GAVINO SALE (PURCHE’ LA SARDEGNA NON SCENDA)

di Gabriele Ainis

 

Per chi ama le sensazioni forti, sul sito de L’Espresso c’è un filmato di sette minuti abbondanti che sintetizza una giornata passata con Gavino Sale. Inquadrature spezzate, imbastite alla bell’è meglio, che non raccontano nulla e, se davvero c’è stato chi ha guardato il video e non conosceva il soggetto per precedenti frequentazioni (più o meno virtuali), probabilmente non ci ha capito niente.

Dunque un video strutturato per non raccontare, se non della palese stranezza di un personaggio rappresentato come l’icona dell’isolano strambo, irsuto, testardo, incapace di realizzare la propria intrinseca comicità, sempre oscillante tra dialetto e italiano, proprio come i cabarettisti televisivi che irridono il provincialotto, sottolineando la necessità di ricorrere al pecoreccio per meglio esprimere i concetti che una scarsa conoscenza della lingua non consente di formulare compiutamente.

All’IRS non sembra se ne siano resi conto. Al contrario paiono soddisfatti e orgogliosi del passaggio su L’Espresso del loro Conducator, senza riflettere sulla circostanza che sui giornali ci vanno i geni e i pagliacci (e i giornali preferiscono questi ultimi), nonché tutto ciò che ci sta in mezzo e quindi il solo fatto di essere finiti in pasto al pubblico non significa necessariamente aver fatto una bella figura.

Ci sono anche alcuni dettagli curiosi che saltano agli occhi. Ad esempio: come non notare la guida spigliata di Bainzu senza cinture e con il telefonino in mano? Nessun uomo politico esperto di comunicazione si sarebbe fatto riprendere in quelle condizioni, tant’è vero che dei soli tre commenti generati dal video, in uno c’è un simpatizzante che glielo fa notare.

Il messaggio del filmato è chiarissimo e suona grossomodo così: questo è uno di quei sardi strambi che urlacchia a destra e a manca perché vuole l’indipendenza. Eccolo a un comizio affermare che la SARAS è dei sardi, che l’energia generata dal vento pure, che vorrebbe riportare i sardi emigrati sull’isola senza sapere dove metterli, che non si rende conto che un paese indipendente di un milione e mezzo di persone (isolato come la Sardegna) è necessariamente gregario e soggetto alla pioggia delle calamità non essendo protetto da un ombrello, che sarà anche ingombrante però almeno non ci si bagna, e così di seguito.

Detto senza alcuna ironia, se su quel video c’è capitato un piccolo imprenditore leghista, avrà riso a crepapelle scambiandolo per un video comico. Mitica la battuta in cui afferma trattarsi di follia il fatto che con le terre refrattarie della Sardegna si producono le piastrelle in continente, utilizzando tra l’altro manodopera di emigrati sardi. O quella in cui parla dei cervelli sardi emigrati che vorrebbe riportare a casa.

Insomma, dopo averlo visto un paio di volte (è davvero molto interessante) ed aver sorriso con una punta di amarezza, mi sono domandato cosa mi ricordasse, perché fin dal primo momento mi pareva di aver già visto in passato (o sentito o letto) qualcosa del genere.

Facendo mente locale mi è venuto subito in mente: il video su Bainzu rammenta i discorsi dei leader africani attivi durante il terribile processo di decolonizzazione del continente nero. Stesse categorie, stesso linguaggio, identico ammiccare al folklore, uguale disinteresse per la storia (vera) e rivendicazione di un glorioso passato (falso). E naturalmente lo stesso assoluto, totale, immenso ignorare i problemi fondamentali delle istanze indipendentiste.

Poiché non siamo politici sopraffini come il nostro simpatico oggetto di cazzeggio, facciamo i discorsi della massaia. Ad esempio la questione SARAS: non ci sta bene che Moratti speculi su di noi e faccia un sacco di grana a Sarroch. Bene, posto che sia così, che si vorrebbe fare?

Cominciamo a premettere un fatterello trascurabile: la SARAS costituisce il 65% delle nostre esportazioni (numeretto che droga parecchio la valutazione della crescita industriale sarda, poiché gli incrementi si basano quasi esclusivamente sugli aumenti del prezzo dei carburanti). Che ci piaccia o meno, siamo importatori di petrolio ed esportatori di benzina. Sorvoliamo sui motivi per i quali la SARAS è finita proprio a Sarroch e ripetiamo la domanda: cosa si vorrebbe fare?

Prima di tutto diventare indipendenti. Bene: e poi?

Poi tenerci le tasse pagate dalla SARAS, non trasferirle ad uno stato centrale ladrone e accentratore e vivere di rendita.

Prima di commentare questa enormità, sarà bene fare un passo indietro e chiedersi cos’è accaduto ai paesi africani che hanno ottenuto l’indipendenza dopo la colonizzazione. Ce n’è uno che ottenuta l’indipendenza sia riuscito a impostare un discorso quale quello di Bainzu? La risposta, ovvia, è no ed i motivi li capisce immediatamente chiunque. Un’economia le esportazioni al 65% su un unico canale produttivo determina inevitabilmente la dipendenza politica dallo stesso canale. Inutile che Baingio dica che l’Internazionale FC è dei sardi perché Mourinho lo paga la SARAS e questa la paghiamo noi: se davvero diventassimo indipendenti, molto semplicemente saremmo noi a diventare una succursale dell’Internazionale FC. Come fa a non rendersi conto di quale terribile strumento di pressione politica metterebbe nelle mani di un Moratti qualunque? Esattamente ciò che accadde in Africa, attualmente ancora largamente in mano al complesso intreccio tra le multinazionali e gli stati occidentali, senza contare la progressiva penetrazione cinese.

Attenzione però: la SARAS, al contrario di quanto accade in Africa, non usa materia prima locale. Ciò significa che non abbiamo la possibilità di mettere Moratti di fronte a un potenziale concorrente. Non possiamo dire al parùn dell’Inter “O ti adatti alle nostre condizioni oppure chiamiamo un concorrente e facciamo affari con lui”, perché un concorrente non c’è (e neppure gli affari, se è per questo). Il che porta ad un’altra domanda: come mai?

Andiamo, lo sappiamo tutti: perché la benzina è un canale privilegiato per mantenere l’attuale sistema di potere. I petrolieri (come i banchieri e gli assicuratori) non lavorano in un regime di concorrenza. Poiché la benzina canalizza una marea di tasse sui volumi produttivi (le accise) e raccoglie l’IVA in base al prezzo di vendita al dettaglio (cioè prezzi più alti = più IVA a disposizione dei politici), nessun governo si metterà mai in testa di favorire la concorrenza. Se lo facesse, la SARAS chiuderebbe il giorno dopo, assieme al 65% di PIL della Sardegna. Ce ne sarebbe un’altra pronta a riaprire?

No! Non ci sono le condizioni di mercato. In un libero mercato, carrozzoni come SARAS, ALCOA ed altri che non stiamo ad elencare, ma di cui abbiamo fulgidi esempi sull’isola, chiuderebbero i battenti.

Che a Baingio piaccia o meno, la SARAS è un regalo dello stato italiano. Prima di tutto a Moratti e poi alla Sardegna. Il sistema funziona perché c’è in funzione un sistema di potere basato sulla protezione corporativa di interessi particolari, ed uno dei risultati (certo che il mondo è strano!) è il nostro 65% del PIL. Il giorno che finisse, la SARAS (ed altro) andrebbe a fondo, assieme al 65% di cui sopra e ai sogni di Sale (non è una battuta, il nome si presta, però bisognerebbe rifletterci). Sappia il buon Gavino, che viviamo alle spalle del sistema di potere che pare avversare così tanto.

Ho preso un esempio a caso, giusto per non parlare dei soliti che vanno sui giornali (avrei potuto parlare delle terre refrattarie o dell’energia o d’altro); e non per andare contro qualcuno in particolare, bensì per illustrare come anche la massaia di Buddusò, se si fa le domande giuste, trova le risposte corrette.

Adesso la domanda finale: se anche la massaia di Buddusò si rende conto di certe cose, possibile che Sale non ne sia in grado?

Mi rispondo da solo: non è una domanda interessante (per la verità è priva di senso pratico). Gavino Sale è un simpaticone (mitici i duetti con Beppe Grillo accessibili in rete su Youtube, li raccomando) ed ha bisogno di raccogliere voti, che sarebbe il mestiere del politico. Fortunatamente ne raccoglie pochi, e ciò dimostra che per fortuna le massaie di Buddusò non si fanno prendere per il sedere dalla demagogia.

Adesso torniamo all’inizio, al video di sette minuti. Siamo sicuri che sia stato volutamente strutturato per non raccontare niente e mettere vagamente in ridicolo il protagonista?

Dopo quanto mi sono detto ho cambiato parere: è vero che non racconta nulla, ma non perché ci sia un complotto giornalistico, bensì perché non c’è nulla da raccontare e la vena comica è tutta vera: sottile, ma c’è! Un bel video che documenta in sette minuti tutto ciò che c’è da dire sull’indipendentismo sardo: nulla!

Gli indipendentisti sono tutti così: un insieme più o meno pasticciato di persone abituate alla demagogia, al parlare per parlare, agli slogan e al posticcio storico. Con la differenza che almeno Gavino Sale è un ragazzo simpatico, uno con il quale si andrebbe volentieri in campagna per una passeggiata, una grigliata e un bicchiere di vino. Secondo me sa raccontare le barzellette come pochi. Tra l’altro falsamente rozzo, intelligente e arguto.

Altri lo sono assai meno (simpatici): biliosi, cupi, seriosi, invidiosi…

…intolleranti…

…fondamentalmente stupidi.

Però, anche loro, le barzellette le raccontano benissimo. In ogni caso: W la casalinga di Buddusò: finché c’è lei, siamo a posto!!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

 

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