LA MASSAIA DI BUDDUSO’

di Gabriele Ainis

 

 

Il GM della British Petroleum (o AD, dipende dalla lingua) riferisce di fronte al Congresso degli USA in merito all’”incidente” nel golfo del Messico. Caccia venti miliardi di dollari per le vittime, assicura di essere pronto a cacciarne altri per il “risanamento” ambientale (sa il cielo cosa possa significare), non dice una parola in merito alla dinamica dell’accaduto e se ne va. Un congressista texano, eletto con i contributi della BP (negli USA i contributi sono trasparenti e nessuno ha paura di dire da dove prende i quattrini per la campagna elettorale) chiede scusa alla BP per l’”estorsione” perpetrata ai suoi danni da Barack Obama. Più o meno tutti gli danno del pirla e la vicenda si chiude.

Salvo il fatto che a questo punto Obama cercherà di rigirare la frittata a proprio favore, adoperando l’accaduto per spingere alcuni punti essenziali della politica che l’ha portato alla Casa Bianca, ad esempio le energie rinnovabili.

In realtà non vorrei parlare della BP o di Obama (l’ho già fatto e credo di aver avuto anche ragione, non che fosse difficile, visto che né il GM della BP ha spiegato l’accaduto, né i democratici – Obama in testa – gli hanno chiesto di spiegare) quanto piuttosto dell’ovvio tentativo del presidente di correre politicamente ai ripari sfruttando per quanto possibile il disastro annunciato (da chi mastica un poco di tecnologie estrattive) al fine di far digerire agli americani un cambiamento di paradigma riguardo l’energia. Mi piacerebbe anche (assai modestamente) riflettere in una riga su una lezione minima da ricavare da tutto ciò per la nostra piccola e insignificante (nonché maltrattata) isoletta mediterranea.

Punto primo: a parte le battute del nostro ineffabile presidente del consiglio, Obama è una figura straordinaria, espressa da un paese straordinario (che può piacere o meno, ma il totale non cambia). Di certo non è una macchietta che lotta contro i comici facendoli sbatter fuori dalla televisione di stato e dalle proprie.

Punto secondo: l’Obama animale politico ha avuto l’enorme capacità di intercettare la voglia di profondo rinnovamento presente nella parte democratica dell’elettorato, proponendo modelli di sviluppo decisamente innovativi.

Punto terzo, questi modelli non li ha inventati lui ma li ha mediati dalla realtà delle cose.

Ecco perché la figurina di oggi mostra la copertina di un saggio (1) che trovo straordinariamente gradevole e intelligente, non tanto per il merito delle conclusioni quanto per il metodo adoperato per trarle.

Se per caso decideste di leggerlo, lasciate stare la copertina con le caricature dei presidenti europei: non è un saggio rivolto ai presidenti in genere bensì al presidente degli USA. Chi l’ha scritto è un apprezzato consigliere della casa bianca e non ha tempo da perdere con i sistemi politici europei, che gli americani giudicano (forse a ragione) decisamente datati e generalmente poco democratici.

Parla un po’ di tutto, con dovizia di dati (numeri oggettivi) e ragionamenti. È scritto talmente bene che si avrebbe voglia di dargli ragione più o meno su ogni cosa. il che è assai positivo visto che proprio questo spinge a riflettere attentamente per trovare i vermetti (che ci sono) e dunque ad esercitare le doti critiche del lettore (se ne ha voglia).

In poche parole: come è possibile per un presidente (statunitense) assumere decisioni strategiche in grado di influire sull’andamento del paese, in merito a temi tecnicamente difficili, senza essere un esperto?

La risposta dovrebbe essere semplice: rivolgendosi agli esperti. Peccato che gli esperti siano ben lungi dall’essere concordi, soprattutto quando i signori professori dibattono in merito a temi che includono enormi movimenti di quattrini (che guarda caso sono proprio quelli sui quali si devono prendere le decisioni più importanti).

Che si fa allora?

Il libro risponde più o meno così: si chiede agli esperti di rispondere alle domande con i conti della massaia di Buddusò, si mettono di fronte le massaie che non sono d’accordo, poi si decide (alla fine una decisione va presa comunque, ecco perché gli americani eleggono un presidente).

Sebbene apparentemente banale, il concetto esprime (a mio modesto avviso) una profonda verità, e precisamente il fatto che quando non si sanno esprimere in maniera semplice i problemi complessi significa che non li si è capiti molto bene oppure (assai più verosimilmente) si vuole barare. Ciò potrà anche non essere condivisibile, tuttavia mi piace pensare che in un sistema partecipativo sia una proposta ragionevole, anche se non perfetta e naturalmente soggetta ai soliti problemi tipici delle democrazie. Mi piace anche pensare (è un mio pallino) che le preoccupazioni si riducano quanto più i cittadini chiamati a decidere siano in possesso degli strumenti necessari a comprendere i problemi che, anche quando siano ridotti all’osso e semplificati, necessitano comunque di un certo bagaglio di conoscenze (ecco perché mi incaponisco con la scuola). Infine, mi piace il fatto che il presidente, per quanto ignorante (deve esserlo, altrimenti sarebbe un esperto di una sola piccola parte della realtà) debba sforzarsi di capire almeno la lezione della massaia di Buddusò, ma soprattutto dire ai suoi consiglieri che non ha tempo per leggere miliardi di pagine e capirle, dunque ha necessità di informazioni affidabili e comprensibili più o meno a tutti.

Tanto per citare un esempio, sarebbe illuminante leggere il capitolo riguardante l’energia e le spiegazioni che coinvolgono il ruolo della benzina nella nostra società occidentale. Se ci domandiamo per quale motivo il solare o l’eolico non abbiano ancora soppiantato la benzina, ci si trova di fronte a ragionamenti difficili da contestare, perché sono fatti con le quattro operazioni, i pesi e le superfici, assieme a dati sperimentali accessibili a tutti con pochi click del solito topo, anche alla massaia di Buddusò che abbia frequentato con profitto la scuola dell’obbligo (incontrando possibilmente dei buoni insegnanti). Non sto a ripeterli per due motivi: non è l’argomento del post e sarebbe un delitto riassumere il capitolo del saggio (scritto benissimo) però è il metodo che conta. In due pagine ci si trova di fronte non tanto ad una strada obbligata quanto ad uno spettro di possibilità: il presidente (e chi lo elegge) prenderà poi le decisioni che riterrà opportune coniugandole con le necessità politiche e i soliti compromessi necessari alla gestione del potere.

Per tornare alla faccenda BP, e alla campagna elettorale di Obama, il disastro verrà utilizzato come spauracchio per ammonire i cittadini americani e spingerli ad investire sulle rinnovabili, ma non si tratterà né di una sparata elettorale per la gestione del consenso (non sconfiggerà il cancro il tre anni), né di un salto nel buio. Se leggete il saggio, vedrete che questo è il momento opportuno per tentare il salto di qualità (e prendere i rischi conseguenti) che porterà il solare ad essere ad essere finalmente competitivo rispetto ai combustibili di origine fossile (cosa che non è ancora, ed è per questo che continuiamo ad usare la benzina e non le batterie elettriche per la nostra auto). Non senza una buona politica di uso ragionato dell’energia (che suona meglio di “risparmio”come diciamo di solito, che parrebbe imporre dei sacrifici).

Insomma Obama scommette su un futuro costruito da previsioni tecniche (ma soprattutto scientifiche) e su una buona dose di fiducia sulla validità del sistema tecnologico statunitense.

Veniamo a noi. No, non voglio certo lanciarmi in confronti con i presidenti della nostra amata regione (va bene che mi piace il cazzeggio, ma sarebbe talmente surreale da rasentare la barzelletta), anche perché ci sono fattori di scala che lo rendono tecnicamente impossibile, quanto interrogarmi su un fatto molto più terra terra: quanti tra i nostri concittadini (sardi) sarebbero interessati a leggere un saggio quale quello che cito?

Insomma, non chiedo se sarebbero in grado di capirne i contenuti, ma di porsi il problema di affrontare i temi trattati, oppure, ancor prima, se sappiano dell’esistenza della possibilità di farsi un’idea (per quanto parziale e semplificata) della realtà che ci circonda, ponendola successivamente alla base delle proprie scelte, se non esistenziali, almeno politiche.

Si capirà che il problema non è solo quello del possedere gli strumenti tecnici per capire la realtà (le quattro operazioni e poco più, abbordabili dalla massaia di Buddusò) quanto di quelli critici che consentono di andare alla ricerca dei primi. In due parole: l’aver voglia di andare in libreria (o in biblioteca) a cercare un libro come quello che propongo per informarsi su alcune delle cose fondamentali che fanno la nostra vita ciò che è, con la pretesa di assumere comportamenti conseguenti e richiedere risposte precise ai politici.

Secondo me, e so di essere monotono, si tratta di una (grave) carenza culturale sulla quale gli intellettuali (veri) dovrebbero interrogarsi e muovere le chiappette. Del resto non ammetto che poi si lamentino se ci sono quelli che firmano le petizioni per la ricerca dell’Arca dell’Alleanza e del Sacro Graal: se accade non è un caso e, piuttosto che gridare allo scandalo, non sarebbe inopportuno (litote) interrogarsi sul perché e soprattutto sul come fare a porvi rimedio. Insomma: leggo con piacere MicroMega, ma è inutile dedicare un numero alla sindone. Molto meglio andare nelle scuole (ma non al Dettori, accidenti, all’ITIS sperduto in provincia) e spendere qualche ora a parlare con i ragazzi ed anche, perché no, agli insegnanti! Per la serie: Non sempre i verba volant, capita pure che manent a lungo!

Poi ci penserà il buonsenso della massaia di Buddusò, e meno male che c’è lei!

 

 

gabriele.ainis@virgilio.it

 

(1) R. Muller – Fisica per i presidenti del futuro – Codice 2009

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