SINDONI E SHERDANU. TANTO PER PARLARE DI BUFALE.

di Gabriele Ainis

 

MicroMega si legge in Biblioteca (in quelle serie che hanno i denari per comprare la rivista) e si trova nell’espositore accanto a Linus. In genere né Micromega né Linus sono sciupate. Non le legge nessuno salvo qualche vecchio barbogio che ricorda con rimpianto gli anni della giovinezza, quando la logica non era un optional, e infatti non mi è mai capitato di non trovarle disponibili. A volte ho come l’impressione che le acquistino per me.

L’ultimo numero di MicroMega è dedicato interamente alla sindone e sinceramente non ne ho capito il motivo. Sarebbe come dire che il mese prossimo uscirà un numero monografico sulle doti curative dell’allocuzione Sim-Sala-Bim pronunciata dal mago Otelma nel corso di un gargarismo con gorgonzola fuso: il senso è più meno lo stesso.

Che la sindone sia un falso medievale è fuor di dubbio per chiunque valuti il reperto alla luce delle analisi scientifiche (esegesi evangelica, archeologia, datazioni assolute al C14, questioni geometriche, riscontri anatomici, puntuali contestazioni delle risibili affermazioni ascientifiche dei “sindonologi”), eppure, ancora una volta, c’è gente (seria) che continua a lavorarci attorno in cerca di un’improbabile vittoria contro gli apparati ecclesiastici e la credulità umana.

A cominciare da Odifreddi (che ho conosciuto personalmente e mi sta cordialmente antipatico) è tutto un dipanarsi di puntuali riscontri scientifici: chimica, fisica, logica simbolica, filologia, storia, uno spiegamento di forze che ricorda il proverbiale cannone per le mosche (quello che poi finisce per non beccarne neppure una!). Perché mai coinvolgere tutto questo ben di dio (si fa per dire) per dimostrare falsa una reliquia che a norma di logica non dovrebbe convincere nessuno?

A mio parere, per quel che vale, somiglia pericolosamente ad una masturbazione collettiva: possibile che la redazione della rivista e i signori estensori dei pregevoli articoli non si rendano conto che la loro opera non sortirà alcun effetto se non quello di far scuotere la testa a chi, come me, sulla sindone si è fatto da tempo un’idea precisa?

Riflettiamo: a parte un articolo di cui dirò alla fine, rileggendo la rivista non ho trovato nulla di nuovo, se non le stesse argomentazioni (corrette) che a suo tempo mi hanno indotto a ritenere che si tratti di una bufala accortamente sfruttata dalla chiesa cattolica. Se vivessimo in un paese civile, lo stato imporrebbe ai preti di rendere pubblico il fatto che il mondo scientifico si è pronunciato per la concludendo che si tratta incontrovertibilmente di un falso medievale, nello stesso modo in cui i santoni e guaritori (teoricamente) dovrebbero essere obbligati per legge a dichiarare ai clienti che quanto asseriscono di poter fare è un cumulo di frottole.

Ora, mi chiedo, se è vero che una persona desiderosa di informarsi e dotata di una mediocre cultura come me ha trovato modo di reperire facilmente le informazioni, perché dovrei apprezzare lo sforzo di MicroMega? E al contrario: se una persona, nonostante la facilità con cui le notizie sulla sindone possono essere reperite, conclude trattarsi di una vera reliquia: dove starebbe la ratio dell’operazione? Si vuole convincere maggiormente la gente come me (che non ha bisogno)? Si crede davvero di essere in grado di far cambiare idea a coloro che vanno in pellegrinaggio da padre Pio e credono che ci sia la possibilità di comprare i numeri del lotto alla televisione?

Se devo essere sincero fino in fondo, dalle pagine della rivista trasuda una certa frustrazione, la consapevolezza che contro i preti, nell’Italia di oggi (ma anche in quella di Prodi, intendiamoci) si possa vivere al massimo di un’incerta rendita di posizione. Per questo, ho fatto una fotografia dell’editoriale e ne riporto la conclusione (amara). Se un direttore come Flores d’Arcais conclude così l’editoriale, ci sarebbe da chiedersi perché abbia approvato il successivo contenuto della rivista (a meno che non creda davvero che MicroMega venga letta da chi crede nei miracoli di padre Pio!).

Tanto ne sono convinto, che ho letto con attenzione il carteggio iniziale di Odifreddi e Ghiberti (monsignore) che fingono di scriversi due lettere discorrendo di sindone. Per quanto poco Odifreddi mi piaccia, non sono così scemo da pensare che non si sia reso conto di aver perso la partita con un secco quattro a zero! Nello stesso modo si percepisce come il prete sia conscio di giocare con il matematico come il gatto con un topo. Odifreddi argomenta, l’altro lo prende per il sedere, bonariamente, chiamandolo collega e professandosi più anziano (dunque più saggio, anche se non lo afferma esplicitamente), una lotta impari. Molto piacevole, se non si trattasse di un’offesa alla scienza ed alla logica, però, vivendo nel posto dove viviamo, ci siamo abituati da tempo e, tra l’altro, non si vede neppure come si possa uscirne.

Però una piccola, minima, minuscola, microscopica novità l’ho intravista nell’articolo conclusivo, intitolato “Il telo Made in China” (di Alessandro Robecchi). Che al di là delle puntuali analisi scientifiche, si incarica di mettere in evidenza l’enorme ridicolo dell’operazione di marketing mediatico centrata sulla sindone. Potrebbe anche essere più bravino, ma ho idea che gli abbiano impedito di essere più graffiante e, a mio avviso, è un vero e proprio peccato: dove non arriva il linguaggio scientifico, corrode assai di più una pernacchia, uno sfottò e una sonora presa per il culo!

Perché? Perché contro i comici non si possono mandare gli scienziati, sarebbe come dire che per contestare le barzellette del generale Shardariano si mettesse in campo una commissione di archeologi, o per mostrare le balle del Lettore di Cancellate in Ferro Battuto e della Fisicomica si scomodassero i paleografi. Ma scherziamo? Quando si sceglie il palcoscenico, allora si tratta di strappare più applausi, e se il generale Shardariano si presenta assiso in trono (il suo pensatoio) allora gli si lancia la carta igienica (almeno così saprà bene cosa leggere) e se il Lettore di Cancellate Nuragiche mostra felice una serratura e la decifra, lo si coprirà del ridicolo che merita e si è cercato (facendogli un favore, così si sentirà considerato!).

Del resto: si è mai visto che dalla televisione pubblica abbiano cacciato via uno scienziato? Ma quando mai: hanno esiliato i comici, perché sono loro i concorrenti più temibili dei politici attuali. E infatti potreste pensare a nulla di più comico dei membri del nostro attuale governo?

Nello stesso modo i preti non temono per nulla gli Odifreddi, sebbene non possano più bruciarli sul rogo come vorrebbero o costringerli ad abiurare (salvo pentirsi qualche bel centinaio di anni più tardi), ma non gradiscono per nulla chi li prende per il culo (anche perché, istituzionalmente, credono di essere loro gli unici autorizzati a farlo, e non metaforicamente!).

Ecco perché Stiglitz si contesta e un Archeottack si odia! Tutta una questione di concorrenza…

Capito?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

 

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