POMIGLIANU ’E S’ARCHITTU: IL RICATTO DI MARKIONNU

di Gabriele Ainis

 

 

 

Radio Uno: giornale radio delle 08:00.

Prima notizia: la nazionale di calcio ha pareggiato 1-1 col Paraguay!

Seconda notizia: Marchionne vincola la permanenza FIAT a Pomigliano d’Arco all’accettazione di condizioni capestro per i lavoratori (CISL e UIL hanno già firmato).

Sì, siamo in Italia e si vede. Perder tempo a parlare del perché in prima pagina c’è Lippi prima di Pomigliano sarebbe banale e poi, una volta tanto, c’è persino chi ne discute (e non viene ascoltato).

Però, visto che ci sono coloro che in Sardegna amano la fantascienza, prendiamo lo spunto per esaminare una situazione ipotetica: e se lo stabilimento FIAT si trovasse sull’Isola (ad esempio a Pomiglianu ‘e s’Archittu)? E se per caso, e sarebbe ora, accidenti, gli indipendentisti avessero vinto (sic!) la loro battaglia e l’isola fosse finalmente indipendente?

Sì, è vero, proprio fantascienza: per impiantare una fabbrica di automobili in Sardegna bisognerebbe essere cretini oppure non capire un accidente di stabilimenti industriali e Markionnu (l’ipotetico doppio di Marchionne della nostra storia surreale) è tutt’altro che cretino o ignorante. Facciamo finta che lo stabilimento sia stato impiantato qualche anno fa usufruendo di un pacco enorme di quattrini pubblici e il nostro Markionnu se lo trovi in mezzo ai piedi. Un ammasso di macchine e tecnologie mature che possono essere dismesse con facilità oppure riconvertite con investimenti mirati.

In realtà, se nessuno se ne fosse accorto, FIAT, come la conoscevamo prima del raggruppamento con Crhysler non esiste più, e la favoletta che gli americani l’hanno regalata alla FIAT è ancora più surreale della storiella che stiamo narrando in queste righe. C’è stato un accorpamento richiesto da fattori di scala che devono essere rispettati per la sopravvivenza e ritenere ancora Italiana (nel senso più comune del termine) un’azienda come FIAT-Crhysler è una sonora puttanata (come l’assurda pubblicità lanciata sui media ai tempi della “conquista”). Dunque, da multinazionale, si impiantano gli stabilimenti industriali nei luoghi in cui si trovano condizioni globalmente più convenienti e a Pomiglianu ‘e s’Archittu, secondo Markionnu, non ci sono.

Ora, non so chi potrebbe essere il ministro dell’Industria della neonata RS (non fatemi esplicitare l’acronimo ché mi vien da ridere), chiamiamolo G. Puntore (me l’ha suggerito un anonimo e mi è piaciuto), tanto per ridere un po’, ma m’immagino che, alla notizia che Markionnu minaccia una chiusura, provveda immediatamente a convocarlo nella sede del Ministero (a Orgosolo, naturalmente).

Puntore lo convoca in limba e Markionnu gli risponde in inglese. Piccolo problema: che si fa?

Soluzione A: Markionnu, spaventato dalla convocazione, si affretta ad imparare sa limba e si precipita a Orgosolo.

Soluzione B: Puntore si caga sotto e lo convoca in inglese pagando profumatamente un interprete (secondo la costituzione della RS, i ministri non possono conoscere altre lingue). Markionnu gli risponde che se lo vuol vedere, prenda pure un aereo e si rechi a Montreal.

Ciascuno scelga la soluzione che ritiene più credibile: comunque sia, i due si incontrano.

Non parlano la stessa lingua e c’è un interprete che traduce, per cui il dialogo è rallentato dai tempi necessari alla traduzione:

Markionnu: Che accidente vuoi? (piccolo ritardo per la traduzione)

Puntore: Tu non puoi chiudere lo stabilimento di Pomiglianu ‘e s’Archittu. (piccolo ritardo per la traduzione)

M: E perché? (piccolo ritardo per la traduzione)

P: Perché altrimenti… (piccolo ritardo per la traduzione)

M: Altrimenti? (piccolo ritardo per la traduzione)

P: ………..(lunghissimo ritardo per mancanza di parole)

M: Facciamo così: io lascio lo stabilimento a Pomiglianu e tu mi fai una leggina che prevede: 1) le tasse sono ridotte al 3% dell’utile con pagamento ABM (*); 2) i lavoratori dello stabilimento non hanno diritto di parola e non possono rifiutarsi di farsi sodomizzare dai dirigenti; il tempo perso per prenderselo nel sedere verrà detratto a fine mese dalla busta paga; 3) i figli maschi primogeniti dei lavoratori vengono deportati a Montreal ed impiegati come schiavi a garanzia che non ci saranno scioperi per i prossimi 1200 anni; le figlie femmine (carine) verranno trasferite a Tijuana (Messico) per lavorare nei bordelli locali a sostegno degli investimenti necessari a tenere aperto lo stabilimento di Pomiglianu (gli altri soldi che ci vogliono me li darete in natura regalandomi il tratto di costa da Cagliari a Cagliari); 4) le figlie femmine (racchie) verranno vendute a peso alla SimmenGral per la produzione di mangimi proteici per l’allevamento degli Ornitorinchi; 5) quando parli con me chiamami Mio Dio e resta in ginocchio. Va bene?

P: (risposta immediata senza bisogno di tradurre, tanto non c’è molto da fare): Sì, Mio Dio. Posso levare il sale da sotto le ginocchia? (piccolo ritardo per la traduzione)

M: No!

 

Puntore torna a casa (che davvero Markionnu possa essere andato da lui non ci crede nessuno) e rilascia una dichiarazione al popolo festante:

Lo stabilimento non chiude, né oggi né mai. Abbiamo fatto un accordo di ferro: per i prossimi 1200 anni i figli primogeniti maschi dei lavoratori andranno ad istruirsi a Montreal a spese della società; le figlie femmine, invece, andranno in parte in Messico ed in parte a godere di uno stage in una famosa fabbrica di mangimi. Tutti i lavoratori godranno di cure speciali per la gola e, con modica spesa, vedranno il mondo da una diversa prospettiva, aprendosi a nuove esperienze. Io, nel frattempo, mi sono convertito ad una nuova religione e ne vado orgoglioso, anche se mi fanno male le ginocchia. Incidentalmente, a causa della situazione contingente e della prevista riduzione del gettito fiscale, le scuole verranno chiuse, tanto i nostri ragazzi si istruiranno all’estero a spese dello stabilimento di Pomiglianu. In compenso è previsto uno sviluppo turistico delle nostre coste: tutte!

 

Seguono due ore filate di applausi!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

 

PS – Qualcuno potrebbe dire che anche facendo parte dell’odiata Italia la situazione non cambierebbe. A costoro (se ci sono) rispondo che si leggano i giornali e guardino un po’ ciò che è accaduto per ALCOA e sta ancora accadendo per Vinyls.

 

(*) ABM: A Babbo Morto; tipologia di pagamento spesso messa in atto dalla FIAT quando tratta con un fornitore debole.

 

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