QUANTO DISTANO LE COMORE?

di Gabriele Ainis

 

Poco!

È sufficiente andare fino a S. Teresa di Gallura (*), prendere il traballante traghetto e sperare che il mare sia clemente. Quando si sbarca (a Bonifacio) ci troviamo alle Comore. Non tutte, ovviamente, solo Mayotte, perché le altre isole hanno scelto l’Indipendenza e sono un pochino più lontane. Quanto?

Facciamo un passo indietro.

Le Comore sono quattro Isole principali e un pugno di isolotti gettati a caso nell’Oceano Indiano a nordovest del Madagascar. Isole paradisiache. Tanto per dare un’idea, simili alle Seychelles (c’è chi dice più belle).

Come tutte le contrade Africane, hanno avuto una storia tormentata di colonizzazione e decolonizzazione.

Erano colonia francese, sotto il tallone degli odiati transalpini, come il vicino piccolo continente del Madagascar.

Finita l’era coloniale, i cittadini delle Comore hanno dichiarato l’indipendenza. La Francia, astutamente, si è ritirata ed è andata com’è andata. Come?

Grande Comore, Anjouan e Moheli (eroici) hanno scelto l’indipendenza. Mayotte (che stupidi!) ha scelto di restare schiava dei francesi. (Ci sarebbe da parlare del fatto che ciascuna delle tre isole ha scelto di essere indipendente dalle altre, ma sarebbe lunga; guardate qui)

Per questo motivo, se si desidera andare a Mayotte basta prendere il traghetto da Santa Teresa (o la macchina da Torino), mentre per andare nella Federazione delle Comore bisogna prendere un volo per Nairobi, dormire là, prendere un altro volo per Mayotte (dormire là) ed infine un altro volo per andare nelle altre isole (oppure chiedete alla vostra agenzia turistica una rotta alternativa; secondo me non sarà più corta; anzi: a mio avviso non sono neppure capaci di portarvi alle Comore!).

Naturalmente la Confederazione delle Comore rivendica Mayotte, con forza e proclami periodici (effettivamente non c’è granché da fare: lanciare un proclama aiuta a passare il tempo). Peccato che gli abitanti di Mayotte siano di opinione diversa, chissà come mai, e pensino a tutt’altro.

Come mai? Ad esempio perché hanno gli stessi diritti dei cittadini francesi. A Mayotte c’è l’ospedale, le scuole, l’energia elettrica, istituzioni che funzionano (sì, quelle francesi non sono male), acqua e copertura per i disoccupati. A Mayotte, anche l’ultima capanna dell’isola ha l’allaccio alla rete elettrica e riceve la posta. Le donne hanno gli stessi diritti degli uomini (siamo in Francia non in Italia!) e i bambini hanno l’obbligo della frequenza scolastica (e vengono obbligatoriamente vaccinati e curati se si ammalano).

E le altre isole “Indipendenti”?

Sono assai occupate in una strenua lotta con altri paesi africani per raggiungere l’ambito trofeo assegnato al paese più povero del mondo. Dalle ultime notizie pare che siano in pole. Niente assistenza medica, scuole, energia elettrica, acqua. I bambini studiano quando si può (mai), muoiono se si ammalano, mentre gli adulti invece pure. Se decidete di andare a Moheli (un vero e proprio paradiso, di una bellezza indescrivibile) fate un check-up completo prima di mettervi in viaggio. Laggiù si muore per un’ulcera, un’appendice infiammata, una frattura scomposta che lascia partire un embolo, un infartino che dalle nostre parti non spaventa più nessuno. Non fate conto sui trasporti: gli aerei non sono giornalieri e, se sono vuoti e volate solo voi, non partono. Portatevi anche le medicine (dall’aspirina in poi) perché non ci sono farmacie.

Sì, la Confederazione delle Comore è un buon esempio di Paraferno. Per noi che possiamo andarci e tornare quando ci pare (se non succede nulla, intendiamoci) è un paradiso (**); per chi ci abita no: è un’altra cosa. Non state ad immaginare come possa essere, se non avete esperienze di viaggio (viaggio, non vacanza, attenzione a non confondere) non ne avrete mai idea: ciò che si vede e si vive per davvero non ve lo raccontano né in trasmissioni oscene come “Alle falde del Kilimangiaro” né dentro format allucinogeni come “Geo&Geo”, passando per tutti gli altri programmi televisivi di “Viaggio” che sono uno specchietto per gli stupidi e una buona reclame per le agenzie di “viaggi”.

Vediamo di essere franchi: come diamine hanno fatto le tre isole della confederazione a decidere per l’Indipendenza? Possibile che la GGente non abbia pensato alla sciocchezza che stava combinando? Possibile che non abbiano realizzato che assieme ai francesi se ne sarebbero andate tutte le infrastrutture? Che le Comore non riescono neppure a produrre cibo sufficiente per tutti? Che quello del turismo è un miraggio se non ci sono le condizioni per attuarlo?

Sì, è possibile. Naturalmente adesso, a parte i reclami ufficiali fatti dalla cricca di coloro che sfruttando gli altri non se la passa troppo male, la maggior parte della gente (quella senza la doppia G) vorrebbe tornare indietro, ma la Francia ha detto “No!”: i nostri odiamati fratelli d’oltralpe non hanno alcuna intenzione di assumersi l’onere di sfamare tutte le Comore: una basta e avanza! (Semplicemente, ed ovviamente, un’isola è sufficiente dal punto di vista strategico, le altre non servono a nulla e non ci sono materie prime da sfruttare).

Lo so cosa state pensando: se non hanno di che sfamarsi, perché non si mangiano l’Indipendenza?

Ecco: piuttosto che dirlo a me, provate a dirlo ai geni enciclopedici che mangiano “Autonomia” a colazione, Sherdanu a pranzo e scrittura nuragica a cena. Loro volano alti, altro che storie: organizzano i convegni, ritirano la pensione, gridano allo scandalo degli Archeoinfami, sempre ben nascosti dietro il topo. Per loro il pane è un’optional, tanto sul loro tavolo non manca. Quello per gli altri?

Facciamo così: la prossima volta che vi dicono “meglio l’Indipendenza del pane” dite loro di mangiarsela. Poi cercate una compagnia seria che si occupa di adozioni a distanza (ma che sia seria, però, mi raccomando, non i delinquenti che si mangiano i quattrini) e sacrificate un caffè al giorno: con questa cifra potrete mantenere un bambino e farlo studiare per un anno in uno dei posti come Moheli, un paradiso infernale (adoro gli ossimori) dove l’ideologia (già, guarda cosa combina l’ideologia) ha contribuito a far morire di fame i bambini.

Così, quando quei genî di prima vi diranno un’altra volta che l’Indipendenza è meglio del pane, fategli vedere la foto del bimbo che state aiutando: a lui (il genio) non servirà (gli ideologi non si curano dei bimbi che muoiono di fame, loro pensano a “S’Indipendentzia”), ma a voi farà benissimo.

Soprattutto farà bene al bambino e questo è davvero importante: il resto non conta.

 

gabriele.ainis@virgilio.it

 

(*) Se si vive in Sardegna. Io posso prendere la macchina e guidare fino al Frejus. Non è altrettanto bello ma non si soffre il mal di mare.

(**) Attenti: può capitare che in un paradiso non ci sia l’acqua calda, un bar, un telefono che funziona, un hotel a una stella. Stiamo parlando di viaggio, non di una vacanza: non sempre le due cose coincidono.

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