VINYLS… E CHI SE NE FREGA?

di Gabriele Ainis

 

 

Sarò fissato con l’indipendentismo, però vorrei proporre agli scarsi lettori una considerazione sulla vicenda Vinyls di Porto Torres.

La stori(ell)a è semplice e si riassume in poche parole: ENI vuole dismettere un’attività che ritiene non strategica, i lavoratori ritengono strategico (a ragione) il proprio posto di lavoro. Pertanto producono protesta e pressione sul mondo politico per avere la possibilità di continuare a mangiare, possibilmente tre volte al giorno, come aspirano a fare un po’ tutti. Per questo hanno occupato l’ex carcere dell’Asinara e si sono autoimprigionati lanciando in rete la loro protesta: è nata l’Isola dei Cassintegrati!

La richiesta, assolutamente legittima, è che il governo si impegni per risolvere la faccenda, e probabilmente qualcosa di transitorio alla fine si troverà (come per ALCOA) salvo ritornare a parlare sempre delle stesse cose tra qualche anno perché, nel frattempo, di programmazione industriale non si parla proprio (e questa dovrebbe essere prima di tutto una priorità locale).

La domanda prevedibile è: che sarebbe successo se la Sardegna fosse stata indipendente?

Immagino che moltissimi tuoneranno contro le disastrose scelte industriali del passato, il che è facile, anche perché di quei moltissimi ce ne sono un congruo numero con la memoria corta, però serve a poco. Cavalcare il dissenso giova quando si è sotto elezioni, poi i problemi restano comunque e vanno risolti, come mostra il Berlusca che ci prende i soldi e Cameron che fa lo stesso in Gran Bretagna. Di destra entrambi hanno promesso mari e (Tre)monti poi, arrivati al dunque, allungano le mani e i quattrini li prendono dov’è facile farlo (ovviamente, hai visto mai che i ricchi non rubino ai poveri?).

Ora: gli indipendentisti tuonano contro il governo centrale e centralista, imperial-imperialista, ma poi a che si aggrappano se Vinyls chiude?

Ne ho udito qualcuno strombazzare che bisogna cambiare politica industriale!!

È vero, sono d’accordo: dove sono le proposte? Le aspettiamo da Doddore che occupa Malu Entu e stampa le banconote da “unu soddu”o da Bainzu che fa spettacolo con Grillo? Da Maninchedda che salta di gioia per il riconoscimento da parte dei Baschi (e ha pure la faccia di dirlo) o dal Sommo Vate che si incazza col presidente della regione perché non sostiene la lingua sarda?? Certo, diciamocelo, se gli operai della Vinyls parlassero sardo sarebbe tutta un’altra cosa, ad esempio potrebbero mangiarsi la LSC o pagare la bolletta dell’ENEL con un mottetto, cantato a cappella in logudorese stretto.

C’è qualcuno nel variegato (e per fortuna minuscolo) panorama indipendentista che sappia fare qualcosa di diverso dall’urlare veementemente contro Roma (salvo mangiare nello stesso piatto come fa il PSdAz che siede al governo regionale col PDL e quindi con la Lega)?

Nello specifico: che avrebbero fatto codesti distinti, puri combattenti per la libertà isolana, se avendo finalmente ottenuto l’agognata indipendenza si fossero trovati di fronte alla questione Vinyls (o ALCOA, che è anche peggio)?

Per fortuna si tratta di domande ipotetiche. Staremo parlando di brave persone (e chi lo nega) però mi piacerebbe capire cosa avrebbe fatto un Bainzu Sale di fronte alla chiusura della Vinyls, non potendola gestire a Roma col governo (sono stato bravo e ho lasciato stare Meloni perché era troppo facile).

Semplice: avrebbe preso atto della chiusura oppure accettato condizioni capestro da parte dell’Azienda, esattamente ciò che accade nei paesi del terzo e quarto mondo in mano alle multinazionali. Cioè, ad esempio, in Italia. Felice paese in cui un’impresa privata indice un referendum per obbligare i lavoratori a privarsi dei diritti sanciti dalla costituzione.

Di recente, il Sommo Vate (ma non solo lui) difendendo l’Idea (con la “I” maiuscola) ha citato il caso di Malta, che è indipendente, accettata nella comunità europea dunque, secondo lui, un esempio da seguire.

Premesso che Malta è ancora considerata strategica dalla UEO (e dalla NATO) mentre noi abbiamo perso tale qualifica, lo inviterei ad andarci a Malta, ad esempio a visitare uno stabilimento industriale per chiedere quali siano le garanzie per i lavoratori ed il livello degli stipendi. Potrebbe anche dare un’occhiata alle scuole e alle università. Se il suo ideale per i Sardi è quello di raggiungere il livello dei Maltesi, mi piacerebbe se si trasferisse da quelle parti, così da rendicontarci attraverso dotti reportage. Magari la pianterebbe di parlare della lettura delle cancellate e penserebbe qualcosa di più utile…

Chissà, ne dubito (brutta roba l’ideoloGGia) figurarsi se si parla con cognizione di causa! Citare Malta come esempio significa essere come minimo ignoranti, oppure masochisti.

O entrambe le cose.

Comunque stiamo allegri che c’è chi pensa alla limba, che diamine, vogliamo scherzare? Sarà la limba a portarci sulla strada della prosperità.

E la Vinys?

Ma chi se ne frega della Vinyls? Pensiamo a s’Indipendentzia, accidenti, che tanto la pensione arriva fine mese, senza neppure la necessità di passare in posta! È ora di finirla con questi rompiscatole che cianciano di posti di lavoro e quarta settimana.

Viva la LSC: la Vinyls se ne vada a fare in c…!

 

 

gabriele.ainis@virgilio.it

 

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