PERCHÉ PARLARE DI PIRAMIDI…

di Desi Satta

 

…quando in Sardegna ci sono i nuraghi e il blog si chiama ArcheloGGia NuraGGica??

Perché questo post non parla di piramidi, bensì di Zahi Hawass, l’archeologo egiziano propinatoci in tutte le salse dai programmi che trattano di misteri, proprio quello che calza sulla testa un berretto da Indiana Jones e parla inglese con un accento orripilante: chi non se lo ricorda scendere nelle ctonie profondità di Giza, in compagnia di un cacandaddosso Giacobbo, alla ricerca di “Nuove Mirabolanti Scoperte”?

Già… e perché parlare di Zahi Hawass quando in Sardegna c’è… c’è… chi c’è?

Appunto: siccome vorrei disquisire con la mia solita dotta loquela sul senso da dare ad un archeologo aborigeno che parla di casa propria, avrei voluto avere sottomano un saggio godibile sui nuraghi scritto da un sardo, un libricino che non cedesse né ai tecnicismi storico-archeologici né a troppe concessioni divulgative. Sfortunatamente detto libricino non ce l’ho, non ne conosco uno decente e non mi si dica che i bellissimi mattoni tipo La civiltà di Lilliu possono essere l’equivalente di un saggio accessibile. Per belli che siano, sempre mattoni restano e i laterizi non sono divulgativi, sono edilizi e indigesti, il che è diverso!

A me ZH non sta particolarmente simpatico, non lui personalmente, per la verità, quanto ciò che rappresenta. Coloro che hanno avuto la ventura di conoscere da vicino l’Egitto (non durante un viaggio in torpedone all inclusive!) sanno che laggiù vige una brutale dittatura, anche se noi occidentali chiamiamo quel paese Islamico Moderato perché ci conviene. Non per nulla, per allontanarsi dai centri turistici (quando si riesce a farlo) ci vuole la protezione di una scorta armata e i permessi dell’autorità. Laggiù i Fratelli Musulmani sono fortissimi e in perenne attesa di ammazzare qualche turista per andare in video come fa ZH, visto che ad ammazzare i locali la pubblicità non arriva proprio (il che significa che gli egiziani sono protetti dall’anonimato: se li cagassero un poco di più, ne ammazzerebbero tanti di più!).

Dunque, per diventare ZH, bisogna adattarsi a un certo modo di fare, altrimenti non si diventa ZH. Siccome lui lo è diventato (come avrebbe detto Totò), significa che sa bene che bisogna fare in un certo modo. Insomma è un burocrate perfettamente inserito in una dittatura, altrimenti non sarebbe il responsabile di quella fabbrica di soldi che è la piana di Giza.

A parte questo, o nonostante questo, scegliete voi, ZH è tutt’altro che un ignorante. Se si traveste da IJ lo fa perché così riesce a bucare meglio il video e a raccattare più soldi per le antichità egizie, visto che ogni comparsata, intervista, ripresa, viaggio sotterraneo con il diarroico Giacobbo, viene profumatamente pagato. A ragione, poiché si tratta comunque di programmi che riescono a raccogliere un’audience immensa. Non so quanti siano i soldi in nero che la Rai deve versare in bustarelle&mance (l’Egitto, come tutti i paesi mediorientali, è basato sul bakshish: niente soldi hand-to-hand, niente riprese) ma di certo quelli palesi sono un bel gruzzolo, che però torna tutto in pubblicità e, alla fine, l’azienda ci guadagna.

Insomma abbiamo uno scienziato serio (non un genio, sia ben chiaro, ma assai dignitoso, titolare di un PhD raccattato in USA) che pubblica dei bei lavori ed è anche capace di scrivere un saggio in cui parla di piramidi in toni sereni, con precisione ma senza esagerare, senza tuttavia rinunciare a demolire senza possibilità di appello tutte le scemenze che gli archeoscemi continuano a propalare, tra l’altro proprio nelle trasmissioni tipo Voyager nelle quali è spesso ospite (stra)pagato.

Riassumendo: ZH si traveste da IJ e si fa remunerare per dire a Voyager che la trasmissione spaccia una gran sequela di cazzate! Naturalmente, chi ascolta Voyager ritenendo che si tratti di un rito religioso da accettare per fede, non se ne renderà conto, penserà che davvero ZH si stia confrontando con gli archeoscemi, tuttavia non è così: lo sa ZH, lo sa Giacobbo, lo sanno tutti fuorché loro (altrimenti non sarebbero scemi, anche se archeo- no?).

Di nuovo: perché parlo di ZH e non di un equivalente sardo?

Mi spiego: non mi spiacerebbe se ci fosse un Zahiu Hawassu dei nuraghi, uno capace di prendere bellamente per il culo mezzo mondo travestendosi da macchietta hollywoodiana e racimolando audience e quattrini (possibilmente per le disastrate casse delle perfide soprintendenze che nascondono i reperti).

Sarei felice di avere un elemento da sbarco in grado di comprendere i limiti della presa in giro e di ammiccare agli studiosi e a coloro che, pur non essendo specialisti, si illudono di possedere gli strumenti necessari per informarsi e godere del gusto della scoperta, altrui ma sempre e comunque scoperta.

Solo che non c’è! Se guardo alla nostra felice isola mediterranea non posso che constatare l’esistenza di una gran mole di specialisti poco interessati a travestirsi da Indiana Jones e comunicare, oppure a una banda di Indiana Jones che non vorrebbe far altro che travestirsi da specialisti!

Insomma, al contrario dell’Egitto, felice contrada in cui gli archeoscemi sono stranieri e le persone serie aborigene, noi abbiamo gli archeoscemi aborigeni e le persone serie che non si sa dove stiamo (sono in Sardegna o altrove? Possibile che se si parla di ossidiana sarda si pensi subito a Tykot?).

È pur vero che, per fortuna, ci sono anche i Robertu Koroneu (come dicono in Egitto? Sia benedetto Allah che li ha creati!) ma loro, purtroppo, hanno altri interessi, lontani dai nuraghi sebbene ne scrivano con cognizione di causa individuando l’allineamento con la costellazione del Sirbone.

Insomma noi il nostro Zahiu Awassu dei nuraghi non ce l’abbiamo e allora, in attesa che ne arrivi uno, sperando che accada, accontentiamoci di quello egiziano e leggiamoci il suo saggio, che non sarà il massimo però illustra bene ciò che si potrebbe fare da noi se solo si volesse.

Non mi sbilancio con i nomi, però i papabili non mancano. Non ho il diritto di tirarli per la manica e soprattutto mi manca l’autorevolezza: ciò mi spiace parecchio.

Però, che diamine, non stiamo chiedendo che vadano su Videolina col berretto di Indiana la frusta in mano e lo sguardo ammaliatore di Harrison Ford, ma un saggio, piccolo, gradevole, pronto a tutto ed ammiccante vogliamo tirarlo fuori per favore?

 

desi.satta2@virgilio.it

 

(*) Zahi Hawass – Le montagne dei faraoni – Einaudi 2007

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