in caso di minacce esterne, calamità naturali o in occasione di speciali ricorrenze, funzioni mistiche o religiose per divinità comuni ecc. ecc. Nel caso pensaste di no, che tipo di funzione ipotizzereste per il sito de “su Romanzesu” ?
    8) Si parla di circa 7000 resti di torri nuragiche, in maggioranza mono-lobate, ancora esistenti a fronte di oltre 10mila presunte. Pensate siano state costruite solo dai sardi?
    • Se pensate di si, ipotizzate anche una qualche architettura e scuola costruttiva comune?
    • Se ritenete di no e pensate siano state utilizzate maestranze non sarde, alleate dei sardi oppure schiavi, chi li avrebbe creati e con quale lingua li avrebbe coordinati quei 10mila cantieri? E da quale area del mediterraneo provenivano queste maestranze?
    9) Quale ritenete sia stata la logica costruttiva dei sardi antichi e la loro necessità di erigere oltre 10 mila nuraghe, nei punti remoti o vicini in cui sono stati dislocati? Ve lo chiedo soprattutto perché le funzioni di Nuraghe come presidi militari o fortezze, oppure come templi o come abitazioni sembrano oggi essere smentite da molti archeologi ma mi pare che ben pochi siano in grado di dirci a cosa realmente servissero e quale sia il vero motivo per cui ne sono stati costruiti così tanti.
    Mi fermerei qui, almeno per ora.
    Grazie per l’attenzione e, almeno spero, nelle vostre cortesi risposte.

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