CAPPELLACCIIIIIIIIIIIIII!!!!! CHIEDO TROPPO?

di Gabriele Ainis

 

Non sono un ex-giornalista (e si vede!) neppure un giornalista in attività(e si vede anche questo!) però ho tutto il diritto, da cittadino, di interrogarmi sulle frequentazioni pericolose del nostro presidente della regione, l’esimio ed ineffabile Cappellacci.

Appena due parole, anche perché la notizia è ormai vecchia e non fa più audience. Oppure proprio per questo, visto che sta passando il concetto che le notizie, se non sono nuove, non valgono più. Come dire che tanto ormai le cose sono andate dunque inutile sprecare fiato: ti sei preso una fregatura? Prendila (si fa per dire) con filosofia, tanto ormai è andata e ti aiuterà a farci l’abitudine per la prossima volta.

Questa cosa non mi sta bene, ma non perché sia vendicativo, quanto perché non ne vedo la ratio: perché dovrei far passare in cavalleria le porcherie in nome del fatto che ormai sono avvenute?

Eppure questo è uno dei messaggi più innovativi della nuova era Berlusconi: prendi al volo tutto e subito (legale o meno) perché vale sempre e solo l’articolo quinto: chi ha i soldi in tasca ha vinto!

Uno dei risultati meno piacevoli di questa intrigante filosofia esistenziale (ma ce ne sono tanti) è che abbiamo fatto evolvere dei nuovi concetti giuridici all’interno della magistratura: uno è quello di interpretare le leggi a capocchia, un altro quello di aspettare al varco le persone cercando di individuare il momento in cui stanno per delinquere, farle invischiare in qualcosa di poco chiaro e poi inquisirle per reati a dir poco fantasiosi (la legge Anselmi sulle società segrete è cosa da manicomio, più che tribunale).

Che sarebbe poi ciò che è accaduto per la Banda della P3 (neppure la fantasia di Boicheddu sarebbe arrivata a trovare un nome così surreale).

Il caso è esemplare se si vuole descrivere lo stato di profonda confusione del nostro miserando paese: spero che qualcuno ci scriva un libro (ma sarà più d’uno) e spero altresì che non sia un instant book alla Travaglio-Gomez, pamphlet che a me piacciono pochissimo (per non dir nulla) perché non servono ad un accidente, se non a far riempire le tasche dei suddetti e degli editori a spese dei soliti furbacchioni, coloro che si illudono di interpretare la realtà facendola digerire a qualcun altro, così, tanto per non faticare troppo. Mi piacerebbe invece che ci pensasse uno scrittore vero, capace di far risaltare le persone, ad esempio un Carboni che passati gli ottanta si ritrova ancora una volta a cazzeggiare per tribunali ed interviste televisive o un Cappellacci, che dovrebbe essere un politico giovane e si ritrova invischiato in una tela di ragno stile prima repubblica. Da far invidia a Craxi, Martelli e ai mica tanto scomparsi compagni di merende che vedo ricomparire in video ad intervalli più o meno regolari.

Ecco: parliamo di Carboni… e di Cappellacci, sardi entrambi, orgogliosi di esserlo, in prima pagina perché noi isolani siamo capaci di qualunque cosa pur di metterci in ridicolo.

Vogliamo dirla tutta? Che un Carboni, un Verdini un Cosentino e qualche altro fantasioso elemento al limite tra politica ed affari possano minare l’assetto democratico repubblicano costituendo una “P3” è cosa da ridere. Altri tempi quelli di Gelli, quando il colpo di stato l’abbiamo sfiorato più volte (prima e dopo i pasti) e non è neppure detto che in un certo senso non sia avvenuto.

Questi di oggi (o ancora di ieri, e poi vedremo il perché), non se n’abbiano a male, ricordano la banda del buco, altro che P2, tra Tiberio Murgia e Capannelle, in attesa dell’Armata Brancaleone e dell’Operazione San Gennaro (che pochi citano ed è un peccato, visto che l’accozzaglia di sfigati descritta in questa pellicola ricorda in modo particolare le storie di questi nostri giorni estivi italiani). La scena di Capannelle che mangia la pasta e ceci nella cucina dell’appartamento dopo l’abbattimento del muro sbagliato, è ciò che più s’attaglia alla demenziale Loggia P3, assieme al tecnico americano del furto di Napoli che muore avvelenato dalle cozze!

Che diamine abbiano combinato ancora non si è capito, perché parrebbe che siano stati fermati prima che accadesse l’irreparabile. Cosa sia questo irreparabile è in discussione: si parla, tra l’altro, dell’eolico in Sardegna, ad esempio, ed a questo mi fermerei perché noi, piccoli provinciali, cara grazia se riusciamo a capite ciò che accade nell’orto, altro che in piazza della chiesa o altrove. Che poi intendessero (o fossero in grado di) condizionare giudici ed istituzioni, lo diranno i tribunali tra un numero imprecisato e non piccolo di anni, quando ci saremo dimenticati della cosa e alcuni di noi, per motivi anagrafici, non ci saranno nemmeno più o saranno sufficientemente rincoglioniti da pensare ad altro o da non pensare per nulla (il che potrebbe anche accadere per altri motivi non direttamente legati all’età). Sia come sia, lasciamo perdere i massimi sistemi (se davvero ci sono) e limitiamoci all’eolico in Sardegna.

È (era?) un affare interessante, sebbene lontano dagli affari veri e, piuttosto che scendere in dettagli squallidi e privi di interesse (manovre da sotto-sottogoverno) vorrei molto umilmente svolgere (finalmente!) la modesta riflessione su Carboni e Cappellacci.

Il primo sta sulla breccia da tempi immemorabili, tanto da aver cambiato qualifica facendo sempre il medesimo mestiere: un tempo si chiamava faccendiere, oggi facilitatore. In questo, nell’escogitare nuovi nomi per le vecchie cose, noi italiani siamo impagabili: per eliminare gli impotenti, che fanno brutto, ci siamo inventati i non-trombanti (Amici miei docet), ora i “facilitatori”. Io li chiamo intermediatori parassitari e credo che contendano alle mignotte (io non sono sufficientemente raffinato da chiamarle escort) la palma per il mestiere più antico del mondo. I primi esistono in funzione della dabbenaggine umana, le seconde in funzione di organi maschili anarchici e indipendenti dalla volontà dei detentori degli stessi: finché esisteranno (dabbenaggine e organi riproduttivi) avremo a che fare con entrambe le categorie.

Però vorrei sottolineare un fatto: passate un certo numero di primavere, le mignotte (o escort, fate voi) perdono i clienti, oppure conservano i più affezionati invecchiando assieme a loro. Si è mai visto che un giovane normale, tutto sommato non orrendo (ogni scarafone è bello a mamma sua), con una certa cultura, di censo elevato, si accompagni ad un puttanone cascante e ottuagenario?

Ecco il punto: pur non condividendo un fico della politica di Cappellacci, dubito che abbia commesso illeciti penali. Per il semplice motivo che glieli avrebbero immediatamente contestati e li avremmo saputi in diretta penale (ben più rapida ed efficace della diretta televisiva). Soldi non ne ha presi o dati, favori neppure. Sì, ha nominato una persona non del tutto irreprensibile ad una carica che gli avrebbe “permesso di…”. Però, di fatto, non ha agito, forse perché non ha fatto in tempo, oppure perché comunque nulla avrebbe fatto: e chi siamo noi per prevedere un futuro che non si è trasformato da potenza in atto? Lo sanno bene anche i giudici, ma tanto in Italia, altro effetto del berlusconismo, fanno ciò che gli pare, tanto la carriera non latita e gli stipendi neppure: perché non divertirsi un pochino quando ce n’è la possibilità?

Però il punto è un altro: perché diavolo uno come Cappellacci frequentava uno come Carboni? Che diamine avevano da dirsi questi due? Quali argomenti potevano avere in comune?

Possibile che Cappellacci sia così sprovveduto da non sapere chi sia Carboni? Possibile che non abbiano mai parlato di eolico? E allora di che: del sesso variabile degli orsi polari? Andavano assieme a giocare a bocce? Scopone scientifico? Bridge?

Intendiamoci, io non l’ho votato, ma non ho votato neppure Soru, che preferisco a Cappellacci per manifesta inferiorità del secondo, non perché il primo sia un fulmine di guerra. In realtà esprimono entrambi la pochezza del sistema politico italiano e di quello sardo in particolare, eppure faccio fatica a pensare che uno come Soru avrebbe potuto discorrere di un qualunque argomento con uno come Carboni.

Insomma, caro Cappellacci, ma di quelle che ci sono a questo mondo, possibile che sia dovuto andare a cercare proprio il vecchio Erminia Ottone (*) noto a tutti? Quello che dai tempi del Banco Ambrosiano salta di letto in letto? Ma lei esprime un gruppo politico o no? E se sì: potrebbe dirci chi sono i suoi consiglieri strategici? E quelli tattici? Ma sa di che parliamo o no?

Insomma, visto che lei rappresenta tutta la Sardegna, capisce che non dovrebbe sputtanarsi in questa maniera o no? Almeno il suo referente romano si interessa di giovani infermiere e mi coglie il dubbio che queste attenzioni per la gnocca siano uno dei motivi per i quali raccatta così tanti voti: non potrebbe cortesemente fare come lui piuttosto che rivolgersi alla gerontofilia? Lasci perdere gli affari, la prego, faccia fare a chi è del mestiere, guardi che ci sono cosette più piacevoli, chieda al nostro presidente del consiglio, quello che si è presentato al suo posto per vincere le elezioni nella nostra felice isola e vedrà che la consiglierà per il meglio. Insomma, sono il primo ad affermare che probabilmente lei non ha alcuna responsabilità penale, ma quelle politiche, mio dio… non le hanno spiegato che devono essere giovani e carine, non vecchie e racchie?

Ajò, costituisca una corrente e segua il consiglio di uno scrittore satirico, la chiami “W la figa!”: saremo tutti entusiasticamente con lei!

Le vecchiacce, però, se le dimentichi!

Cappellacciiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii…… Chiedo troppo?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

 

PS – Visto che bravo? Complice il caldo di questo pigro luglio, sono diventato talmente buono che non ho neppure accennato al fatto che mentre Cappellacci va in video perché si reca a Roma come indagato per sottoporsi ad un interrogatorio, ci sono i soliti impediti mentali che lo tallonano, accusandolo di non fare abbastanza per la Limba! Ciò potrebbe suggerire che ci sia almeno una piccola parte di sardi che effettivamente sia rappresentata dall’attuale presidente della regione: un tempo le chiamavano affinità elettive, ora non saprei, oppure saprei ma non posso esprimermi per timore di una querela per diffamazione.

Da parte degli asini ovviamente: what else?

 

(*) Copyright: Ho perso il Trend – Raiuno

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