UN MESSAGGIO DAL NORDEST

di Franco Laner

 

 

Sinceramente mi dispiacerebbe se non potessi più leggervi.

Non sono mai intervenuto perché non so con chi parlo. Trovo gli anonimi, gli pseudonimi, ingiustificabili. Come sparare da un muro a secco, bellissima immagine che Marcello Fois mi ha regalato!

Sono qualche volta intervenuto sul blog di Pintore, poi ho desistito,proprio perché ho bisogno di conoscere i miei interlocutori. Trovo però che sia legittimo rimanere anonimi, allo stesso modo con cui trovo legittimo per me conoscere l’interlocutore.

Non sono mai riuscito a staccare nemmeno la poetica di un architetto – giustifico questo paragone poiché insegno nella Facoltà di architettura di Venezia – e la sua opera dalla sua biografia, retaggio forse di quando alle poesie di un autore era sempre legata ed era necessaria conoscerla, la vita del poeta. Insomma non mi bastano le parole, il pensiero, le idee senza l’immagine e il profilo biografico di chi le esprime. Forse è un preconcetto, ma non riesco ad estirparlo.

Ho condiviso la gran parte dei vostri “cazzeggi”. Le stesse cose si potrebbero dire con appena più stile e pacatezza, ovvero senza il continuo intento sputtanante! Quanti scheletri nell’armadio, personali o pubblici, ha ognuno di noi?

Anche le più sacrosante ragioni, scientifiche e culturali, possono talvolta cedere il passo di fronte a difficili situazioni umane, sociali, economiche, per non dire di sopravvivenza… Lo so che sarebbe sciocco subordinare le ragioni culturali e scientifiche ad una sorta di buonismo, ma nel tentativo di ridurre i margini di errore –fine ultimo della scienza- ci sta anche quella generalmente condivisa educazione “sociale” per una migliore convivenza con le miserie umane.

In altre parole ci sono già tanti mali inevitabili, la morte, la vecchiaia, un amore non corrisposto, o un’amicizia tradita, perché aggiungere mali evitabili?

Tutto ciò detto, spero che non riescano a zittirvi, non solo per un fatto culturale, ma soprattutto perché penso che la Sardegna, quella Sardegna che voi dimostrate visceralmente di amare, ha bisogno di confronto, anche e soprattutto per una semplice ragione economica. Più conoscenza potrebbe significare, ad esempio nel settore dei Beni archeologici, un ragazzo sardo in meno che fa le valigie. Non voglio con questo dire che bisogna vivere e prosperare nel proprio paese, ma se stare o andarsene, deve essere una scelta, non una costrizione.

Non vengono più studenti sardi a studiare a Venezia. Abbiamo perso in due: noi ma anche loro. Ho imparato a conoscere la Sardegna grazie agli studenti. Forse loro hanno capito qualcosa di Venezia. Qualcuno è rimasto, altri sono tornati, quasi mai per convenienza economica. Devono appunto vincere questioni culturali. Questo ho capito. Cosa che il vs blog, al di là dei toni, perseguiva con accanimento.

Perciò mi auguro di leggervi ancora.

Per favore apprezzate almeno lo sforzo che sto facendo di parlare a chi non conosco!

 

Cordiali saluti

Franco Laner

laner@iuav.it

 

Gentile prof Laner,

la ringrazio per le parole di apprezzamento e per le critiche (in egual misura, entrambe assai gradite). Devo tuttavia risponderle in merito all’anonimato. Boicheddu Segurani è un nick che, dichiaratamente, riflette l’opinione collegiale di tre persone fisiche che firmano i propri post: Desi Satta, di Cagliari, Gabriele Ainis e, Giampaolo Loddo, entrambi di Torino (per la verità seconda cintura, non lontano da Ivrea).

Nessuno di noi è anonimo, si tratta di una delle tante fissazioni di Pintore di fronte all’impossibilità di accettare che tre persone qualunque, per quanto in possesso di una laurea, si possano permettere di dimostrare la pochezza delle persone come lui con argomenti plausibili e ragionati, talvolta espressi senza clamorosi errori grammaticali o di sintassi. Se capita, bisogna necessariamente essere “qualcuno”, possibilmente un acerrimo nemico nascosto nell’ombra (tralascio le sciocchezze sulla “baronia” per non infierire).

Per cui anonimi no, piuttosto degli emeriti sconosciuti che un bel giorno hanno esercitato il diritto di parlare di Sardegna anche senza patenti più o meno autoconcesse. E’ pur vero che evitiamo accuratamente di lasciare dietro di noi indirizzi e numeri di telefono, precauzione quanto mai necessaria causa l’eclatante stupidità di troppe persone (lei saprà di certo che persone critiche nei confronti della LSC sono state attese sotto casa da un manipolo di imbecilli e, ai tempi eroici di Frau, il dottor Stiglitz è stato oggetto di attenzioni di cui avrebbe volentieri fatto a meno).

Però, se mi posso permettere, non sono d’accordo con lei riguardo l’irrilevanza di una discussione con chi non si conosce direttamente: lei parla con le persone o con le idee che esprimono? Io, ma potrei dire noi, con le idee. Nessuno di noi conosce Pintore, Sanna e la coreografica assemblea di persone al loro seguito, ma non è difficile contestare le loro idee (e fatico a definirle tali) anche se loro mal lo sopportano.

Infine lei adopera un verbo, “sputtanare”, che non mi sento di condividere. Se si riferisce ai personaggi suddetti, essi si sputtanano da soli: noi diamo una mano a mostrarlo. Se si riferisce a ricercatori come il dottor Ugas, ci siamo limitati al diritto di critica concesso dal fatto che rendono pubbliche le loro asserzioni.

Noterà infine come non abbiamo mancato di sottolineare l’insensatezza di alcune posizioni politiche, i pericoli sottesi dalla creazione di gruppi e gruppetti che rivendicano una storia falsa e talvolta costruita ad arte per difendere un’identità sarda di cui poco si conosce se non per letture di infimo livello.

In definitiva sconosciuti (ma non anonimi) e, guarda un po’, scomodi. Tutto qua, in breve e senza tanti giri di parole.

Ciò detto, la ringrazio per le parole che ha voluto spendere. Abbiamo aperto un altro blog con la speranza che i lettori ci seguano ancora nel nostro cazzeggio (ad esempio lei, tanto per citarne uno).

 

Un cordiale saluto,

Boicheddu Segurani

 

boicheddu.segurani@virgilio.it

 

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3 risposte a UN MESSAGGIO DAL NORDEST

  1. Franco Laner ha detto:

    È ben vero che ci si confronta con idee e proposte, ma rimango nella convinzione che esse siano meglio comprensibili se non sono anonime. L’anonimato consente una libertà impropria, quella della vigliaccheria, quella dei cecchini.
    Ovvio che si debbano combattere le idee, non chi le esprime. Funziona però solo in teoria e funzionerebbe assai meglio se la voce e la mente avessero anche il padrone che le idee esprime!
    Ritorno sullo sputtanamento.
    Perché dire ad un gobbo che ha la gobba?
    Ovvero perché accanirsi sull’evidenza?
    Nell’ambiente universitario, come in ogni altro ambiente, ci sono bravi e modesti. Si sente spesso dire: “Che cretinata dice costui, eppure è laureato!” Ecco, la laurea dovrebbe dare la patente di non cretino. Magari un ragazzo entrasse all’università cretino ed uscisse vispo! Esce solo un cretino istruito. Forse.
    Invece di sputtanare, si prenda una teoria considerata balorda. La si confuti, si mettano in evidenza i passaggi illogici e quelli non consequenziali. Rigettata, non la si consideri mai più e basta.
    O è sufficiente ignorare, prendere per il culo, denigrare?
    Sull’archeoastronomia, ad esempio, perché vi muovete a sensazione e non scientificamente?
    C’è un momento in cui la casualità non è più tale. I fenomeni sono dimostrabili, iterati, ripetibili. Benissimo il seme del dubbio, ma si dimostri che non c’è logica, consequenzialità, previsione. Se non ci sono queste condizioni, dopo averle denunciate, allora sarà lecito ignorare, prendere per il culo, denigrare. La vitale necessità di cosmizzare tempo e spazio, presso ogni popolazione, ha trovato nell’astronomia una risposta importante. Ma con ciò nessuno sostiene che l’acheoastronomia sia l’archeologia.
    L’archeologia sarda ha bisogno di un cambio di paradigma, a partire dall’abbandono della teoria nuraghe/fortezza, che ha condizionato (bloccato) non solo l’archeologia, bensì la stessa contemporaneità dei sardi, con ideologie e conseguenze nefaste, luttuose (v. brigata Sassari…penso che si capisca cosa comporta l’ideologia. Ricito Fois, in “Stirpe”, ma in “Accabadora” ho cercato di dimostrare cosa succede quando con l’archeologia si vogliono strumentalizzare eventi e società).
    Servono scienza ed entusiasmo perché l’archeologia diventi in Sardegna risorsa, anche economica.
    Perché non esercitare la vs capacità critica per mettere la questione su binari diversi? O volete fermarvi –v. Desi Satta- ai balbettii sulla possibile struttura della società nuragica. Solo da qui si potrà capire cosa abbia indotto i sardi a costruire nuraghi, per non farsi la stupida domanda “a cosa servivano i nuraghi?”.
    Lo stato dell’arte dell’archeologia in Sardegna è infimo, specie in considerazione dell’enorme patrimonio. Ci sono funzionari. Non c’è passione, né etica in chi esercita questo mestiere. È rendita parassitaria, che si trastulla col vecchio e l’ipse dixit o poco più.
    Perché non ricominciare su basi scientifiche?
    Ci sono potenzialità enormi su cui far leva, a cominciare da bravi e volenterosi giovani. Provate a parlare coi ragazzi delle cooperative che gestiscono luoghi archeologici. Provate a fare, archeologi, qualche sana lezione all’università. Siamo seduti su un grande tesoro, culturale ed economico.
    Si spostino un po’ più in là i culi di pietra!
    Franco Laner
    Venezia, 1 agosto 2010

  2. Gabriele Ainis ha detto:

    Caro Laner,
    le rispondo volentieri, ed in poco.
    1) Sull’anonimato abbiamo già detto, se lei non vuole ascoltare è un problema tutto suo;
    2) Si confutano le teorie, non le scemenze; a chi dice scemenze, con le scemenze si risponde, oppure lo si piglia per il culo, soprattutto se le idiozie sono funzionali ad un’idea politica distorta dell’identità sarda; se poi lei confonde teorie e scemenze non è colpa nostra; si informi della differenza;
    3) Il gobbo non si sfotte perché la gobba non se l’è scelta, non cerchi metafore da quattro soldi, soprattutto non lei che insegna all’università e dovrebbe capire la differenza (e soprattutto insegnarla ad i suoi allievi);
    4) L’archeoastronomia è uno dei settori in cui chi meno ne capisce (come lei) più si ingegna di pontificare, soprattutto con la menata del controllo sperimentale; se ne avesse studiato un poco (prima di archeologia e poi di archeoastronomia) saprebbe la differenza tra allineare due pali della luce (e verificarlo sperimentalmente), come fa il suo buon amico Zedda, e studiare un sito dal punto di vista archeoastronomico; se un dilettante si mettesse a pontificare sulle sue amate strutture in legno, reagirebbe esattamente come gli archeologi nei suoi confronti, scuotendo le spalle e andando a prendere un caffè, con l’intesa che gli asini (detto in termini meramente metaforici) li si lascia ragliare; se lei avesse avuto la bontà di leggere attentamente i due interventi di Goria (questo sì un nick perché l’autore non ha intenzione di essere molestato) non avrebbe avuto difficoltà a comprendere la differenza tra un esame archeologico di un sito e il divertimento di una piccola pattuglia di ignoranti armati di GPS; del resto, se desidera insegnare ai suoi allievi cosa non sia una discussione scientifica, può raccomandare loro di leggere alcune delle stupidaggini rilasciate in rete da Zedda: ne bastano (ed avanzano) una mezza dozzina per un corso completo;
    5) Sui culi di pietra siamo d’accordo, solo che, guarda un po’, ci si limita difendere la sodomia col culo altrui: mi vuol dire che i culi di pietra sono appannaggio delle soprintendenze e basta? Nel nostro blog (quando riusciremo a ricostituirlo, e se avremo la possibilità) troverà critiche anche a loro, ma da lei mi sarei aspettato una critica ad un mondo che conosce molto meglio, ad esempio ai culi di pietra delle facoltà di architettura che non si trovano mai, usano gli studenti per i fatti propri e si interessano di “consulenze” pubbliche strapagate ed ottenute per via clientelare. Poiché lei passa per essere una persona seria, ci aspettiamo da lei un ricco post in merito e la ringraziamo in anticipo. Non è facile trovare un professore onesto che dice il giusto dei colleghi: coraggio e siamo con lei.
    Cordialmente

  3. Franco Laner ha detto:

    Egregi Ainis, Boicheddu, Loddo…
    Sapevo che prima o poi avrei incrociato il sardo capace di assommare in sé l’eccellenza della Tuttologia.
    Ormai il primato sardo nelle varie attività umane e spirituali è già occupato. Migliori le veline, i narratori, i poeti e i cineasti… ma non si vorranno escludere i musicisti, i creativi nella moda, nella pubblicità, gli artisti, gli scienziati, i POLITICI.
    Mancava chi fosse capace di comprendere in sè lo scibile. In pratica l’UNO e il TRINO, anche se lo traduce con team..
    Colui che, ovviamente INVISIBILE –che caduta di stile sarebbe avere un corpo!- ci illumina. Lui sa cosa insegnare, Lui conosce la Geometria (allineare due pali, che cazzo vuol dire? = da due punti passa sempre una retta!), Lui incarna l’identità sarda! Lui sa cosa ognuno di noi ricerca, lacune comprese.
    Possiede l’immediatezza del giudizio, della sintesi. Non ha bisogno di informarsi. Sa già tutto e di tutti. Sa liquidare le questioni IN POCO. È essenziale
    Perciò ringrazio Dio di poter godere della sapienza che emana. Eiaculo.
    Ma se dovesse prendere corpo, il culo glielo spacco volentieri, almeno come teorizzatore dell’assistenzialismo di stato. Quanto coglioni sarebbero i sardi a togliersi dalla tetta nazionale!
    Franco Laner

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