LA GRIGLIA DI VENTRIS

di Giampaolo Loddo

 

 

A Ventris, lassù nel Paradiso dei Famosi (assieme ad altri che condividono la sua terribile sorte) fischieranno spesso le orecchie. Il suo nome, infatti, viene spesso citato a sproposito nel tentativo di perpetrare il falso storico che lo vorrebbe icona della rivincita del mondo degli “studiosi” alternativi nei confronti dei perfidi “baroni” universitari.

La tecnica è sempre la stessa: si cercano groupies sufficientemente ignoranti da non essere in grado di informarsi su ciò in cui credono e gli si dà in pasto ciò che vogliono sentirsi dire: che sono parte di un gruppo di furbissimi eletti, così scaltri da non farsi ingannare dalle balle spacciate dal mondo accademico con lo scopo di mantenere nell’ignoranza i cittadini!

Eppure, della decifrazione della Lineare B basterebbe leggere ciò che ne scrive Chadwick (o lo stesso Ventris), oppure dedicare un pomeriggio allo studio dei documenti dell’affaire Ventris, per concludere come si sia trattato di tutt’altro.

Prima di tutto il supporto. Il materiale epigrafico proveniva da scavi archeologici e non da fonti sconosciute, materiale pubblicato ed all’attenzione di tutto il mondo dei filologi. Ventris, per formazione culturale, non si sarebbe mai sognato di occuparsi di testi misteriosi e privi di una precisa contestualizzazione archeologica.

Secondariamente, l’oggetto di studio era tutt’altro che oscuro; al contrario vi erano fior di studiosi impegnati nel problema e, al momento in cui Ventris se ne occupò, erano stati raggiunti risultati di assoluto rilevo.

Lo stesso Evans, ad esempio, aveva accertato alcuni punti fondamentali, tra cui: che i testi disponibili fossero elenchi o registri di conti; che si riconoscesse chiaramente un sistema numerico; che alcuni segni fossero ideogrammi ed altri sillabici.

Dopo di lui, Alice E. Kober fu in grado di dimostrare come si trattasse di una lingua flessiva. Il maggiore contributo della studiosa fu la dimostrazione che alcuni vocaboli formati da due o più segni sillabici potevano avere due varianti per l’aggiunta di un segno diverso o la trasformazione del segno finale, tanto che poi divenne famosa per quelle che furono chiamate le Kober’s triplets.

Emmett, L. Bennet, si dedicò al lavoro “sporco” di classificare i segni riconoscendo le varianti ortografiche, e li ridusse a 90 (senza il lavoro di Bennett, Ventris non avrebbe decifrato un accidente, per il semplice motivo che non ci sarebbe stato niente da decifrare!).

Quando Ventris si dedicò al problema della lineare B, non lo fece da posizioni critiche rispetto ai filologi che già se occupavano, ma al contrario lavorò con lo stesso Chadwick (filologo di fama), con Bennett e con Kristopoulos, assieme ai quali, ad esempio determinò come tre segni fossero probabilmente vocali.

Ventris, che si dilettava di crittografia, produsse quella che viene chiamata la “Griglia di Ventris”, che segnalava la frequenza assoluta di ciascun segno e la sua posizione relativa, sistemandoli in quindici righe di consonanti e cinque colonne di vocali. Nella sua ipotesi, i segni compresi nella stessa colonna avrebbero dovuto avere la medesima vocale e quelli sulla stessa riga avrebbero dovuto iniziare con la stessa consonante (qualunque crittografo sa che con una sufficiente statistica si può venire a capo di qualunque codice). Una volta stabiliti i valori fonetici di pochi segni, la griglia avrebbe fornito i valori dei rimanenti, dunque si trattava di provare, per tentativi, se per caso i testi non fossero corrispondenti ad una delle lingue (antiche) conosciute.

Va da sé che la griglia di Ventris non avrebbe avuto alcuna possibilità di nascere senza il lavoro preliminare di chi l’aveva preceduto (senza contare la pubblicazione dei testi disponibili da parte, ad esempio, di Bennett, col quale, peraltro lavorò attivamente).

Entrare nei dettagli successivi esula dallo scopo di questo post: ciò che si vuol dire è che Ventris operò nel quadro del mondo accademico dal quale non venne mai avversato se non, come vuole il metodo scientifico, all’interno della normale dialettica che impone una critica severa a ciascuna teoria seguita dalla necessità di non sottrarsi alle spiegazioni richieste. Un’ultima nota la lascerei allo stesso Ventris, che affermò senza mezzi termini di essere sempre stato convinto che la lineare B si riferisse all’Etrusco (sic!) e fu soltanto per una frivola digressione (parole testuali) che provò a considerare l’ipotesi che si trattasse di greco (arcaico), rimanendo assai stupito quando questo risultato scaturì dalla sua griglia con sorprendente evidenza.

Insomma: che Ventris fosse un “non-allineato” da intervistare per Voyager è una solenne balla, né si presentò mai in questo modo. Ne fa fede il fatto che la sua scoperta venne valutata positivamente proprio dagli accademici con i quali lavorava (Chadwick in testa) nonché la qualità delle obiezioni (ragionevoli) che vennero portate da coloro che non furono d’accordo con quanto riteneva di avere scoperto (e a cui si rispose, col tempo, attraverso un lento lavoro di verifica).

Insomma, non ci furono né combattivi (e buffi) fisicomici né ex-giornalisti o ex insegnanti (che fa rima con ignoranti solo per caso), bensì un eccezionale lavoro di sintesi effettuato in contradditorio col mondo accademico, al suo interno, in collaborazione con esso e senza mai sottrarsi alla necessità di accettarne il metodo. I risultati, come sempre, sono sotto gli occhi di tutti (coloro che hanno voglia di vederli, gli altri giochino pure al lotto comprando i numeri alla televisione: diventeranno senz’altro ricchi sfondati).

Chiunque voglia far passare il buon Ventris per l’eroe anti-accademia, ha sbagliato indirizzo; se proprio vuole ne cerchi un altro (se lo trova).

Per cui distinguiamo: la griglia di Ventris la si può usare per la Lineare B, quella del lettore di Cancellate in Ferro Battuto per cuocere la salsiccia (dopo che l’ha decifrata, ovviamente, sporca di grasso farebbe brutto).

Entrambe, comunque, hanno una propria, intrinseca validità!

 

ventris.michael@googlemail.com

 

L. Chadwick – Lineare B. L’enigma della scrittura micenea – Einaudi 1959

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