CLAMOROSA SCOPERTA DELL’IRS!

di Peppi Mungetta

 

Finalmente una buona notizia: L’Istituto di Ricerca Sardo (IRS) ha messo a punto una nuova tecnologia per raggiungere in breve tempo l’autonomia energetica dell’isola. Energia ecologica, rinnovabile, a basso costo.

Di più non si sarebbe potuto sperare: tecnologia sarda, brevetto sardo.

Lo scopritore no: è un esperto arrivato in Sardegna da bambino a seguito del padre, emigrato dalla lontana Furzland, la repubblica Baltica di recente divenuta indipendente. Il dottor Grosse Furz si sente però sardo, ha studiato in Sardegna e rivendica di aver sempre saputo, fin dalla più tenera infanzia, che il suo futuro si sarebbe compiuto qui da noi. Non ne sa spiegare i motivi: «C’era qualcosa che me lo diceva,» afferma, «forse il cuore, l’anima, chissà»

Ha lo sguardo sognante, lo scienziato, gli occhi di un bambino che ha finalmente realizzato il proprio sogno.

«Lo studio è durato decenni, ma l’idea iniziale mi è venuta durante l’infanzia. A casa non giravano troppi soldi, sa, appena immigrati è stata dura. Avevamo appena i quattrini per qualche scatoletta, sempre di fagioli perché mia madre era fissata con le proteine vegetali dei legumi. Mai che si mangiasse tonno, sempre fagioli dal lunedì al sabato. E la domenica, per festeggiare, la mamma preparava la fagiolata. Eravamo in nove: i miei genitori e noi sette fratelli; dormivamo tutti in una stanza. Insomma ho pensato: possibile che non si possa usare tutto questo gas? Possibile che non si possa fare qualcosa?»

Anche modesto, non solo geniale. Lasciamogli illustrare il suo brevetto:

«Si tratta di un tubo flessibile in materiale polimerico dermocompatibile che si inserisce nella cavità anale dopo i pasti, nella fase di digestione. Il tubo è connesso ad una valvola di non ritorno tarata sulla pressione minima di emissione dell’utilizzatore. Una versione sofisticata è dotata di un microprocessore che si adatta di volta in volta senza richiedere la taratura. Quando l’utilizzatore produce il gas, si sfrutta un moltiplicatore di pressione per convogliarlo, attraverso il condotto in materiale polimerico, all’interno di un’apposita bomboletta, da cui poi si può utilizzare per qualunque uso: cucina, riscaldamento o produzione di energia elettrica».

E nel caso di incompatibilità? Di allergie alla plastica?

«Si può impiantare una valvola ipoallergenica permanente nell’ano dell’utilizzatore. Si tratta di un prodotto sofisticato autopulente con un connettore tipo plug-in che elimina il fastidio dell’inserzione. Basta un clic e tutto è pronto per il recupero del gas. Si elimina in tal modo anche il problema dei peli che tendono a strapparsi durante l’inserimento».

Qualche incompatibilità?

«Nessuna: si può cominciare ad adoperare dopo due anni di età e fino a che si è in grado di modulare la tensione dello sfintere. Diciamo al minimo un’ottantina d’anni; con l’allungamento progressivo della speranza di vita, direi anche di più. Nessuna limitazione dovuta al sesso, alla religione o alla fede politica: il nostro metodo è assolutamente democratico! Anche la Chiesa Cattolica ha dato il placet, così come le massime autorità dell’islamismo, del buddhismo e dell’induismo. Le confessioni cristiane protestanti si sono espresse in maniera entusiastica».

I gay?

«Nessun problema, sebbene, di norma, rifiutino l’impianto della valvola permanente, Non saprei spiegarle i motivi. Le lesbiche invece non hanno segnalato alcun problema».

I politici?

«Entusiasti: hanno parlato di training per abituare gli elettori. Non essendo un politico non saprei spiegarle il significato dell’affermazione, tuttavia le assicuro che non abbiamo notato alcuna differenza tra destra, sinistra, centro, centro destra, centro sinistra, centro centro destra…»

Ma è sicuro? È Stato collaudato?

«Ma certo! Quelli dell’IRS lo usano tutti, nessuno escluso. Anzi non ce n’è uno che non si sia sottoposto al piccolo intervento per l’inserimento della valvola permanente!»

Ah, ecco, quelli dell’IRS…

«Tutti: nessuno escluso. L’inserimento l’ha effettuato personalmente il nostro presidente. Sa: ha una certa esperienza perché si intende di trivellazioni… non che ci sia un nesso diretto, però….»

Però…

Insomma niente vento, niente generatori eolici che deturpano il paesaggio e rumoreggiano.

«Beh… rumoreggiare… insomma non è che questa tecnologia sia del tutto silenziosa, è anche una questione di allenamento, però si tratta di rumoreggiare privato, non pubblico. Vuol mettere la differenza?»

Fantastico dottor Furz. Vuole aggiungere qualcosa per concludere l’intervista?

«Sì, se posso, molto volentieri. Vorrei sottolineare come la mia scoperta permetta di facilitare l’apprendimento della lingua iniziatica dei nuragici, recentemente scoperta da una famosa scienziata. Col mio ritrovato, di fatto, altro non si fa se non conversare nell’antica lingua degli sciamani sardi. Un contributo alla cultura e non solo all’economia: noi dell’IRS alla cultura ci teniamo moltissimo».

Grazie dottore.

«Prego. Ora mi scusi ma devo scappare, mi attende una lunga conversazione nuragica: la bomboletta è quasi vuota e mia moglie non sa come cucinare lo stufato di fagioli. A presto».

 

 

Il post è stato editato da BS con l’approvazione dell’autore. La figura è stata scaricata dal web e riadattata.

boicheddu.segurani@virgilio.it

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12 risposte a CLAMOROSA SCOPERTA DELL’IRS!

  1. gino benossa ha detto:

    che noiosi

    • boicheddu ha detto:

      Lei è solo un povero frustrato che non vuole riconosere l’inventiva dei sardi e snobba le scoperte dell’IRS.
      Ci fa pena!

  2. Franco Laner ha detto:

    Dai ragazzi, un pò più inventiva! ‘Sta storia delle scorregge, sempre queste, vi squalifica! Prendetevi qualche giorno di vacanza. Lo so che ci vogliono soldi. Ma se vi pagate il viaggio vi ospito, al massimo in 4, sulle Dolomiti, patrimonio dell’Unesco. Anzi potremo discutere come far diventare patrimonio dell’Unesco su coiles e l’ambiente ogliastrino. Non vi prendo per il culo, giuro!
    Laner

  3. boicheddu ha detto:

    Caro Laner,
    le siamo immensamente grati per la gentilezza. Purtroppo causa altri impegni, non possiamo proprio. Tuttavia abbiamo girato il suo invito a quattro carissimi amici che ci sostituiranno, siamo certi con sua somma gioia.
    Verrà da lei l’Allineatore di Viti; studierà l’allineamento astronomico delle tre cime di Lavaredo che, come lei sa, sono state costruite dagli Sherdanu durante il lungo viaggio di avvicinamento alla Sardegna. A tale proposito, la verrà a trovare anche il generale shardariano Genoveffo, completo di vaso da notte (da viaggio, sostenuto da un manipolo di quattro groupies. Non si preoccupi per loro, sono abituati a dormire all’aperto e mangiano erba. Due di loro, femmine, fanno anche il latte, che potrà usare per la colazione del mattino.)
    Abbia solo l’accortezza di chiudere la cantina a chiave (doppia mandata e un lucchetto supplementare è meglio) se non vuole esaurire la sua riserva di vino il primo giorno.
    Verrà il Lettore di Cancellate, che decifrerà il cancello del passo carrabile, le lose del tetto, la grondaia della facciata lato strada e i collant della fantesca alsaziana. Lo tenga lontano dai muretti a secco altrimenti impazzisce e si mette ad urlare: «Ainis! Vieni fuori! Lo so che sei là dietro!». Poi diventa rosso come un tacchino; a volte lo scambiano per un gallo cedrone, gli sparano dietro e bisogna perdere un sacco di tempo per levargli i pallini di piombo dal culo.
    Infine il Sommo Vate, che le preparerà ogni mattina “S’Autonomia”, che sarebbe quello che vorrebbe far mangiare a tutti al posto del pane. Non si preoccupi, prenda pure il pane dal panettiere e gli dia una scodella di LSC corretta grappa: si metterà da un canto a cantare mottetti e, a parte la monotonia, non le darà granché fastidio. Se accadesse, gli tiri una ciabatta e starà subito zitto.
    Con loro passerà una vacanza indimenticabile, parlando di temi interessantissimi, ad esempio l’orientazione astronomica del vialetto di accesso contornato da una scritta paleo-cananea indipendentista realizzata dagli Sherdanu. Una vera chicca.
    Per le scoregge ha ragione, però un amico ci ha mandato una cosetta e noi non diciamo mai di no a nessuno, si figuri che siamo capaci di pubblicare anche i suoi interventi.
    Però ci spiace una cifra che il post non sia di suo gradimento. Dopo il suo commento stiamo meditando il suicidio, quindi, se domani si accorgerà che non si pubblica più nulla, sappia che è colpa sua, stappi pure la bottiglia di Cartizze e brindi. Se non dovesse accadere, stia tranquillo che non prenderemo più l’iRS per il culo e ci dedicheremo a lei: contento?
    Un affettuoso saluto.

    Boicheddu Segurani

  4. Franco Laner ha detto:

    Eppure insisto. Venite voi!
    Anche perché mi accorgo che proprio sulle Dolomiti non ci siete mai stati: sui tetti non ci sono lose, bensì scandole di larice, formate a spacco, non segate, altrimenti, se non si asseconda la venatura, marciscono in fretta.
    Non confondete le Dolomiti con la Val d’Aosta!
    Come mai questa volta, caro Boicheddu (che coccolo ‘sto nome, mi da l’idea di un piccolo bue, ovvio, sardo), ha fatto tanti errori nel declinare l’invito? Tre Cime minuscolo, il punto prima della parentesi rotonda, collant, meglio con la s al plurale, è francese, orientazione astronomica? =orientamento astronomico, scoreggia con una sola r? Meglio due, d’accordo, meno silenziosa e meno ricca di gas, però decisamente più rumorosa, ecc…Non avevate, contrariamente al mio invito a lasciar perdere le bacchettate sulla grammatica, la sintassi e l’ortografia, eletto la perfezione a stile di Nuraggica?
    Rinnovo l’invito. Già i 4 che nominate sono venuti sulle Dolomiti e quello è il risultato.
    Vorrei provare anche con voi, è un test.
    Potreste, a noi ladini, insegnare qualcosa sull’identità, sull’assistenzialismo, sull’orgoglio dell’appartenenza. Noi vi possiamo dire come si può convivere col turismo, senza perdere la dignità come i sardi sulle loro coste o quando vi travestite tal che la maschera diventa il volto e il costume l’abito per turisti di bocca buona.
    Comunque grazie per pubblicare i miei pensieri. Non merito tanto, grazie!
    Siete discoli ed anche un po’ stronzi. Grazie ai sacrifici dei vostri genitori vi siete laureati. Vi è concesso ancora un po’ di tempo fra la “fatica” degli studi ed il lavoro, che mi auguro, questo sì di cuore, che troviate presto!
    Meglio se questo tempo lo riempite gazzeggiando e rompendo le palle. Nell’altro post siete riusciti a farmi perdere le staffe e ammetto di aver perso! Rimane però sempre valida l’intenzione finale e la promessa. Perciò siate sempre anonimi, peggio per voi se prenderete corpo!
    Con simpatia!
    Laner

    • boicheddu ha detto:

      Ma carissimo Laner,
      a parte i refusi, dei quali ci scusiamo (siamo imperdonabili) e le lose, che effettivamente si usano dalle nostre parti (in Canavese, non solo in Valle)e sono bellissime (soprattutto quelle non segate) ci meraviglia che un uomo della sua cultura non sappia cosa siano i còllant (con l’accento rigorosamente sulla ‘o’). Lei è scusato dal fatto che essendo un architetto e non avendo la minima idea della tecnologia produttiva, non sia mai andato nel Bresciano a visitare una fabbrica che li produce(va), perdendo l’opportunità di sentire la pronuncia corretta. Le cito l’ottimo Busi (che lei conoscerà di certo e con cui condividerà le passioni avicole) per un’informazione letteraria in merito (si legga “Vita standard di un venditore provvisorio di collant”). Al contrario “collants” con la ‘s’ finale è proprio sbagliato, almeno in lingua italiana; poiché lei scrive in ladino ci dichiariamo ignoranti.
      La scorreggia con due ‘r’ è decisamente ladina, becera e puzzolente: noi preferiamo l’eleganza (anche la dottoressa Pagu-Legia, ella non si abbasserebbe mai ad una doppia ‘r’). Lei si salva in corner (metafora calcistica) per la doppia opzione concessa dall’italiano, ma ci lasci dire che la scelta è davvero poco distinta.
      Sull’offesa al territorio, l’arco alpino insegna come si elimina la diversità biologica e si riduce il paesaggio a un fondale da palcoscenico, complici anche (e spesso) gli architetti. Poche località sono brutte e repellenti come le sue montagne di cellophane. Per cercare qualcosa di altrettanto detestabile bisogna andare in Africa e visitare i “campi tendati” per facoltosi yankee (senza la ‘s’ finale non prevista dall’italiano): paradisi di cartapesta concepiti, per l’appunto, da architetti ignoranti. Glissiamo sui prati verdi per non farle troppo male e non spingerla ad un altro post troppo aggressivo di cui poi si deve scusare, non fa fino (brutta espressione ma efficace) e noi le vogliamo bene (dove lo troviamo un altro come lei?). In definitiva noi sardi abbiamo poco da imparare da voi, al massimo siamo alla pari nell’opera indefessa di distruzione del territorio. È altrettanto vero che poco abbiamo da insegnare riguardo l’identità nazionale, a meno che lei non si riferisca alle menate del Sommo Vate&C (la cura di LSC e grappa deve avergli fatto male), ma non siamo così birichini da pensare che una persona del suo livello possa considerarle altro che stronzate.
      Per il resto, vediamo che lei è passato dall’incazzo veemente a quello sordo e tignoso; un poco ce ne dispiace. Che ne diranno i suoi allievi? Saranno preoccupati… soprattutto per i prossimi esami. Però nulla possiamo farci: i suoi allievi se la prenderanno in saccoccia com’è compito di tutti gli studenti di questo mondo.
      Infine sì, siamo molto stronzi, non solo un poco, incredibile che non se ne sia accorto prima e continui a postare da noi, però, a parte tutto, ci fa piacere e ci onora. Poi farsi dare del “ragazzino” fa davvero piacere, ne siamo orgogliosi. Sì, ci ha scoperto, siamo giovani, non vecchi e rincoglioniti e non abbiamo bisogno di lavorare perché mammà ci mantiene. Invidia vero? Anche perché non abbiamo (ancora) bisogno del Viagra… ma lasciamo questo tema che potrebbe esserle sgradito.
      Ricambiamo l’affetto e speriamo di leggerla presto (ci farebbe piacere avere un suo articolo, argomento a sua scelta).
      PS – Abbiamo lasciato perdere il gazzeggio per non sottolineare troppo il refuso… è un refuso vero? Non è che lei usa le gazze per qualche particolare manovra sado-maso…

      • Franco Laner ha detto:

        Brevissimamente.
        M’importano molto poco i refusi e altro. M’importano i concetti. ‘Sta storia della perfezione l’avete tirata fuori voi!
        Grazie di aver lasciato anche la mia incazzatura del post precedente. Confessa, l’hai lasciata perché non l’hai letta. Se però la cancelli non resterà più traccia della mia sconfitta.
        Ormai nel mio immaginario siete rompiballe, purtroppo simpatici, perciò il tu. Voi però mi potete dare del voi, es. tziu Franco.
        Invece prometto. Scriverò al più presto un post.
        Prima però devo cercare una pastiglia. Non le ho mai prese, perché non mi tirava già più quando sono uscite. Però voi, con le vostre cazzate, siete un ottimo sostituto. Godo a leggervi!
        Laner

        • boicheddu ha detto:

          Che disdetta, speravamo in una descrizione particolareggiata di una nuova manovra sessuale ed invece il gazzeggio era solo un refuso. Peccato!
          Aspettiamo ansiosi il vostro articolo
          BS
          PS – Perché cercare una pastiglia se ci siamo noi?

  5. GONARIO MANCA ha detto:

    SU SEDILO GRUPPI AREA DISCUSSIONI TROVERETE VARIE PROPOSTE PER LA SARDEGNA:

    Gonario Manca QUESTO LO SCRISSI SULL’UNIONE SARDA A MARZO 2009. A OLTRE UN ANNO DI DISTANZA TREMONTI HA ACCUSATO POLITICI E AMMINISTRATORI DEL SUD DI ESSERE DEI CIALTRONI. RIPETO L’ARTICOLO.

    Dalle statistiche sui fondi C.E.E.. La Sardegna è fanalino di
    coda sugli utilizzi e non riesce a spendere quanto la comunità mette a
    disposizione. Lancio una proposta a quanti di dovere.
    In Sardegna i pastori non riescono a vendere la lana, debbono addirittura pagare per smaltirla, spesso la buttano sugli orli delle strade creando inquanamento e aria maleodorante. Si studi un progetto di filiera, dalla raccolta della lana sino al commercio del manufatto finito. Lo si mandi subito a tutti i media e agli organi amministrativi competenti e si chiedano i fondi comunitari. Se in Sardegna non ci sono teste in grado di farlo, la Regione invii due incaricati validi in Scozia ed in Inghilterra per studiare quanto hanno fatto questi Paesi e si cerchi almeno di copiare.
    Gonario Manca
    circa un mese fa · Cancella post
    *
    Gonario Manca QUESTO LO SCRISSI NEL FEBBRAIO 2009 SULL’UNIONE E SUL MESSAGGERO SARDO:
    #

    La produzione agricola ed artigianale in Sardegna è molto, troppo, spezzettata, in molti casi e’ una produzione di pura sussistenza per la famiglia.
    Oggi per vendere nei mercati occorre forza economica e visibilità di prodotto e di marchio.
    Se non si ha forza economica, continuità di presenza e visibilità non è possibile penetrare i mercati e ogni azione è destinata ad essere fine a se stessa, cioè il collocamento di una partita di merce venduta a prezzo basso.
    Mi risulta che la produzione agricola sarda sia in prevalenza di una qualità che può fare concorrenza alla merce oggi venduta sul mercato come biologica.
    Ritengo che una delle poche possibilità per dare sbocco alla produzione sarda sia quella di creare una struttura forte che diventi visibile e dia presenza continuativa al marchio e alle merci.
    La struttura non può essere un magazzino di distribuzione all’ingrosso perchè non vi sono i presupposti economici e non raggiungerebbe lo scopo di presenza a largo raggio e visibilità del marchio.
    Perciò la struttura deve essere una piattaforma di distribuzione che crea una rete di negozi in franchising nelle zone di grande consumo; i negozi saranno organizzati per vendere al dettaglio e all’ingrosso a ristoranti, mense e acquirenti in grande che, a volte preleveranno subito la merce se disponibile ed a volte prenoteranno le partite da far arrivare su ordine acquisito.
    Il negozio si identificherà per essere quasi un’ambasciata sarda, oltre a beni alimentari e artigianali,nel negozio potrà essere organizzato uno
    spazio con libri, musica,e giornali sardi, offerte turistiche, ecc..

    Mi risulta che la regione Sardegna ogni anno destini una cifra superiore a dieci milioni di euro al mantenimento di circoli e manifestazioni varie e a promozione commerciale.
    La regione dovrebbe destinare una parte di questa cifra per sottoscrivere una quota di capitale di una s.p.a. che abbia come scopo la creazione e lo sviluppo della struttura da me descritta. Un’altra parte del capitale dovrebbe essere sottoscritta da produttori privati, consorzi e cooperative di produzione, comuni, ecc..
    La sede legale della s.p.a. dovrebbe essere in Sardegna, la sede operativa a Bologna o a Parma.
    Lo statuto della s.p.a., oltre l’oggetto sociale, deve prevedere alcune regole rigide sul funzionamento e sulle responsabilità delle cariche sociali.
    La creazione di questa struttura potrebbe trascinare le aziende di produzione e trasformazione in Sardegna, dando loro maggiori possibilità ed opportunità anche di aggregarsi fra loro per migliorare e aumentare la produzione.
    Nei negozi nel mondo molti sardi troverebbero lavoro e legame con la loro terra, i produttori sardi troverebbero sicurezza di sbocco alle loro produzioni.

    Proprio in questi giorni ho ricevuto notizia di famiglie di piccoli agricoltori sardi che non riescono a vendere le loro produzioni di vino, olio, verdure. Una media industria di pasticceria artigianale della provincia di Nuoro si appresta a chiudere l’attività per mancanza di sbocco delle proprie merci.

    Gonario Manca

    • boicheddu ha detto:

      Caro Gonario, le rispondo io perché Peppi è impegnato a mungere le sue lumache.
      Trovo che le sue clamorose proposte stiano allo stesso livello di quella del dottor Grosse Furz, tutto sommato appena un pelino meno olezzanti.
      Le abbiamo trasmesse all’IRS e siamo sicuri che le prenderanno in considerazione. Sono il tipo di argomentazioni che apprezzano, ad esempio hanno appena suggerito la nascita di un consorzio sardo per l’allevamento dei sarchiaponi. Se lei fosse interessato si rivolga pure al dottor Furz.

      • Gonario Manca ha detto:

        Sia l’IRS che l’ufficio segreteria di Soru hanno ricevuto la proposta, mai risposto. Fuori dall’isola e precisamente dall’Argentina, Germania e Italia c’è stata una disponibilità a sottoscrivere circa due milioni di Euro del capitale, il mio budget prevedeva 15 milioni di euro per partire, Dalla Sardegna zero. Al Paese dove sono nato ho fatto una proposta di creare un fondo di sviluppo praticando una tassazione sui beni immobiliari, per poco non mi linciavano.

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