VIENI AVANTI… MALU ENTU!

di Gabriele Ainis

 

TERRALBA, DISSEQUESTRATE LE BOTTIGLIE DI VINO MALU ENTU

Il Tribunale del riesame ha disposto il dissequestro di tre bottiglie di vino nero indipendentista Bovale Terralba e una di vino bianco che un mese fa erano state sequestrate nell’ufficio di Doddore Meloni.

Stamattina i giudici (presidente Modestino Villani) hanno accolto l’istanza presentata dall’avvocato Cristina Puddu. Nella richiesta del difensore di Meloni era stato messo in risalto che quelle bottiglie non si trovavano in esposizione per la vendita, ma erano in locali privati: mancava in altre parole, secondo l’avvocato Puddu, il collegamento con il reato. I giudici si erano riservati la decisione e oggi hanno sciolto la riserva accogliendo l’istanza.

Unione Sarda Giovedì 03 giugno 2010 19.40

 

COCCOLATA DALLA PADANIA LA REPUBBLICA DI MALU ENTU

Doddore Meloni festeggia l’anniversario dello sbarco a Mal di Ventre e della proclamazione […]

ORISTANO. Malu Entu, un anno dopo: «Quasi tutti ridevano, compresi molti politici. Invece è solo l’inizio di un cammino che porterà la Sardegna all’indipendenza». Salvatore “Doddore” Meloni 12 mesi dopo lo sbarco a Mal di Ventre […].

La ricorrenza del primo anniversario della Repubblica di Malu Entu sarà celebrata anche con l’emissione di una nuova banconota del valore di uno Shardana. «La nuova banconota – ha detto il ministro delle Finanze, Alessandra Meli – riporta l’effige di Mariano IV, padre di Eleonora d’Arborea, il cui volto appare invece sulla banconota da 10 Shardana già in circolazione da qualche mese. Quella da un «soddu», invece raffigura lo stesso Meloni». E i soldi raccolti l’estate scorsa per l’acquisto dell’isola? «Non ne so nulla – dice Meloni – ho sempre detto che di quella questione si sarebbe occupato un comitato composto da cinque persone. Sono loro che hanno tenuto i conti». Intanto, racconta ancora Meloni, all’Isola di Maluentu, continua la processione di turisti e giornalisti soprattutto stranieri e del Nord Italia. Particolarmente assidui nel seguire le vicende di Meloni e dei suoi compagni di avventura pare siano i giornalisti di Radio Padania. E questo, secondo Meloni, spiega il grande interesse per le sorti della Repubblica di Maluentu dei turisti che arrivano dalle regioni del Nord

LA NUOVA SARDEGNA 26.08.2009 di Roberto Petretto

 

Le ultime elezioni provinciali sono state un buon pretesto per riconsiderare i buffi partitini dell’area autonomista sarda. Piccoli, in continua evoluzione, uno più folkloristico dell’altro.

Malu Entu è generalmente considerato il più comico di tutti e ho copiato alcuni brani da due articoli che esemplificano molto bene ciò che molti pensano: che Malu Entu sia solo folklore di basso livello.

Del resto l’idea che si vada al tribunale del riesame per tre bottiglie di vino è una storia che neppure il genio di Borges avrebbe potuto immaginare, così come la banconota da uno Shardana o da dieci, senza parlare del “soddu” che ovviamente mostra la faccia del Presidente. Chissà se Doddore ha mai pensato a quanti avranno detto che l’uguaglianza Doddore = unu “soddu” è particolarmente azzeccata. Forse no: le migliori battute sono quelle che compaiono da sé, generate dal caso e spesso neppure apprezzate.

Bellissima anche la domanda riguardante “su dinai” (euro però, non confondiamo) raccolti a suo tempo e di cui il Presidente non sa nulla (c’è un comitato che se occupa).

Dettagli: la curiosità (vera) è un’altra.

È vero che di Doddore si parla parecchio negli ambienti leghisti? La risposta è sì, ed è questo ciò di cui vorrei parlare, e non solo in riferimento a Malu Entu ma anche per tutto l’Indipendentismo sardo.

C’è stato qualcuno (poco accorto) che in tempi non remoti ha ritenuto come la presenza di una Lega forte potesse coadiuvare il prender piede dell’Indipendentismo. Il sillogismo più o meno velato era: se c’è riuscito Bossi in Lombardia, perché non ci dovremmo riuscire noi in Sardegna? Riferendosi ovviamente alla mutata percezione del pericolo secessionista, tante volte adombrato dal potere centrale quando quattro poveri cristi si permettevano di parlare sardo nei luoghi istituzionali o di invocare la secessione, e improvvisamente diventato accettabile quando hanno cominciato a farlo i più ricchi del paese, le regioni che generano il PIL.

E infatti, sebbene gli autonomisti rivendichino a sé alcune (inessenziali) recenti vittorie (vedi Limba, ad esempio) la realtà dei fatti è che, per un gran numero di cause concomitanti, da parte del potere si è deciso di lasciar fare, un po’ perché ormai la Sardegna non ha più un ruolo strategico (e infatti i sommergibili USA se ne sono andati) un po’ perché fa comodo alla Lega. Come?

È tanto evidente da risultare banale. La lega basa il proprio appeal sul messaggio (alto) che i ricchi si devono tenere i quattrini che hanno e i poveri se ne devono andare a farsi fottere. Poiché le regioni del nord sono ricche, se ne devono stare per conto proprio e quelle del sud (disastrate) se ne devono andare fuori dalle balle. (Se ce n’è una che si leva dalle balle da sé, allora ben venga l’Indipendentismo). È un messaggio talmente semplice, che ha coinvolto trasversalmente un po’ tutti, compresi coloro che dalla politica leghista non hanno nulla da guadagnare, ad esempio tanti immigrati. Tanto per non far nomi, anche parecchi sardi.

Che banalità, si dirà, un’analisi politica da bambini!

Vero, ed infatti non è di questo che desidero discutere, bensì della percezione che ha di noi (sardi) la gente leghista, un popolo eterogeneo che nel nord ha un peso politico determinante, in crescita, tanto da preoccupare ampi settori della maggioranza di governo. I leghisti sono quelli che vanno in piazza, si riconoscono nel capo (hanno votato il Trota!) sono penetrati in profondità negli enti locali e nei servizi pubblici rendendosi di fatto un interlocutore attivo per la soluzione dei problemi spiccioli delle persone, quel ruolo che un tempo era amorosamente curato dalla sinistra attraverso la rete capillare delle sezioni e dei sindacati e dalla destra attraverso le istituzioni ecclesiastiche.

Senza questa gente, senza i loro voti (attualmente a prova di bomba) nel nord non si fa nulla. L’esempio di Cota (perdente a Torino e vincitore in provincia) mostra con evidenza dove si sia insediata la Lega e come agisca. Il leghista di riferimento è quello che pensa alla pulizia delle strade, alla raccolta differenziata, a cacciar via gli zingari, a favorire la GGente del posto a scapito di coloro che sono “forestieri”, a garantire la sicurezza e le tradizioni locali.

Che pensano di noi isolani questi signori?

E chi se ne frega?… dirà qualcuno.

Un momento: stiamo parlando del popolo verde che supporta con il voto e la partecipazione le politiche di Bossi, che vuole fortemente la secessione perché è convinto che cacciando via il sud aumentino i quattrini per il nord. In definitiva stiamo parlando di quelli che hanno consentito che da noi si potesse parlare di indipendentismo senza finire in galera. I (mezzi) uomini politici sardi potranno anche batter la grancassa della propaganda, ma se non ci fosse stato Bossi (e il suo popolo che lo sostiene), i Bainzu Sale, i Doddore Meloni e gli altri sarebbero finiti dentro le patrie galere come nulla. Che ci piaccia o meno (in)dipendiamo da loro: vogliamo parlare di come ci vedono?

Bene: qualcuno ricorda ciò che disse di noi il nostro Sabaudo aspirante al trono d’Italia? Per usare un eufemismo ci descrisse come sodomiti, specificando però che ci divertivamo con le pecore e non tra di noi. Non dico che il popolo leghista ci veda così, ma i termini non sono tanto diversi: nella migliore delle ipotesi ci prendono per “africani buoni”, salvo quando si ricordano del taglio delle orecchie di un ragazzino preso in ostaggio e diventiamo “africani cattivi”.

Ora: a chi giova che passi in televisione un Doddore Meloni come icona dell’Indipendentismo sardo? Rispondetevi da soli, però mi si darà atto che si capisce bene per quale motivo interessi tanto ai giornalisti leghisti, che non perdono occasione per evidenziare sia la pretesa inciviltà del sud, sia il preteso ridicolo della gente che vi abita.

Il Siculo? Mafioso! Il Calabrese? Camorrista! Il Romano? Sfaticato mangiapane a tradimento! Il Napoli? Quello che vive nella spazzatura! Il Sardo? La macchietta che occupa un isoletta e chiede l’indipendenza!

Segue immediatamente la domanda dei leghisti: si può avere bisogno di gente così? Certamente no, ed infatti non passa giorno che non compaiano articoli e dichiarazioni contro il sud che consuma mentre il nord produce e sul fatto che con gente come i meridionali uno stato moderno non potrà mai camminare: ce lo vedete un Doddore Meloni capace di fare qualcosa di diverso dal prendere il sole su uno scoglio e rispondere sgangheratamente alle domande dei giornalisti?

Sì, è vero, siamo famosi, anche grazie a Doddore, però è una fama di cui si potrebbe fare volentieri a meno. La prossima volta che capiterà di mettere la croce sul simbolo di uno di questi partit(in)i, non ci si dimentichi che sono molto graditi ai leghisti.

Un motivo ci sarà!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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