EX GIORNALISTI E LA CACCA DELLE BALENE

di Gabriele Ainis

 

City è un quotidiano gratuito come tanti ce ne sono. Lo trovo a Torino un po’ ovunque, così diffuso che ci sono anche gli extracomunitari (neri) che lo distribuiscono ai semafori, col sole o la pioggia e un sorriso. In realtà serve a poco, a volte lo prendo perché i neri che lo regalano sono obbligati per contratto ad essere cordiali e la mattina fa piacere vedere un viso sorridente, anche con la consapevolezza che potrebbe essere tutto posticcio.

È gratuito perché si paga con la pubblicità, quindi la qualità è quella che è (bassa) però anche lui (ad avere qualche neurone per capirlo) può ritagliarsi un ruolo.

Ad esempio quello di spiegare perché in un giornale, per quanto gratuito, si parla della cacca delle balene.

Il motivo è che si tratta di un giornaletto che non ha alcuna pretesa di informare se non per alcuni appuntamenti ed avvenimenti cittadini che col giornalismo non hanno nulla a che fare, più o meno come il TG1 di Minzolini, con la differenza che per quello paghiamo il canone e non ci regalano neppure un sorriso ma le facce deprimenti dei mezzibusti. City deve smerciare pubblicità, quindi cacciare in seconda la foto di una Megattera con la notizia che la sua cacca non incrementa il gas serra (ma anzi lo riduce) colpisce l’immaginario di coloro cui il giornale è destinato, di norma persone convinte che l’informazione venga a rincorrerci ai semafori e non sia invece il risultato di un’azione determinata e di norma faticosa.

Allo stesso modo il TG1 deve smerciare disinformazione (cioè la pubblicità di coloro che hanno bisogno del popolo bue) ed è per questo che il livello delle notizie è più o meno lo stesso (spesso inferiore).

Pretendere di ottenere dati credibili sulla realtà che ci circonda, necessita di (almeno) due cose: la disponibilità ad impiegare risorse (tempo) e il possesso di strumenti critici adeguati. I secondi, in realtà, contengono la prima, perché la voglia di spendere del tempo per l’informazione (in senso lato) è il primo degli strumenti che ci occorrono se non vogliamo ridurci a vivere in un mondo che crediamo descritto da Wiki e dai blog infarciti di idiota seriosità.

Vediamo: supponiamo di volerci dedicare alla nostra disastrata isola e di far finta di esprimere qualche riflessione in merito: cosa potrebbe saltarci in testa?

Dipende: se siamo lavoratori e ci preoccupa arrivare alla fine del mese, penseremo al problema di assicurare un futuro ai nostri figli, sperare che possano averlo migliore del nostro. Potrebbe anche darsi che si pensi alla situazione economica, alle prospettive industriali, ad indirizzare il turismo verso canali moderni e sostenibili, ad un’agricoltura/pastorizia forte che non sia in balia delle oscillazioni di un mercato globalizzato. Oppure alla necessità ineludibile di una scuola moderna, senza la quale la società non può esprimere persone capaci di sopravvivere senza attaccarsi alle gonne di mammà.

Che diamine, abbiamo di fronte un’industria che chiude, una scuola che non insegna, una burocrazia di ascendenza politica che ha avuto bisogno di otto province (cosa per la quale facciamo ridere tutta Europa!), un’agricoltura che langue stritolata dalla mancanza di copertura politica, programmazione ed un modello credibile, e l’unica prospettiva di continuare stupidamente a coprire il territorio di cemento per avere uno straccio di lavoro in nero. Con il corollario di una corruzione spaventosa che attraversa tutto l’apparato statale, dai vertici fino ai livelli più periferici. Non sarà un caso se viaggiando per l’Europa ci si rende conto senza sforzo come la percezione che di noi hanno i nostri concittadini europei è quella di un popolo senza palle, piagnone, gregario e incapace di scegliersi una dirigenza politica decente, più o meno come i paesi dell’est che però sono appena usciti da una morsa che avrebbe stritolato un macigno (Romania e Polonia in testa).

Insomma: di argomenti seri ce ne sarebbero a bizzeffe, ed infatti non se ne parla proprio. Di che ci occupiamo oggi? Mah, della soprintendenza che nasconde i cocci? Oppure della LSC? Ma no, vediamo di inquadrare s’indipendentzia nel diritto internazionali, che è meglio! Oppure organizziamo un convegno per parlare di scrittura nuragica?

Ecco, ci sarebbe da riflettere: ci sono i quasi ex operai clamorosamente abbandonati da tutti che occupano l’ex supercarcere (cioè si sono incarcerati da soli) e gli ex giornalisti che si agitano per la merda delle balene (poveracce, occupate anche loro a sopravvivere alla cacc(i)a spietata di japu e neovikinghi).

Senza pensare che il problema degli operari di cui sopra (con l’enorme rispetto che bisogna avere per loro, senza alcuna riserva) è un bruscolino in confronto a ciò che aspetta i ragazzi che oggi non hanno a disposizione una scuola per studiare e modelli culturali decenti cui fare riferimento: domani mattina non ci sarà neppure un posto di lavoro per il quale incarcerarsi, visto che la pacchia dei soldi pubblici è in via di esaurimento, con il risultato che i figli dei soliti noti saranno protetti e egli altri no. E, guarda caso, i meno protetti saranno quelli che oggi non riescono neppure ad accedere all’esame di maturità mentre gli ex giornalisti, anziché parlare degli ex operari e dei motivi per il quali (loro operai) stanno per diventare ex, si dilettano a smanacciare la cacca delle balene (probabilmente ne amano il delicato bouquet, la consistenza ed il sapore).

Con il che si arriva alla questione finale: ma se City pubblica l’articolo sulla cacca delle balene perché tanto deve vendere la pubblicità e non gliene frega un accidente del resto (come il TG1)…

…perchè anche gli ex giornalisti parlano della cacca delle balene e non di cose serie? Avranno anche loro qualcosa da vendere?

Ecco provate a porre la domanda, ma non aspettatevi una risposta.

 

 

gabriele.ainis@virgilio.it

 

 

Foto e nota estratti da City del 21 giugno 2010

 

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