PERNACCHIE SALUTARI

di Gabriele Ainis

 

Telmo Pievani è sicuramente un filosofo della scienza. Altrettanto sicuramente si ritiene un divulgatore. Inoltre “Creazione senza Dio” non ha nulla a che fare né con l’ArcheoloGGia né con i NuraGGhi. Infine è stato pubblicato nel 2007, dunque non è neppure una novità!

Perché parlarne?

Perché riguarda le (poche e mediocri) cose che tentiamo di dire nel blog, e precisamente si interroga sul linguaggio da adoperare nelle polemiche tra scienza e cabaret.

Il breve saggio (che costa una dozzina di caffè e tutto sommato li vale) si occupa del dibattito tra Evoluzionismo e Intelligent Design, argomento assai serio negli Stati Uniti ed assai meno da noi (sai la novità!).

Pievani si chiede: come fare a spiegare le cose della scienza ad un vasto pubblico senza adoperare un linguaggio scientifico accessibile a pochi? Come contrastare la paccottiglia pseudoscientifica dei detrattori dell’evoluzionismo utilizzando il linguaggio semplice e diretto (ma ascientifico) che usano loro?

La conclusione è amara: fare scienza senza linguaggio scientifico è impossibile, sarebbe una contraddizione in termini, dunque, apparentemente, parrebbe impossibile contrastare il cabaret!

Attualmente, nel mondo scientifico, esistono due posizioni contrastanti: la prima ritiene che la scienza non debba mai sottrarsi al confronto, da qualunque parte arrivi, la seconda che il dibattito scientifico debba essere limitato all’ambito proprio della scienza e non, ad esempio, alle tribune televisive, in cui le necessità insite nel linguaggio scientifico (la precisione, la necessità di citare i dati disponibili, i discorsi di metodo) non possono trovare accoglimento per evidente mancanza di tempo e carenza tecnica dell’uditorio. Come sarebbe possibile contestare a una faccia di tolla tipo Forgione (o Giacobbo, tanto per fare due nomi ben noti) le sciocchezze che dice se lui non si preoccupa di doverle giustificare? Sarebbe come dire a un prete che l’ostia non è né carne né sangue e poi chiedergli un’analisi biologica per dimostrarlo, una faccenda evidentemente assurda: con la religione non si può discutere di scienza, al massimo si può ringraziare il caso di essere nati oggi e di rischiare al massimo di non essere ascoltati (o di essere zittiti dal potere); in un passato non troppo remoto si rischiava di finire sul rogo!

Apparirà evidente, allora, perché mi è venuto in testa di citare il libricino di Pievani, anche se non parla di ArcheoloGGia. Il tema è lo stesso: cosa dovrebbero fare gli archeologi di fronte al cabaret?

Dipende: di fronte al generale Shardariano assiso in trono in attesa dell’ispirazione (e a quelli come lui), ad esempio, assolutamente nulla. Nel senso che c’è un limite a tutto: è un signore che si bea di farci partecipi delle sue flatulenze e a rispondergli a tono si rischierebbe di ammorbare ulteriormente l’aria. Al contrario si rischierebbe di fargli un favore (e infatti non fa altro che cercare qualcuno con cui litigare per assumere un minimo di visibilità).

Di fronte al Lettore di Cancellate Nuragiche (ed agli epigoni) la reazione è stata a mio avviso quella corretta: una sonora risata! L’idea che si possa “decifrare” un reperto medievale asserendo trattarsi di scrittura protostorica è talmente ridicola che non ha bisogno di ulteriori commenti.

Restano da considerare almeno altri due punti: il primo riguarda chi, ritenendosi uno scienziato (nell’accezione anglosassone di scientist, dunque operatore della scienza, non nel senso che siamo soliti darne in Italia di grande saggio) assume posizioni schizofreniche che lo portano a dimenticare il linguaggio scientifico quando si occupa di temi lontani dal proprio ambito tecnico. A ciò non esiste risposta; si tratta naturalmente di un diritto sancito dalla libertà di pensiero (come del resto quello delle altre due categorie di comici precedentemente citate), così come sarà diritto dei colleghi (intendendo con ciò gli altri scientists) considerare ridicolo tale modo di agire. Se c’è uno scienziato che pretende di dividersi in due insegnando il metodo scientifico la mattina ed andando a farsi fare le carte dal mago Otelma di pomeriggio, ne risponderà agli studenti quando chiederanno cosa debbano prendere per vero, se le scienze sperimentali o la metafisica. Probabilmente non sarà una domanda da porre prima degli esami, ma di certo salterà fuori quando il voto sarà al sicuro nel libretto. Del resto, coprirsi di ridicolo è un diritto sancito dalla nostra costituzione (e, a giudicare da quanto accade oggi in Italia, nessuno chiederà di cambiarla a tale riguardo), dunque chi desidera essere additato nei corridoi come quello che legge le caccole di mosca e ne discute in un forum dove si sostiene che il tartan venne inventato dalla tribù di Dan, faccia pure, però poi non si lamenti troppo se, quando entra in uno studio, c’è chi non riesce a trattenere le risa.

Restano coloro che adoperano le comiche (ma soprattutto i comici) per fare politica. Politica di basso profilo, per carità, robetta che poco impressiona, tant’è vero che quando poi si và al voto i numeri parlano chiaro (salvo quando li si vuole costringere a mentire), e tuttavia non è male pensarci (pensare non è mai male, anche quando appare una perdita di tempo).

Se i comici ritengono utile farsi adoperare, saranno fatti loro, tuttavia non è il caso di lasciar correre gli utilizzatori. Negli Stati Uniti, l’Intelligent Design è finito in tribunale e, per ora, ha perso. I magistrati hanno deciso che non si tratta di scienza bensì di religione, dunque la pretesa di prender posto accanto all’evoluzionismo nei libri di testo è stata rigettata (da un giudice conservatore e credente, guarda un po’). Si tratta di una battaglia e i preti lavorano sui tempi lunghi, dunque la guerra è altra cosa e non c’è da cantare vittoria, piuttosto da tenere gli occhi aperti (in Italia li teniamo normalmente chiusi, anche se dal 2004 i programmi scolastici non comprendono più l’evoluzionismo… lo sapevate?).

Da noi?

Sinceramente l’idea di far finire il Lettore di Cancellate in un tribunale non mi alletta per nulla, figurarsi gli altri della banda. E poi: per quale motivo? Per offesa grave alla lingua italiana? Spregio della logica? Violenza contro il buonsenso? No, ci mancherebbe anche permettere loro di diventare martiri! Sarebbe come citare in giudizio i partecipanti al Grande Ffratello quando si cimentano nella battaglia della scoreggia.

E tuttavia ciò non vuol dire che si debba lasciare a costoro la possibilità di diffamare impunemente le persone, magari nascondendosi dietro un topo. Dunque?

Dunque si ride, in allegria ed in compagnia di un buon bicchier di vino (non birra, per favore) sardo o strangiu che sia, basta che sia genuino. Visto che si parla di comici, per ora ridiamo al tentativo maldestro di un poverino che diventato un ex- tenta di ribellarsi al destino cinico e baro, inventandosi l’impossibile pur di non finire nel dimenticatoio. Per non essere scordato ha deciso di dedicarsi al cabaret (com’è suo diritto), scrivendo improbabili e ridicoli commenti ai risultati elettorali, lanciando improbabili e infantili raccolte di firme virtuali (a cui seguiranno virtuali risposte politiche) tentando la pubblicazione di romanzi che avranno virtuale successo, discorrendo e litigando con virtuali e comici professori universitari.

Tutto virtuale, falso e farlocco: mi spiace per Pievani, ma a volte una buona risata è più espressiva di un grosso tomo. Non si combattono con i tomi coloro che si nascondono dietro i topi!

Insomma

alla trombetta che si sente trombone

risponda la pernacchia e non il pernacchione,

che tanto quella basta e avanza, questo sarebbe eccessivo.

Però, devo dire, anche i Pievani hanno qualche torto (ed è lo scopo vero di ciò che scrivo).

Ricordo che al liceo, unico nell’istituto, il professore di storia pretese l’acquisto di un libro in più, un testo di critica storica. Ci insegnò come si “fa” la storia ed anche il più sfaticato ebbe la possibilità di apprenderlo, se non altro per sentito dire. Perché solo uno in tutto il liceo?

Detto in altre parole: siamo sicuri che tutti i torti stiano da una sola parte? Sono sicuri i Pievani di aver fatto quanto il loro potere per spremere dalla scuola la possibilità di insegnare ai ragazzi come si legge un libro di Pievani?

Perché il punto è tutto qui: un saggio come “Creazione senza Dio” bisogna saperlo leggere, e ciò significa possedere gli strumenti per farlo ed essere convinti che si tratti di un arricchimento culturale, soprattutto credere che un arricchimento culturale sia positivo per la vita di un essere umano.

Siamo certi che insegnanti ed intellettuali siano convinti di questo?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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