SCIENZA? SI GRAZIE!

di Giampaolo Loddo

 

“La maggioranza della popolazione – inclusi, a quanto pare molti insegnanti delle scuole superiori – non capisce che cosa è la scienza: tende a pensare che essa sia, come le religioni, un sistema autoritario che si occupa di trasmettere, o imporre, verità eterne sul mondo.”

 

Alcune comunicazioni private ci accusano di essere persone sprezzanti, dogmatiche, irrispettose delle opinioni altrui (senza citare gli insulti per la nostra pretesa arroganza e maleducazione nonché le curiose imputazioni di stalinismo!). Ce ne fosse una che contesta ciò che scriviamo nel merito delle questioni che ci capita di affrontare!

Un buon esempio è rappresentato dal post di Desi Satta sull’attività scientifica del dottor Ugas: di fronte all’enumerazione di alcuni dati indiscutibili (lo status accademico, il tipo e qualità delle pubblicazioni, la mancanza di dati oggettivi a supporto delle tesi enunciate e difese da Ugas, il fatto che le sue ipotesi trovino poco riscontro nel mondo accademico, come quelle di Zertal) non si è trovato di meglio che sviare il discorso sulle qualità umane, sulle capacità comunicative (un ottimo insegnante e maestro di vita), sulle doti morali. Eppure i “dati” sono sotto gli occhi di tutti, talmente incontestabili che nessuno ha provato a metterli in discussione: dove starebbe l’arroganza di Satta, la spocchia, l’incapacità di valutare le posizioni altrui?

La frase in testa al mio post, colorata in rosso, segno universale di pericolo, è tratta da un intervento di Ian Tattersall (*) intitolato L’evoluzione ed il futuro della scienza, contenuto in un libricino (**) che dovrebbe essere letto con attenzione da coloro che ci inviano le mail feroci e critiche con l’accusa di dogmatismo.

L’affermazione (felice) di Tattersall, mi è rimasta talmente impressa che continuo a ricordarla a distanza di un paio d’anni (non testualmente!): la considero esemplare ed un buon motivo per continuare ad affermare che uno dei pericoli più incombenti della nostra società è il progressivo impoverimento culturale della scuola. Infatti ho motivo di ritenere che una frazione statisticamente rilevante di insegnanti (ma non solo nelle scuole superiori) non abbia ben chiaro cosa sia il metodo scientifico, come sia articolato, quali protocolli d’indagine debba generare, quali risultati possa permettere di ottenere.

Eppure cosa significhi “fare scienza” potrebbe (ma a mio parere dovrebbe) essere insegnato fin dalla scuola primaria, se naturalmente gli insegnanti fossero opportunamente istruiti in merito. Anche per questo, si perdoni la digressione ma ci tengo, per noi è un piacere pubblicare la foto di un gruppo di ragazzini che rovista nel terriccio sotto gli occhi di alcuni archeologi, imparando con un minimo di impegno (minimo da parte loro, ma rilevante da parte degli insegnanti ***) cosa possa significare ottenere un “dato sperimentale”. Essi non vengono indottrinati dogmaticamente sulle “verità” scientifiche (che non esistono, a differenza di quelle religiose ed ideologiche in genere) ma abituati a ritenere chele ipotesi debbano essere sottoposte al vaglio dell’esperienza e soprattutto del contesto tecnico di riferimento. Il tutto, dopo un periodo di apprendimento di norma duro e impegnativo.

Bene, ecco la mia risposta alle mail feroci e critiche: ritengo che gli autori (anonimi o meno non è un argomento interessante di discussione) non sappiano in cosa consiste il metodo scientifico. Non l’hanno appreso durante i propri studi (se anche li hanno condotti), oppure hanno dei buoni (secondo loro) motivi per ignorarlo. Includendo in questi ultimi un’intima convinzione di muoversi nel sentiero della ricerca scientifica pur essendone al di fuori.

Tattersall, ed altri scienziati, sono attivamente impegnati proprio in questo: nella diffusione non tanto dei risultati della ricerca scientifica, quanto dei contenuti di base del metodo scientifico. Questi non sono opinabili (se non nella misura in cui lo è qualunque creazione della mente umana) e rispondono a precisi e condivisi criteri operativi.

Pertanto, la patente di “scientificità” non è auto-attribuibile (come spesso taluni tentano di spacciare) e non dipende dal consenso popolare o dalle pubblicazioni in luoghi in cui i protocolli della discussione scientifica non siano possibili (ad esempio un quotidiano o un libro autoprodotto o pubblicato presso un editore privo di un comitato scientifico di riferimento), sebbene fin troppo spesso gli scienziati siano portati alla ricerca di una certa pubblicità per raccogliere visibilità e dunque fondi per le proprie ricerche o semplicemente fama (abitudine da cui non sono immuni neppure i migliori).

In fondo, in questo blog altro non facciamo se non ricordarlo ogni tanto, e dev’essere per questo che ad alcuni non siamo eccessivamente simpatici: ricordare che la scienza è fatta di studio, fatica, competizione spesso serrata, rispetto delle regole, non fa piacere.

Ecco perché mi trovo dalla parte di una Desi Satta che si interroga sulla scientificità delle affermazioni di un Ugas e non da quella di chi le usa ideologicamente per altri fini senza porsi il problema della loro validità.

Tutto qua: la scienza, se la si comprende, è anche semplice.

 

 

ventris.michael@googlemail.com

(*) Chiunque si interessi, anche a livello epidermico, di paleoantropologia non può non averlo sentito nominare. In caso contrario rivolgersi a S. Google, il santo protettore del web.

(**) E. Boncinelli. C. Tonelli – Dal Moscerino all’uomo: una stretta parentela (Che cosa conosciamo oggi dell’evoluzione della vita) – Sperling&Kupfer (2007) pag 45.

(***) Non abbiamo pubblicato le fotografie di Cinzia Loi che prepara la “stratigrafia” per i piccoli allievi a colpi di piccone, d’estate, in un terreno reso pervicacemente duro dalla mancanza di pioggia!

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