GAVINO SALE, GAVINI SALATI,GAVINETTI SALATINI… E ASINI

di Gabriele Ainis

 

 

Il post di Boicheddu pubblicato ieri ha riscosso un certo successo. Ha battuto i record di ascolto (si fa per dire, nel senso che sono aumentati i contatti) e totalizzato un numero elevato (per i nostri standard) di mail di insulti. Soprattutto ha fruttato un commento particolarmente arguto con il quale abbiamo constatato l’esistenza di una nuova creatura, questa volta vera: il Rinocerotto (*)!

Bene, meglio di così non si poteva chiedere: se non altro Su Burdellu Mannu (ma mica tanto… una noia) sollevato dai Salati&Salatini al Lazzaretto ha sortito qualcosa di nuovo.

Perché scrivo questo post che di certo non supererà l’interesse sollevato dal precedente?

Due motivi: il primo è che vorrei riflettere sulla reazione di coloro che ci hanno scritto (e che ringrazio, quelli degli insulti, tanto per intenderci). Il secondo che il post di Boicheddu riflette una mediazione tra gli organi anarchici del suo corpo mistico, che vanno d’amore e d’accordo ma non del tutto, quindi rivendico il mio diritto di parlare da solo.

Il nostro post di ieri, altro non voleva se non sottolineare la pochezza politica di Sale (come quella di Grillo o della banda di Di Pietro, tanto per intenderci, o di Bossi). Una persona che è nata “contro”, che adopera (in piccolo) gli stessi metodi del Cavaliere, cioè le trovate pubblicitarie, e che coagula un consenso attorno a sé facendo leva sul proprio carisma (io la chiamo comicità e non lo dico in senso spregiativo). Esattamente come quelli che ho citato prima.

L’interrogativo che abbiamo sollevato è il seguente: se davvero la Sardegna (ma anche una qualunque delle nostre regioni, intendiamoci) arrivasse ad essere uno stato indipendente: che farebbe per vivere? Come potrebbe affrontare da sola la complessità del mondo di oggi?

Facciamo un paio di esempi: l’apparato produttivo e la ricerca scientifica.

Guardiamo che accade quando un governo è politicamente debole: la FIAT ha appena annunciato che porterà in Serbia la produzione della nuova monovolume e, contestualmente, che non ha intenzione di continuare ad aderire al contratto nazionale dei lavoratori metalmeccanici. In un posto normale (in uno stato del mondo occidentale) non avrebbe potuto farlo, né una cosa né l’altra. Se ciò accade è perché il sistema politico italiano è attualmente debolissimo (Gianni Agnelli, da buon profeta, parlò qualche anno addietro di repubblica delle banane e non si sbagliava; l’ho sempre avversato, ma faceva egregiamente i fatti propri), il governo è in disfacimento nonostante la maggioranza parlamentare parrebbe blindare qualunque decisione ed è di fatto in mano ai notabili ministeriali che fanno e sfanno ciò che più gli aggrada, perché i ministeri sono in mano a gente improbabile, inetta e priva di cultura politica. (Attenzione, non ho detto che il precedente governo Prodi avrebbe potuto far di meglio, tutt’altro, parlo della politica italiana, non di una parte politica).

Una situazione particolarmente favorevole perché i soliti noti (nello specifico gli industriali favoriti dal demenziale – per noi – sistema bancario italiano) possano permettersi di governare le scelte politiche in barba ai cittadini.

Proviamo, per un attimo, ad immaginare un incubo: con un colpo di mano, Bossi prende il potere e si libera del sud. La Sardegna è indipendente! Quale sarebbe l’apparato produttivo che le dà da vivere? Il turismo? L’agricoltura? L’Industria? Il terziario? Il pubblico?

Non ci vuole un economista per capire che di turismo, al massimo, si sopravvive (ma è durissima, basta dare un’occhiata a chi lo fa) e di agricoltura non difesa da uno stato forte si muore di fame (chi non ci crede vada a vedere da dove arrivano i pomodori dei supermarket: quelli sardi sopravvivono perché c’è lo stato italiano, altrimenti i coltivatori potrebbero usarli per l’insalata, a casa propria).

Dov’è l’industria sarda (quella vera)? A Cagliari e si chiama SARAS: tutto il resto è un carrozzone che sopravvive con i soldi pubblici e chiuderebbe immediatamente se i rubinetti si esaurissero (coloro che hanno votato PDL, e quindi Bossi, adesso capiscono perché Vinyls&C hanno tante difficoltà… lo capiscono vero?).

Procediamo con l’incubo. In una Sardegna indipendente, Moratti telefona a Sale (diventato nel frattempo presidente della Repubrica) e gli dice: “Ciao Baingio, da domani le tasse le riduciamo del 25% e gli stipendi del 30%, altrimenti mi sposto in Spagna”.

Che risponde Baingio? Nulla, e che dovrebbe rispondere? Mica Moratti gli ha posto una domanda o chiesto un’autorizzazione! Del resto la FIAT non ha mica chiesto qualcosa a Berlusconi: siccome l’Italia, in questo momento, è senza politica, il GM in maglioncino fa quello che gli aggrada, neppure telefona. (E del resto il Berlusca è occupato a non rispondere a Fini, mica ha tempo per non rispondere alla FIAT).

Ma Moratti (e ripeto che parliamo di incubi) potrebbe dire molto più semplicemente, da domani mi candido alla presidenza della Repubrica e, se non vinco le elezioni, me ne vado in Spagna. Non lo direbbe mai perché non è mica scemo, saprebbe benissimo che il potere non lo si gestisce diventando presidenti della Repubrica, ma gestendo i rubinetti dei quattrini, ma il senso sarebbe lo stesso.

Oggi, in un paese di sessanta milioni di pirla, basta un Marchionne in maglioncino per farcela addosso tutti (a parte il 10% che ci possiede, ovviamente), figurarsi in un paesino di due milioni scarsi, senza materie prime, un apparato produttivo, una cultura politica decente, uno straccio di cultura.

Ma supponiamo (sognando) che si possa andare davvero avanti coltivando carciofi e pomodori, affumicando la bottarga africana, organizzando sagre paesane, ballando in maschera e parlando di Sherdanu: quale sarebbe la rilevanza del nostro paese? La possibilità di andare avanti?

Zero!

Noi saremmo quelli (come ad esempio Malta, forse qualcuno si ricorda di un cretino che tempo fa, sul web, suggeriva di guardare a quell’isola per avere un’idea di come si possa vivere indipendenti pur essendo un isoletta del cavolo spersa nel Mediterraneo) che quando hanno bisogno di un’innovazione, la più piccola e minuscola, devono pagarsela a peso d’oro. Ad esempio una nuova medicina, un nuovo trattamento medico, un nuovo ritrovato industriale. Qualcuno mi spiega come uno stato indipendente di due milioni di anime (un’isola) può sviluppare una ricerca industriale di livello? C’è qualcuno che mi dice dove sta la ricerca industriale a Malta? E attenzione, che per ricerca industriale intendo anche i ritrovati per l’agricoltura, quella che senza ricerca scientifica non sopravvive, come dimostra quanto accade nei paesi meno avanzati.

Perché in fondo il punto è semplicemente questo: nel mondo moderno la Sardegna da sola non ce la può fare, ma non perché siamo più scemi degli altri, quanto perché esistono condizioni oggettive che lo impediscono. I Touareg che abitano il Sahara il grano non lo coltivano, lo importano e lo pagano un fottio. Sono forse più scemi di noi? No, ovviamente, tutt’altro, sono più intelligenti (vorrei vedervi sopravvivere dove vivono loro!) ma il grano nel Sahara non si può coltivare per motivi oggettivi, a meno di sviluppare nuovi metodi (avanzatissimi) che non sono alla loro portata perché non hanno il becco di un quattrino e nessuno (tra coloro che il becco ce l’ha) è interessato a farlo.

Ed ecco finalmente il commento sugli asini che ci hanno spedito gli insulti, e che ringrazio sentitamente.

Boicheddu li ha chiamati asini a ragione, perché ragliano e nessuno li ascolta (nel nostro blog vige la censura (**). La differenza con gli asini a quattro zampe (quelli che non volano e non votano) e che questi non lo sanno (che nessuno li ascolta) mentre quelli lo sanno benissimo, però ragliano lo stesso. Perché?

Dico la mia: perché sono frustrati, non sanno che fare e ragliano pur di non far nulla. Ma non mi riferisco agli insulti mandati al nostro blog (che al massimo non ci fanno dormire la notte e non pensiamo ad altro) quanto ai voti dati a Sale.

Prima di ragliare, dovrebbero digerire un fatto assai semplice: la Sardegna è debole, ma non perché i sardi siano più scemi degli altri, quanto perché siamo pochi e ci troviamo in un luogo disagiato, ed è sempre stato così. È inutile affannarci ad inventare una storia falsa di glorie passate così com’è stupido innamorarci del passato, soprattutto se non esiste, a parte le fantasie sgrammaticate di quattro opportunisti che vivono (di lenticchie) come saprofiti appiccicati alle frustrazioni altrui.

Se una via d’uscita può esserci, è quella di metabolizzare prima di tutto le nostre debolezze, esserne consapevoli ed elaborare soluzioni ragionevoli che ne tengano debitamente conto: piagnucolare per la frustrazione come i bambini che non possono avere il nuovo giocattolino serve a poco, solo a farsi prendere a sculacciate dagli adulti. Oppure farsi trivellare… ma evidentemente a loro piace. Si potrebbe chiamare il fratello più grande per farsi difendere, se ci fosse, ma questi sono così scemi che se lo sognano, per di più annegato nel passato.

Ecco perché i Salati in realtà sono bambini frustrati, piccoli, teneri, indifesi e trombati: in una parola, Salatini!

 

 

gabriele.ainis@virgilio.it

 

(*) Non so chi sia lo scopritore, sebbene abbia un sospetto. In ogni caso lo ringrazio perché, essendo un appassionato biologo dilettante, gioisco sempre alla scoperta di una nuova specie.

(**) Che è ben altra cosa dalla cenSSura ideologica di altri blog, di cui non faccio il nome perché mi scappa da ridere ogni volta che ci penso ed oggi ho già riso abbastanza pensando a Sale.

 

PS – Non ho detto esplicitamente – ma credo fosse chiaro –  che non è arrivato un solo commento, non uno che provi a rispondere al quesito di fondo: ma Sale, i Salati, i Salatini e gli Asini, hanno un’idea politica o no?

Ah, saperlo, saperlo…

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Una risposta a GAVINO SALE, GAVINI SALATI,GAVINETTI SALATINI… E ASINI

  1. beniamino ha detto:

    ottimo articolo, una rarità di questi tempi.
    Complimenti

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